COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

Discussioni su tecniche fotografiche, esposizione, sistema zonale, post produzione digitale ed altro

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Simone-Lucy
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Re: COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

Messaggio da Simone-Lucy »

kiodo ha scritto:
08/04/2020, 15:11
Suggerisco la lettura di questo articolo di Smargiassi:
https://smargiassi-michele.blogautore.r ... scomposto/
...e la pagina da lui linkata:
http://www.nikonclub.it/forum/Se_I_Gran ... 49299.html
Ho scoperto Smargiassi per caso a fine 2019, da allora ogni giorno controllo il suo blog.
Grazie per questo articolo molto bello, come ognuno dei suoi interventi.



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Happy Silver
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Re: COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

Messaggio da Happy Silver »

Ciao MarioCascone e ciao a tutti del forum. Vorrei dare un contributo parlando del mio percorso ricco di errori e frustrazioni nel tentativo di migliorare le mie fotografie. Sarà un commento lungo ma portate pazienza perché credo possa essere utile a molti amatori come me.

Vi è mai capitato di tornare a casa da un viaggio o da una escursione fotografica e guardare le immagini e notare con grande delusione che non c’è nulla nelle foto che avete scattato che si avvicini anche solo lontanamente alle sensazioni che volevate trasmettere? E sentirvi una schifezza perché nonostante i numerosi tentativi la qualità del vostro lavoro non accenna ad aumentare?
Beh, a me si e anche piuttosto spesso e per tanti anni fino a che non ho trovato la mia strada che come sempre è ricca di ostacoli, bivi e brusche frenate ma anche di aiutanti come gli ottimi maestri (nel mio caso Silverprint). Ma andiamo con ordine.

Per cominciare, credo come la maggior parte dei fotoamatori, mi sono rivolto a google e ai siti dei sedicenti esperti che promettevano miracoli con le super note e altrettanto inutili tecniche dei terzi, sezione aurea, utilizzo delle diagonali ecc. E allora via con le immagini di cancelli e strade tutti in diagonale o orizzonti rigorosamente piazzati sul terzo. Ma è ovvio che se il paesaggio o la luce fanno schifo tu l’orizzonte lo puoi mettere dove vuoi ma indovinate come sarà la foto? Lascio a voi unire i puntini.

Deluso dai risultati mi sono quindi rivolto al mondo della pittura per capire cosa mi sfuggiva, perché è evidente che una foto bella per caso la puoi anche fare ma un quadro no. Ci doveva essere per forza nel cervello dei pittori qualche segreto miracoloso che non conoscevo. E di nozioni in effetti ne ho apprese tante. Ho imparato la prospettiva, il chiaroscuro e di conseguenza la direzione della luce e la dimensione della sorgente luminosa rispetto al soggetto, sono entrato in contatto con la teoria brillante della Gestalt e ho visto come i grandi pittori del rinascimento utilizzavano non solo i contrasti ma anche gli allineamenti impliciti ed espliciti di varie parti dell’immagine per creare unità bilanciando la grandissima varietà presente nei loro dipinti. Ho studiato teoria del colore, la differenza tra bordi netti e sfumati e come questo influisce sull’occhio dell’osservatore. Ecc.

Indovinate a questo punto cosa è successo alla qualità delle mie fotografie? Beh, assolutamente nulla. Ma è ovvio. Immaginate di essere davanti ad una scena (nel mio caso un paesaggio perché è quello che mi interessa) e di guardare ciò che avete di fronte cercando di richiamare alla mente tutte le teorie che si sono stratificate nel vostro cervello. Il risultato non può che essere da un lato un’ansia pazzesca (da qui la perdita del gusto di stare sul campo che per un amatore è praticamente tutto) e dall’altro scattare foto che non contengono nulla di tuo perché dal processo hai tolto ciò che in realtà conta di più ovvero il TUO GUSTO.
Anche se poi il gusto va allenato e sviluppato.
Il vero problema è che stavo guardando le cose alla rovescia.

