Approccio alla stampa

Discussioni su pellicole, carta e chimica per la fotografia in bianco e nero

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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda osvi » 06/03/2011, 6:58

MassimoPiana ha scritto:Che dire , il sistema zonale di Adams non andrebbe neanche preso in considerazione per chi come noi lavora con 36 esposizioni diverse su un unico rullino .
Avendo 36 situazioni diverse non possiamo compensare con sovrasvliluppo o sottosviluppo a seconda dei casi , a meno che non facciamo 36 pose identiche .
Tutto ciò che possiamo fare è decidere se avere un soggetto grigio al 18% , più chiaro oppure più scuro , ingannando l'esposimetro a nostro piacimento.
Adams usava pellicole piane di grande formato , dove poteva intervenire sulla singola immagine .
Senza contare che oggi la latitudine di posa delle pellicole è migliorata a dismisura da quelle che usava Adams , oggi pellicole come la FP4 ti permettono di avere una ottima scala di grigi con neri profondi e bianchi puri senza particolari accorgimenti .
Semplificando di molto il lavoro in fase di stampa.
Per cui il gusto e la finezza personale rimangono ancora alla base della fotografia Fine Art
MassimoPiana ha scritto:Che dire , il sistema zonale di Adams non andrebbe neanche preso in considerazione per chi come noi lavora con 36 esposizioni diverse su un unico rullino .
Avendo 36 situazioni diverse non possiamo compensare con sovrasvliluppo o sottosviluppo a seconda dei casi , a meno che non facciamo 36 pose identiche .
Tutto ciò che possiamo fare è decidere se avere un soggetto grigio al 18% , più chiaro oppure più scuro , ingannando l'esposimetro a nostro piacimento.
Adams usava pellicole piane di grande formato , dove poteva intervenire sulla singola immagine .
Senza contare che oggi la latitudine di posa delle pellicole è migliorata a dismisura da quelle che usava Adams , oggi pellicole come la FP4 ti permettono di avere una ottima scala di grigi con neri profondi e bianchi puri senza particolari accorgimenti .
Semplificando di molto il lavoro in fase di stampa.
Per cui il gusto e la finezza personale rimangono ancora alla base della fotografia Fine Art


Non concordo, e sai perchè? Perchè io il SZ col piccolo formato lo approccio così: ho preso una bobinatrice e carico una diecina di fotogrammi su ogni piccolo corpo macchina che mi porto appresso (almeno 4, o 5, o 6) di cui uno è solo dedicato al colore e gli altri 4 a:
1- b&n, esposizioni standerd;
2- b&n, esposiz. N+1
3- b&n, esposiz. N-1
4- b&n, esposiz. N-2
5- b&n, altro (infrarosso o anche una pellicola a diversa sensibilità da scegliere di volta in volta).
Con questa procedura non solo puoi fare il SZ col piccolo formato ma lo puoi fare meglio che con un corpo medio formato che non consenta i magazzini intercambiabili (tipo le mie Pentax) perchè, visto il peso, non srebbe proponibile.... :mrgreen: e comunque anche portar dietro 5/6 magazzini intercambiabili pesa forse più che portar dietro i miei minuscoli corpi ME super o Chinon CE 4.

Ciao,
Osvi.



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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda etrusco » 06/03/2011, 9:00

...e comunque la comprensione e lo studio del sistema zonale per il bianco e nero sono, a mio modesto avviso, un prerequisito fondamentale per chi decide di sviluppare e stampare foto in casa.

Questo a prescindere dal formato che si usa


ImmaginePssss, Hei! ... Ti sei ricordato di registrare la tua camera oscura su darkroom locator?

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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda maxnumero1 » 06/03/2011, 9:15

c'è gente che fotografa in bianco e nero da una vita e non sanno neanche chi è,Ansel Adams..



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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda osvi » 06/03/2011, 9:59

etrusco ha scritto:...e comunque la comprensione e lo studio del sistema zonale per il bianco e nero sono, a mio modesto avviso, un prerequisito fondamentale per chi decide di sviluppare e stampare foto in casa.

Questo a prescindere dal formato che si usa


Assolutamente d'accordo!



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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda osvi » 06/03/2011, 10:08

maxnumero1 ha scritto:c'è gente che fotografa in bianco e nero da una vita e non sanno neanche chi è,Ansel Adams..


Questo è possibilissimo ma non cambia la sostanza delle cose: la conoscenza del SZ permette di scattare in modo più consapevole e meno improvvisato. Certo, non ti insegna a comporre bene, ad avere occhio fotografico istintivo, così come non insegna tante altre cose ma l'esposizione, quella si che te la insegna e ti insegna benissimo ad avere una scala tonale bella, estesa e completa già a partire dal negativo e questo lo trovo fondamentale.

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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda maxnumero1 » 06/03/2011, 10:57

prevedo una forte guerra interna...
da una parte il mio carattere mi dice di scattare,
dall'altra,un SISTEMA ZONALE,che continuo a non capire come possa venirmi utile o essere manipolato,in fase di scatto
si,ci sono le varie zone di esposizione,ma queste si cambiano,in fase di stampa,mascherando o sovraesponendo parti di foto
non capisco,come si possa scattare una foto in base al SZ



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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda Coglians79 » 06/03/2011, 11:05

Probabilmente queste persone in qualche modo lo applicano senza rendersene conto. E' normale nel b/n cercare la zona ottimale per l'esposizione.

