Debunking Cartier-Bresson

Scelte tecniche, stilistiche ed espressive dei maestri della fotografia, analisi delle loro opere e del contesto in cui operavano.

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Elmar Lang
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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda Elmar Lang » 15/11/2018, 15:16

Comunque, il vero maestro, o comunque un bravo fotografo, è quello con il cestino pieno di foto scartate.

Essere bravi non significa fare un rullino da 36 capolavori...


"Evitate il tono troppo aspro e duro, usato dalla maggior parte di coloro che debbono nascondere la loro scarsa capacità".
(Erwin Rommel)

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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda tonyrigo » 16/11/2018, 23:03

Ed io che ne tengo 80 su 6.000 cosa dovrei dire?

:)) :)) :))


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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda ammazzafotoni » 17/11/2018, 15:59

Avere "il cestino pieno" significa essere severi con sé stessi, non accontentarsi e puntare continuamente al miglioramento.
Non va confuso con le evenienze statistiche, ché anche un cane con attaccata una fotocamera a scatto continuo torna a casa dal suo giro con qualche ottima foto...



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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda tonyrigo » 18/11/2018, 10:02

Se anche un cane con una fotocamera attaccata a scatto continuo porta a casa qualche ottima foto, vuol dire che quel cane è un ottimo fotografo!

Conta il risultato non lo sforzo.

Oggi ci sono fotografi molto stimati, che tali non sono (intendo fotografi) nel senso classico del termine, che si limitano a post produrre immagini di altri scaricate dal WEB.
Personalmente non approvo, ma è così.

HCB di certo non ha mai esposto usando la tecnica di esposizione zonale, probabilmente ha esposto ad occhio, senza esposimetro (come era in voga all'epoca), usava spesso l'iperfocale (probabilmente perchè non c'era l'autofocus), e non faceva le raffiche come le intendiamo oggi solo perchè non le avevano ancora inventate.

In passato tutti i fotografi che fotografavano per strada e comunque non in studio avrebbero desiderato l'esposizione automatica, l'autofocus e la raffica (agli auto ISO non ci aveva ancora pensato nessuno e la soluzione erano i dorsi intercambiabili).

Se si osservano i provini del grande HCB si vedono molte foto in sequenza e solo alcune, poche, molto poche, scelte.
Come è ovvio che sia.
La media di foto riuscite non supera mai l'1-5% a seconda dei generi, con soggetti non statici.
Poi se uno fa architettura o paesaggio il discorso è diverso, ma sono soggetti statici.

SALGADO nella sua GENESI, se non erro, ha scattato 20.000 foto per poi sceglierne 200 circa.

E si chiama SALGADO...


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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda chromemax » 18/11/2018, 18:09

tonyrigo ha scritto:HCB di certo non ha mai esposto usando la tecnica di esposizione zonale

tonyrigo ha scritto:probabilmente ha esposto ad occhio, senza esposimetro (come era in voga all'epoca),

tonyrigo ha scritto:usava spesso l'iperfocale (probabilmente perchè non c'era l'autofocus)

tonyrigo ha scritto: e non faceva le raffiche come le intendiamo oggi solo perchè non le avevano ancora inventate.

tonyrigo ha scritto:In passato tutti i fotografi che fotografavano per strada e comunque non in studio avrebbero desiderato l'esposizione automatica, l'autofocus e la raffica (agli auto ISO non ci aveva ancora pensato nessuno e la soluzione erano i dorsi intercambiabili).

Con tutto il rispetto, ma rileggi prima di postare?
Se tanta sicumera non è supportata da fonti verificate questo post è solo cazzeggio fotografico e in questo forum è poco tollerato.



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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda Elmar Lang » 18/11/2018, 20:12

Chiedo scusa, ma questo Forum non è la Congregazione per la Dottrina della Fede (ex-Sant'Uffizio), né l'Università al-Azhar, ove si può parlare solo nel rispetto di superiori, indiscutibili enunciati.

Da quel che leggo, il collega ha espresso suoi pareri e/o convinzioni, cose che credo si possano esprimere liberamente e legittimamente in questo Forum, anche allorché tali pareri non coincidessero con quelli di altri.

Mi sembra anche che esprimere giudizi su un fotografo del passato, sia legittimo anche senza che ogni affermazione debba essere per forza supportata da copiosa, accettata bibliografia.


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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda chromemax » 18/11/2018, 20:46

Elmar Lang ha scritto:Da quel che leggo, il collega ha espresso suoi pareri e/o convinzioni,

Per favore rileggi il post.



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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda Elmar Lang » 18/11/2018, 22:57

Il mio intervento, proprio perché quel che ha scritto Tony può essere condiviso o meno, come il parere di chiunque altro, senza per questo esser accusato di sicumera o di fare affermazioni non supportate da fonti verificate.

Affermare che Cartier-Bresson abbia fotografato senza applicare il SZ, è cosa che richiede la citazione o il supporto di fonti verificate? E così via.

Il fatto stesso che questa discussione sia centrata sul "debunking" di un "mostro sacro" quale è ritenuto H. Cartier-Bresson, è già di per sé un quasi-"cazzeggio" (personalmente odio il termine, abusatissimo oggi, "debunking").

Anche in discussioni più serie, in questo Forum, si sono fatte affermazioni talvolta addirittura apodittiche, senza che si sia invocato il supporto di fonti verificate.

Ti prego, può succedere a tutti di essere di cattivo umore e di essere un po' meno tolleranti del solito, ma per questo non mi sembra il caso di prender cappello fino a questo punto.

