L´uomo con la macchina da presa

Scelte tecniche, stilistiche ed espressive dei maestri della fotografia, analisi delle loro opere e del contesto in cui operavano.

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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da .ila. »

chromemax ha scritto:
graic ha scritto:
01/03/2021, 12:02
usando il criterio di @impressionando di Blade Runner 2049 ho sopportato i primi 10 minuti, Ghost in the Shell è invece scorso per intero (mi ero addormentato)
Credo che .ila si riferisca all'anime e non al film di qualche anno fa con una famosa e bella attrice di cui non ricordo il nome, peraltro film affatto non disprezzabile e con un fantastico Kitano
Si, mi riferisco all'originale. Il film con la Johansson è un po' un pastrocchio.
Il cracking delle geisha che si vede all'inizio, avviene in realtà in una linea temporale assai precedente.

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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da .ila. »

chromemax ha scritto:
.ila. ha scritto:
01/03/2021, 11:37
chromemax ha scritto: Quali?
Giusto per citarne qualcuno:

- Brazil (Terry Gilliam - 1985)
- Akira (Katsushito Ōtomo - 1988)
- Tetsuo (Shinya Tsukamoto - 1989)
- Ghost in the Shell (Mamoru Oshii - 1995)
- L'esercito delle 12 scimmie (Terry Gilliam - 1995)
- Avalon (Mamoru Oshii - 2001)
- Snowpiercer (Bong Joon-ho - 2013)
-Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve - 2017)
Vabbè... cyberpunk e capolavori un po' sui generis (tranne un paio di titoli ) :)
Il cyberpunk "doc" è di per se sui generis. Fondamentalmente ciò che accomuna pellicole cyberpunk è il concetto di Sprawl sviluppato da William Gibson: effettivamente poco presente, nella sua reale accezione nel cinema sci fi; altresì usato non di rado ormai in malomodo come espediente per fare scena in pellicole d'azione hollywoodiane a lieto fine e niente più.

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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da effegi61 »

e Nirvana di Salvatores vogliamo dimenticarlo?
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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da graic »

Io mi riferivo a quello con Scarlett che oggettivamente è una bella vista, ma né lei né Kitano fanno il film, a meno che non sia un film di Kitano
Saluti
Gianni


La situazione è grave ma non seria.

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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da .ila. »

graic ha scritto:Io mi riferivo a quello con Scarlett che oggettivamente è una bella vista, ma né lei né Kitano fanno il film, a meno che non sia un film di Kitano
Lei una magnifica vista. Kitano magistrale anche in una pellicola che non gli rende giustizia manco un po'.

Un film in definitiva inutile che più che avvicinare nuova utenza al franchising, lo allontana.

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alechino
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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da alechino »

Del film di Dziga Vertov ne avevo parecchio sentito parlare, con tutta sincerità devo confessare che mi ha trasmesso un po' le impressioni che ne ha ricevuto impressionando, dopo aver visto i primi minuti un po' di noia ed una certa delusione :-) Ma non perché restio al cinema di grande livello, anzi, al contrario, sono un super appassionato e frequentatore di film di qualità, ma questo Dziga Vertov del 1929 non mi cattura neanche un po' , per quel poco che ne ho visto, forse perché abituato alla raffinatezza di Eisenstein , mi appare troppo ingenuo, improvvisato, spezzettato, ambizioso e visionario quanto privo di vera sostanza :-) Se pensiamo che La straordinaria Corrazzata Potemkin e SCiopero! sono di 3 anni prima, 1926, il paragone è veramente improponibile. Può darsi che la "sostanza" del film arrivi più tardi, mi riprometto di tornare a vederlo. Ho visto sulla "militante" Storia del Cinema del Sadoul, prima parte, che a "L'uomo con la macchina da presa" viene dedicato solo un accenno, e l'opera migliore di Vertov è considerata "Tre canzoni per Lenin" al quale ho dato uno sguardo senza andare oltre i primi 15/20 minuti quasi tutti dedicati ad una sorta di celebrazione "preventiva" nei titoli di apertura, del padre della Rivoluzione russa :-)
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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da Marco Leoncino II° »

alechino ha scritto:
01/03/2021, 23:13
Del film di Dziga Vertov ne avevo parecchio sentito parlare, con tutta sincerità devo confessare che mi ha trasmesso un po' le impressioni che ne ha ricevuto impressionando, dopo aver visto i primi minuti un po' di noia ed una certa delusione :-) Ma non perché restio al cinema di grande livello, anzi, al contrario, sono un super appassionato e frequentatore di film di qualità, ma questo Dziga Vertov del 1929 non mi cattura neanche un po' , per quel poco che ne ho visto, forse perché abituato alla raffinatezza di Eisenstein , mi appare troppo ingenuo, improvvisato, spezzettato, ambizioso e visionario quanto privo di vera sostanza :-) Se pensiamo che La straordinaria Corrazzata Potemkin e SCiopero! sono di 3 anni prima, 1926, il paragone è veramente improponibile. Può darsi che la "sostanza" del film arrivi più tardi, mi riprometto di tornare a vederlo. Ho visto sulla "militante" Storia del Cinema del Sadoul, prima parte, che a "L'uomo con la macchina da presa" viene dedicato solo un accenno, e l'opera migliore di Vertov è considerata "Tre canzoni per Lenin" al quale ho dato uno sguardo senza andare oltre i primi 15/20 minuti quasi tutti dedicati ad una sorta di celebrazione "preventiva" nei titoli di apertura, del padre della Rivoluzione russa :-)
Non puoi paragonare Eisenstein e Vertov, sono proprio agli antipodi. Io apprezzo entrambi (Sciopero e´ un film straordinario) anche se dicono cose diverse. Vertov afferma che il suo film e´ un esperimento che non si vuole basare su una storia, non vuole usare sottotitoli, ma cercare di creare un linguaggio "universale". Prenditi un po´ di tempo, se vuoi, e guardatelo con calma. La parte iniziale ha ritmi molto lenti, quella centrale non ti lascia un attimo di respiro.

