Molti dei parametri di riferimento su cui si basano i criteri di qualità dell'immagine (come anche la colorimetria), si basano su modelli percettivi basati su dati raccolti anche molti anni fa. Non so, forse sto dicendo un sacco di castronerie, ma forse qualcosa è cambiato nel "vedere" collettivo.
I libri, imho, hanno avuto e hanno un impatto molto relativo; è vero che, soprattutto con le tecniche di stampa BN più vecchie a singolo retino, il contrasto più alto permette una riproduzione tipografica sicuramente più accettabile, ma è anche vero che i sistemi di stampa attuali, sia a retino che stocastiche a più inchiostri, permettono di ottenere gamme dinamiche molto vicine a quelle della carta fotografica. Adams era a conoscenza delle limitazioni della riproduzioni tipografiche, tanto da trattare spesso l'argomento nei suoi libri e da realizzare stampe ad hoc ottimizzate per questo trattamento. Inoltre un fotografo si può anche formare su immagini tipografiche stampate troppo compresse e troppo contrastate, ma se poi le foto di quel fotografo non incontrano il gusto del pubblico, o cambia stile o cambia lavoro.
La foto di Moonrise esposta a Modena ha fatto anche a me quella impressione, forse poca luce e troppi riflessi. Ma appiccicando il naso a cinque centimetri si vede bene la modulazione e la gradazione della parte bassa dell'immagine. Personalmente ho trovato alcune immagini forse troppo grandi; non amo le stampe grandi, sono difficili da vedere, la qualità in genere è peggiore, facilmente sono illuminate male e ti trovi sempre qualche altro visitatore nel campo visivo . Poi Silverprint mi scorticherà, ma a me 'sta mania dei metri quadri non piace proprio, le foto non sono appartamenti e forse i galleristi dovrebbero ricordarsi che non fanno gli agenti immobiliari.
moonrise... e imho è giusto che sia così