Con simpatia,

Enzo


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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda chromemax » 18/11/2018, 23:16

Enzo questione è dire che Bresson abbia fotografato senza applicare il SZ, altra è dire che Bresson di certo non ha mai usato il SZ; se lo si esclude in maniera così categorica o è stato riportato in qualche scritto, lettera, libro dall'interessato oppure riportato da qualcuno che lo abbia conosciuto direttamente. Non è questione di cattivo umore, è semplicemente capire qual'è il livello dell'informazione che gira su analogica.it, perché allora potrei benissimo dire, tanto esprimo solo un parere e/o convinzione, che in realtà Adams odiava il grande formato ma essendosi trovato in ristrettezze economiche ha potuto passare al 6x6 solo quando Victor gli ha regalato un'hasselbald, oppure che Weston stampava a contatto perché a Wildcat era cresciuto un abete che oscurava l'ingranditore solare che si era fatto installare in camera oscura.
La lingua italiana è molto flessibile e permette di trasferire molte sfumature in formato scritto, per cui affermare che tutti (nessuno escluso!) i fotografi che "fotografavano per strada e comunque non in studio avrebbero desiderato l'esposizione automatica, l'autofocus e la raffica" sarebbe stato meglio scriverlo in condizionale dato che è non è sempèlicemente vero (per es. nel reportage, la F3 (automatica) ha dovuto faticare parecchio per essere accettata al posto della F2 (manuale)).

E adesso aspettimoci un post chilometrico da tonyrigo che ci spiega quello che fa lui quando fotografa



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Re: Debunking Cartier-Bresson

Messaggioda ammazzafotoni » 18/11/2018, 23:44

tonyrigo ha scritto:Se anche un cane con una fotocamera attaccata a scatto continuo porta a casa qualche ottima foto, vuol dire che quel cane è un ottimo fotografo!

Conta il risultato non lo sforzo.

Oggi ci sono fotografi molto stimati, che tali non sono (intendo fotografi) nel senso classico del termine, che si limitano a post produrre immagini di altri scaricate dal WEB.
Personalmente non approvo, ma è così.

HCB di certo non ha mai esposto usando la tecnica di esposizione zonale, probabilmente ha esposto ad occhio, senza esposimetro (come era in voga all'epoca), usava spesso l'iperfocale (probabilmente perchè non c'era l'autofocus), e non faceva le raffiche come le intendiamo oggi solo perchè non le avevano ancora inventate.

In passato tutti i fotografi che fotografavano per strada e comunque non in studio avrebbero desiderato l'esposizione automatica, l'autofocus e la raffica (agli auto ISO non ci aveva ancora pensato nessuno e la soluzione erano i dorsi intercambiabili).

Se si osservano i provini del grande HCB si vedono molte foto in sequenza e solo alcune, poche, molto poche, scelte.
Come è ovvio che sia.
La media di foto riuscite non supera mai l'1-5% a seconda dei generi, con soggetti non statici.
Poi se uno fa architettura o paesaggio il discorso è diverso, ma sono soggetti statici.

SALGADO nella sua GENESI, se non erro, ha scattato 20.000 foto per poi sceglierne 200 circa.

E si chiama SALGADO...



Al netto di quanto poco sopra puntualizzato su famosi fotografi del passato, sui quali non ho la cultura per esprimermi, mi permetto di fare due osservazioni secondo il mio sentire, che comprendo continuino ad essere poco in topic:

Primo, parlando di Salgado citi esattamente quanto dicevo io.
Egli si è recato più volte nell'arco di anni e ha fotografato anche con diversi mezzi (per quel che so) proprio per finalizzare, sicuramente con grande sforzo anche intellettuale e spirituale, la sua visione; tra gli "ennemila" scatti sicuramente vi saranno le stesse scene ripetutamente fotografate, coscienziosamente, pervicacemente, poiché non ancora soddisfacenti ed alla fine selezionate solo quando lo divennero e contribuirono a dar corpo alla sua visione.
È andato in capo al mondo, ci è tornato, e ritornato, avrà trovato mille impicci e difficoltà, ha insistito, riprovato, rifinito, sarà migliorato e ciò è l'esatto opposto del fare foto "fortunate", ed è anche molto diverso dallo scattare tantissime foto solo per far mucchio e alla fine, statisticamente, tirarne fuori qualcuna "buona"; si tratta di orientare le immagini verso una propria visione invece che affidarsi all'approccio "botta di culo" o "big data".

Poiché, a mio modo di vedere, e questo è il secondo punto, è proprio la visione che fa tale in fotografo e lo differenzia da un fotografante, per quanto di successo, acclamato o sfondato di denari possa divenire.
La visione, che guida e maledice la persona curiosa, è l'insaziabile voglia di superarsi e migliorare, di *sforzarsi* di farlo, poiché già solo trovarla è missione assai ardua, e utilizzare la pratica per cercarvi il proprio personale senso; sinceramente rimango indifferente dinanzi a chi si bea ed è contento di ottenere risultati senza egli stesso divenire migliore.
Ché, se si vuole, ma soprattutto se si può, ormai tutto si compra: ci si può definire alpinisti facendosi scarrozzare in cima alla vetta da un elicottero, amanti dell'arte affidando un bel gruzzolo a una banca che compri opere e le chiuda in un caveau, buon amico offrendo cene e distribuendo favori... Ma nulla di tutto ciò, crassamente ottenuto senza sforzo, migliorerà la persona, per quanto popolare essa possa diventare.





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