Poi un giorno attratto dal mondo analogico e dalla eleganza e raffinatezza delle stampe ai sali d’argento ho cercato su google qualcuno che potesse insegnarmi i rudimenti di camera oscura. C’era nel bolognese un tizio di nome Andrea Calabresi che pareva tenesse dei corsi per principianti ed esperti. Guardando un paio di suoi video mi sembrava uno figo, non un pivello. E così mi sono iscritto. Al di là di ciò che ho imparato da lui in camera oscura (che in una sola settimana è davvero tanto) la cosa che più mi ha insegnato è un approccio diverso alla ripresa sul campo (mi sto violentando per non usare il termine composizione).
“Robby metti giù la macchina fotografica, spostati nello spazio e scegli il tuo punto di ripresa osservando il mondo con i tuoi occhi. Da quello dipende la prospettiva e l’estetica della foto”.
“Si va beh Andre ma nel concreto cosa devo guardare?”
“Guarda ciò che hai di fronte e cerca di ordinare secondo il tuo gusto tutti gli elementi e il modo in cui questi si sovrappongono e mentre ti sposti ascolta come variano le tue sensazioni al variare della posizione; poi prendi la fotocamera e decidi come tagliare”.

SBAM

Semplice, pulito, efficace.

Nei mesi successivi ho fatto molte prove sul campo e questo approccio funziona alla grande. Sono migliorato rapidamente sia nella qualità delle immagini (intesa come ordine, composizione corretta, quel senso che provi quando l’immagine va bene così) sia nella capacità di previsualizzare la foto quando sono sul campo. Questo perché penso molto meno e OSSERVO in modo più EFFICACE. Mi sono anche reso conto di quante immagini piacevoli e originali si ottengono da paesaggi comuni (ma sono sicuro che possiamo estendere il ragionamento ad ogni ambito fotografico).
Infine, cosa non da poco, ho ritrovato il piacere di essere sul campo perché ora le mie sensazioni e il mio intuito hanno sostituito degli schemi e dei modelli preconfezionati da altri al timone del processo di scatto.
Per le persone più intuitive questo percorso potrà sembrare un po' insano e la soluzione ovvia ma le persone metodiche abituate a ragionare con numeri e procedure credo che possano trovare qualche analogia o spunto dalla mia esperienza.
Infine, per concludere vi propongo tre esercizi perché come dicevo qualche riga più su il gusto e la capacità di osservare vanno allenati.

1) Prendete una scena a vostro piacimento e muovetevi spostando il punto di osservazione e prestate attenzione a tutto ciò che avete di fronte. Oggetti, ombre, riflessi, spazi, ecc. Notate come tutti questi elementi si sovrappongono e come sono in relazione l’uno con l’altro. Osservate cosa accade se fate un passo a destra o a sinistra. Se vi abbassate o vi alzate. Notate gli spazi negativi. Notate ancora le sovrapposizioni. C’è qualcosa che non vi piace, che vi disturba? Usate il vostro gusto. Ascoltate le sensazioni. Una volta che avete trovato un punto che vi convinca decidente anche il taglio. Pensate di voler fare un ritaglio ampio (e quindi usare un grandangolo)? O preferite al contrario ritagliare solo una piccola porzione di ciò che vedete (e quindi usare un tele)?. Ora potete prendere in mano la macchina fotografica ed effettuare il ritaglio desiderato. Tutto qui. Una volta a casa riguardate l’immagine e fate le vostre valutazioni. Poi ripetete l’esercizio fino alla nausea. Tutto sommato il lavoro sul campo è questo. E per me è bellissimo.

2) E’ possibile migliorare la nostra capacità di osservare? Secondo me la risposta è si e la troviamo all’interno di un libro tanto famoso quanto inaspettato per un fotografo:” Disegnare con la parte destra del cervello” di Betty Edwards. Di questo libro ci interessano solo i primissimi capitoli e un esercizio in particolare. La tesi dell’autrice è che i nostri emisferi cerebrali lavorano in modo diverso. Il sinistro è quello implicato nella costruzione di modelli a partire da ciò che esperiamo (se per esempio vedo 10 case diverse io so che appartengono allo stesso gruppo perché nel mio cervello sinistro esiste un gruppo chiamato CASA che è appunto un modello mentale) mentre il destro è quello intuitivo che non costruisce modelli ed è molto preciso ad osservare. Sempre secondo l’autrice imparare a tacitare l’emisfero sinistro ci aiuta ad osservare meglio e diventare disegnatori migliori. Nel nostro caso fotografi. Per fare l’esercizio che consiste nel copiare due disegni uno nel verso giusto e uno capovolto è necessario leggere quei capitoli e mi rendo disponibile per chi fosse interessato a scansionarli e inviarli o anche a metterli a disposizione del forum sempre che sia permesso. Ciò che si impara è a vedere quello che abbiamo di fronte come spazi positivi e negativi, angoli, distanze, proporzioni e relazioni reciproche. E’ un modo di osservare accurato che una volta appreso non lo si dimentica più e io lo trovo fondamentale quando analizzo una scena.