Comunque il SZ trova applicazioni più pratiche nel grande formato, dove viene sfruttato al meglio


[i]Non importa quante volte vai al tappeto. L'importante è rialzarsi e continuare a combattere.[/i]

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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda MassimoPiana » 06/03/2011, 12:19

osvi ha scritto:Non concordo, e sai perchè? Perchè io il SZ col piccolo formato lo approccio così: ho preso una bobinatrice e carico una diecina di fotogrammi su ogni piccolo corpo macchina che mi porto appresso (almeno 4, o 5, o 6) di cui uno è solo dedicato al colore e gli altri 4 a:
1- b&n, esposizioni standerd;
2- b&n, esposiz. N+1
3- b&n, esposiz. N-1
4- b&n, esposiz. N-2
5- b&n, altro (infrarosso o anche una pellicola a diversa sensibilità da scegliere di volta in volta).
Con questa procedura non solo puoi fare il SZ col piccolo formato ma lo puoi fare meglio che con un corpo medio formato che non consenta i magazzini intercambiabili (tipo le mie Pentax) perchè, visto il peso, non srebbe proponibile.... :mrgreen: e comunque anche portar dietro 5/6 magazzini intercambiabili pesa forse più che portar dietro i miei minuscoli corpi ME super o Chinon CE 4.

Ciao,
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Cerchiamo di stare con i piedi per terra , nessuno si porta in giro 5 macchine fotografiche se deve fare una gita o scattare qualche posa.
Il 95 % di chi fotografa lo fa con macchine analogiche da 35mm (o grande formato) e tende a comprare i rullini già pronti . Carichi , scatti , sviluppi e stampi .
Il restante 5% lo fa con lastre piane , dove è d'obbligo usare il sistema zonale , visto che puoi intervenire sullo scatto singolo e gestirlo come vuoi in fase di sviluppo .
Ma su 24 o 36 pose le cose cambiano notevolmente .
Il voler applicare il sistema zonale su pellicole dove ci sono pose con esposizioni e soggetti differenti l'una dall'altra è come pretendere di stampare con lo stesso tempo fotografie differenti sotto l'ingranditore .

Leggendo The Negative , di Adams si può notare come il sistema zonale sia applicato solo al grande formato . Adams stesso consigliava di prendere nota di ogni esposizione con le varie indicazioni per poi poter trattale ogni pellicola in fase di sviluppo ( N+ o N-) .

"Full control using the Zone System requires individual processing
of each negative, obviously not practical with roll films" The Negative Ansel Adams



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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda chromemax » 06/03/2011, 18:07

A parte che Adams verso la fine della sua carriera usava il SZ con il 6x6, dato che l'artrite alle mani gli rendeva difficile usare macchine GF.
Comunque, e lo ripeto ogni volta, il Sistema Zonale non è un metodo di esposizione: basterebbe leggere le curve caratteristiche per arrivare allo stesse conclusioni esposimetriche senza elaborare tutto un sistema che declinato in maniera così limitata non avrebbe senso.
Il concetto fondamentale del Sistema Zonale è la previsualizzazione e questa prescinde dal tipo di pellicola e dal tipo di macchina, si può usare sia in analogico che in digitale che col cellulare e perfino con telecamere, macchine da presa e per la grafica 3D, la pittura, la scultura e qualsiasi altra forma espressiva per imagini.
Il sistema eposimetrico delle zone nasce come conseguenza e permette di avere un orizzonte più ampio di previsualizzazione adattandoli alla scena ripresa. Se il limite tecnico del sistema di ripresa non è modificabile --ad esempio le 36 pose di un rullino-- si dovrà imparare a previsualizzare attraverso questo campo più limitato. Ma si avrà sicuramente una consapevolezza della fotografia assai maggiore. Conoscere il limite tecnico del sistema di ripresa permette anche di fare scelte più ponderate: se un estremo luminoso è fuori range, si sa prima dello scatto che in quell'area non ci sarà dettaglio e, previsualizzando con questo limite, ci si renderà conto se l'equilibrio tonale e compositivo sarà quello voluto oppure no, si saprà a priori se quello scatto sarà bello (cioé come è stato immaginato) oppure no e poi non sarà più colpa della macchina, dell'obbiettivo, dello sviluppo, della carta, del laboratorio ecc.



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Re: Approccio alla stampa

Messaggioda osvi » 07/03/2011, 0:34

maxnumero1 ha scritto:prevedo una forte guerra interna...
da una parte il mio carattere mi dice di scattare,
dall'altra,un SISTEMA ZONALE,che continuo a non capire come possa venirmi utile o essere manipolato,in fase di scatto
si,ci sono le varie zone di esposizione,ma queste si cambiano,in fase di stampa,mascherando o sovraesponendo parti di foto
non capisco,come si possa scattare una foto in base al SZ


Nessuna guerra, ognuno di noi utilizza ciò che trova più confacente.
Comunque ti correggo, se tu in fase di scatto hai una zona di alte luci bucate e non agisci di conseguenza in fase di sviluppo, in stampa non le potrai certo recuperare, punto! Le mascherature e le bruciature si fanno certo ma se le informazioni non ci sono sul negativo hai voglia... le avrai perse e basta! ;)

Osvi.





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