Ciao Paolo, secondo me c'è un vizio di fondo nel tuo modo di concepire il Sistema Zonale.
Il SZ è innanzitutto uno strumento creativo e la parte più importante (e quella più bistrattata) è il concetto di pre-visualizzazione. Imparare a "vedere" in bianco e nero, prima di tutto; e in seguito imparare a trasporre il contesto vissuto (immagini, suoni, odori, emozioni, sentimenti, umore...) in
"immagine mentale" da fissare in una fotografia.
Come fare a trasferire in una fotografia "l'immagine mentale" suscitata da quanto percepito a livello sensoriale ed emotivo durante lo scatto? Come far si che la mia stampa sia il più possibile vicina a quanto ho visto nella mia mente, ho pre-visualizzato? Per dare una risposta a queste domande nasce la seconda parte del SZ che dovrebbe, attraverso un percorso di standardizzazione, permettere di commettere meno errori possibili nel trasporre la previsualizzazione nella fotografia. Questa seconda parte del SZ inoltre defnisce in maniera piuttosto precisa i limiti espressivi del mezzo fotografico, limiti ai quali la previsualizzazione si deve adattare, perché intrinsechi al sistema e non valicabili (es. posso anche previsualizzare una foglia in Zona III, il fiore bianco in zona VIII e il cielo nuvoloso sullo sfondo, 3 stop sopra il fiore, in Zona I, il sistema fotografico non è in grado di trasporre questa previsualizzazione).
Dopo 'sto pistolotto, che magari ti ha annoiato, ti dico che ho letto "il negativo" decine di anni fa e a mia memoria non mi ha entusiasmato nella spiegazione e modalità di taratura. Del resto la taratura del SZ può essere declinata in molti modi, proprio per il motivo che ho detto prima, è uno strumento e in quanto tale va adattato al modo di fotografre di ciascun fotografo.
Tra vari sistemi di cui ho letto, ad esempio, si va dal rigoroso approccio sensitometrico di Phil Davis, esposto nel suo libro "Beyond The Zone System" (della serie, non caricare neanche la pellicola se non hai tracciato almeno mezza dozzina di curve caratteristiche) a quello a "feedback negativo" di David Kachel, (della serie fai tante foto e aggiustati man mano cercando di correggere gli errori). Due opposti che, a detta degli ideatori, funzionano perfettamente e sono stati insegnati a molti fotografi nei loro workshop con grande giovamento di quest'ultimi.
Ciò detto capisco benissimo il tuo stato d'animo... vabbé ma dopo tutta 'sta pappardella io che devo fare?!!!!!
Il sistema che descrivi a me sembra un po' troppo semplicistico e maccanico. Le densità del negativo devono adattarsi alla carta da stampa, quindi per tarare il negativo devi prima "tarare" la carta. La cosa si può fare sia sensitometricamente, tracciando le curve caratteristiche della carta e poi della pellicola, che empiricamente, trovando la minima esposizione per il massimo nero della carta e stampando con questa esposizione un tot di scatti di un soggetto illuminato con 5 stop di differenza tra Zona III e Zona VIII, usando EI e tempi di sviluppo diversi e trovare, in maniera visuale, il negativo che meglio si adatta alla carta di stampa scelta.
Se leggi l'inglese e mi fai sapere un indirizzo di posta elettronica ti mando un po' di documentazione. Che metodo usare però lo devi decidere tu (e con questo spero di aver anticipato la tua prossima prima domanda

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Personalmente ho fatto un po' di test sulle carte di stampa ma non ho mai ancora fatto una curva caratteristica della pellicola: ho una quindicina di rulli 120 e una decina di lastre esposte da sviluppare, tutte foto che poi dovranno essere stampate... non c'ho tempo!!!!! Per il tempo che ho preferisco scattare e stampare vere foto che gradini di grigio, anche se poi qualche stampa fa ca***re ( e con questo spero di aver anticipato la tua prossima seconda domanda

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