3) Terzo esercizio, trovate un ottimo maestro e fatevi guidare da lui personalmente. Fin ora abbiamo parlato solo dell’estetica delle immagini tralasciando completamente l’aspetto concettuale ma come dice Silverprint questi due mondi sono integrati e non è possibile fare buone scelte se tralasciamo uno dei due. Parlo qui volutamente non di buoni maestri ma di ottimi maestri. I primi vi insegneranno qualche cosa mentre i secondi vi faranno vedere il mondo e l’arte con occhi diversi. Affidarsi ad una persona e non ad un blog o ad un libro è inoltre si più costoso ma vi permetterà di ricevere feedback sul vostro lavoro e sulle vostre idee facendovi migliorare in maniera esponenziale. Non dico che internet o la carta stampata siano da demonizzare, piuttosto credo che siano più indicati in una fase avanzata del proprio percorso quando siamo autonomi e abbiamo sviluppato il nostro spirito critico e una visione matura.

Vorrei a questo punto (e so che un po’ mi odierete già per la lunghezza del commento) augurare a tutti una Buona Pasqua, felicità e salute, sperando di uscire quanto prima dal periodo tremendo e surreale che stiamo vivendo.

Un abbraccio

Roberto

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emiliocorbari
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Re: COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

Messaggio da emiliocorbari »

Silverprint ha scritto:[mention]Marco Leoncino II°[/mention] Questo passaggio di Feiniger è ovviamente sacrosanto e dovrebbe essere ovvio.

A modo mio la dico così: gli amatori sono molto presuntuosi, trovato qualcosa di interessante fanno una, due, tre foto e si accontentano, invece uno che fa immagini va oltre e sperimenta molto di più.
C'è un altra cosa in proposito: per fare qualcosa di buono bisogna arrivare alla crisi e solo oltre di essa c'è la speranza di trovare qualcosa. Mi spiego: di fronte a qualcosa che ci spinge allo scatto le prime immagini sono le più scontate, più legate alla propria memoria del lavoro proprio e altrui. Lo vedo accadere spesso ai miei corsi; spingere alcuni a scattare oltre l'ovvio è proprio difficile, fanno il loro (poco) e poi il buio. Ma in realtà è proprio quello il momento clou! È quello il buio oltre il quale bisogna andare, la comfort zone da abbandonare e lo si può fare solo sperimentando.
Ovviamente in quest'ottica sperimentale regole e precetti NON possono esserci, quelli stabiliscono proprio la comfort zone, terzi, quinte frazioni varie, serie, sono tutte cazzate. Faccio notare in proposito che quella è roba che si fa nel mirino. :)

Riprendendo quello accennato prima molto della sperimentazione è proprio cambiare il punto di vista, cioè la prospettiva. Non si tratta di stare fermi come pali e spostare l'inquadratura qua e la magari zoomando finché quinte, terzi e baggianate simili fanno una cosa caruccia nel mirino (con un minimo di pratica ci si riesce sempre) si tratta proprio di muoversi! E muoversi guadando e ragionando.
Il punto di vista è così trascurato dai fotografi! Poverino! Eppure nella sua accezione metaforica gli diamo la giusta importanza, no?
Ma di nuovo non si tratta di spostarsi per mettere ordine in qualche modo più o meno cervellotico nel mirino, il nostro "punto di vista" è uno degli strumenti espressivi più forti e potenti. L'altezza cui ci posizioniamo è, per esempio, un carattere potentissimo nel ritratto, anche qui le metafore dovrebbero aiutare. Vi viene in mente qualcosa? Io penso a "guardare dall'alto in basso", sprezzo e desiderio di dominio. Ricordatevene quando fotografate le persone. :)

Un altra questione è quella del "soggetto" che viaggia sempre con la "cornice": è roba superata. La foto esiste solo nel suo insieme, non si può pensare più a soggetto e contorno. Già pensare le cose così esprime un desiderio di dominio: "ti metto in cornice"; "ti isolo dallo sfondo".
Oppure pensando al paesaggio li vedo li a tentare di metterci ordine con quinte, linee compositive e robaccia simile, sempre e solo desiderio di dominio e possesso, ma l'era coloniale è finita da un pezzo... direi. :D

Infine la "composizione" è quasi solo il taglio, un atto di estrazione. Lo si può fare in due modi fondamentali: per chiudere, o all'opposto per aprire. Però chiudere, guarda caso uno dei sistemi per farlo è proprio usare quinte, terzi e ammennicoli vari, è ancora desiderio di dominio, di appropriazione. Metto in foto un angolino di mondo "ideale", un'idea rinascimentale, cosa che nella consapevolezza attuale delle cose del mondo è, come minimo, superata. Comporre per aprire è più difficile, estrarre un pezzetto che faccia pensare che oltre di esso c'è sempre un infinito, indomabile, inconoscibile. A me piace tentare di fare foro così.
Sono d'accordo, personalmente mi ritrovo a usare spesso la regola dei terzi e nulla di più, ma solo quando percepisco che non è una forzatura del mio punto di vista. L'istinto mi guida verso una composizione che mi piace e a posteriori mi rendo conto che rispetta la regola dei terzi.



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emiliocorbari
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Re: COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

Messaggio da emiliocorbari »

MarioCascone ha scritto:Salve a tutti! :D
Noto sempre di più che nei miei scatti, la composizione è la parte debole della foto.
Mi sapreste dare consigli su come migliorararla? Ci sono libri validi riguardanti l'argomento?
Grazie mille :)
Puoi anche provare ad "allenarti" componendo immagini che costruisci tu, inserendo elementi che vadano a completare la tua visione. Invece di andare in giro e fotografare quello che vedi cercando di inserirlo in una composizione, lavorare al contrario: immaginare una composizione che ti soddisfa e costruirla inserendo gli elementi che ti servono. Ovviamente questa operazione viene più facile in un ambiente controllato come studio/casa.

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enricobruno
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Re: COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

Messaggio da enricobruno »

Sulla composizione, io personalmente posso consigliarvi, dopo circa 35 anni di letture il testo di M. Freeman "L'occhio del Fotografo".
E' vero che la tecnica dei terzi, linee parallele, convergenti, sono criteri solo indicativi, ma è pur sempre meglio conoscerli.

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Burbero
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Re: COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

Messaggio da Burbero »

Silverprint ha scritto:
06/04/2020, 1:24
La composizione non esiste, qualsiasi testo in proposito non può che essere un crogiuolo di banalità insostenibili.

Ti posso dire le uniche due cose che secondo me contano davvero: la cosa più importante è dove si posizione il fotografo, perché quello sarà anche il posto di chi poi guarda la foto. La seconda è che le foto non si fanno nel mirino, nel mirino casomai di diletti con stupide banalità (la composizione, appunto).

Facci vedere cosa c'è che secondo te non va nelle tue foto.
Come fotografo sono solo un appassionato e, dunque, accolgo queste parole per imparare. Come antropologo sono un professionista e sottolineo il valore nella sfera artistica , filosofica e culturale in senso lato di queste. Il punto di vista (da cui per esempio ci collochiamo per fotografare) può essere preconfezionato e quindi preconcetto (la famosa comfort zone) oppure uno spazio non solo fisico di conoscenza interna ed esterna ossia dell’Io, non necessariamente di derivazione freudiana-junghiana e del “fuori” o “altro fa sé”. È dunque superfluo (?) sottolineare che da ciò deriva il dato che esiste una inquadratura e quindi una immagine per ciascuno dei punti di vista utilizzati.
Consigli tecnici non mi sento di poterne dare, ma la composizione di una immagine dovrebbe essere, ed in effetti è, la sintesi di ciò che siamo. Sempre in ambito antropologico/etnologico vi invito a (ri)consultare il lavoro di Bronislav Malinowski e Pierre Verger... entrambi fotografi, etnologi e molte altre cose ancora? Entrambi con punti di vista molto personali, spesso in antitesi, che caratterizzano la composizione della loro missione. Non sono certo riconosciuti per essere fotografi rinomati ma io li ho sempre “studiati” perché hanno saputo comunicare tramite il loro punto di vista. O forse perché hanno “semplicemente” saputo comunicare tout court.
Fabrizio

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