Poi e´ chiaro , e´ assolutamente normale che quello che mi interessa possa essere considerato non interessante da altre persone! Non voglio cercare di convincere nessuno che questo sia un "bel film", ci mancherebbe altro. Solo non apprezzo i giudizi affrettati, campati per aria.

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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da alechino »

[quote/]
Non puoi paragonare Eisenstein e Vertov, sono proprio agli antipodi. Io apprezzo entrambi (Sciopero e´ un film straordinario) anche se dicono cose diverse. Vertov afferma che il suo film e´ un esperimento che non si vuole basare su una storia, non vuole usare sottotitoli, ma cercare di creare un linguaggio "universale". Prenditi un po´ di tempo, se vuoi, e guardatelo con calma. La parte iniziale ha ritmi molto lenti, quella centrale non ti lascia un attimo di respiro.

Poi e´ chiaro , e´ assolutamente normale che quello che mi interessa possa essere considerato non interessante da altre persone! Non voglio cercare di convincere nessuno che questo sia un "bel film", ci mancherebbe altro. Solo non apprezzo i giudizi affrettati, campati per aria.
[/quote]

Non è questione di "cosa" dicono, ma "come" lo dicono, immediatamente catturando l'attenzione dello spettatore nel caso di Eisenstein, che utilizza una sintassi cinematografica raffinata ed apprezzabile anche e SOPRATTUTTO dal punto di vista del fotografo, più abituato di altri ad analizzare le singole immagini prese a se' stanti nell'unicum del film. Tutta questa sostanza e valore intrinseco io non l'ho visto in Vertov :-)
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Marco Leoncino II°
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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da Marco Leoncino II° »

Ripeto, lo scopo dei due registi era diverso. Guardati tutto il film, se vuoi, e poi ne parliamo!

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Re: L´uomo con la macchina da presa

Messaggio da risa »

Buon giorno a tutto il forum. Mi permetto di suggerirvi un diaframma, secondo me utile, per la lettura di questo film. Suggerisco di non fermarsi agli aspetti tecnici e agli aspetti linguistici, anche se sono argomenti sui quali ci sarebbe molto da discutere e questo a cominciare dalla recitazione degli oggetti per finire alla sovrapposizione delle immagini. Il cinema degli oggetti ad esempio, che costituisce uno degli elementi che (anche nella settima arte) ricollegano le avanguardie russe a quelle tedesche,è comune sia a Vertov che ad Ejzenstejn (Potemkin) e cioè al cinema a soggetto e al documentario. La forma cinematografica (pur nuova e anticipatrice di molti elementi che verranno ripresi in seguito da altri autori) nel caso di Vertov non è affatto la questione principale, che risiede invece nella ricerca di una modalità argomentativa, capace di spiegare il nuovo mondo ad un popolo disorientato e, a volte, incapace di interpretare i cambiamenti radicali, imposti dalla nascita di un mondo che, proprio perché nuovo, imponeva che tutto fosse diverso da prima. Non dimentichiamo mai gli eventi storici del decennio precedente, in parte derivanti dalla Grande Guerra. La nascita di un mondo nuovo presuppone ovviamente la nascita delle nuove donne e dei nuovi uomini, capaci di vivere e dare forma a quel mondo che nasce. E' ciò che nella letteratura scientifica viene definito il byt, cioè le nuove forme della vita quotidiana, nel caso di Vertov, in un mondo nuovo. E sono proprio queste nuove forme che in quella fase storica diventa necessario che vengano spiegate. Tutto il cinema di Vertov, che è un cinema di carattere sociale, consiste in questo: spiegare la nuova realtà e per questo è necessario prendere le distanze dalle arti (letteratura, teatro etc.) che si basano su di una storia, frutto della mediazione di un autore con la realtà. La realtà deve essere presentata nuda e cruda per quello che è, ma deve anche essere spiegata. A partire dal fatto che il nuovo cinema, anche quello documentaristico, è diventato cinema di denuncia (sequenze dedicate a chi ancora è costretto a dormire in strada), ma anche testimonianza di una nuova modernità (sequenze dedicate alla intensa vita della metropoli), testimonianza del processo di industrializzazione (fabbriche) etc.
Noi uomini di un'epoca assai diversa, gli esempi che avete fatto aiutano, amiamo invece rappresentazioni del reale mediate, o addirittura diverse dalla realtà quotidiana che ci circonda. Un linguaggio come quello di Vertov può, quindi, apparire diverso e perciò meno accattivante.
Ecco però che, utilizzando una diversa chiave di lettura, forse questo modo il film, che è documento storico, potrà apparire sotto una luce diversa. Al netto della semplice constatazione che un film possa piacere, oppure no.
Se la forma del linguaggio diventa il tutto, allora le arti diventano prive di senso compiuto e si condannano alla dimensione testimoniale di meri esercizi di stile, come sappiamo. Nel caso del cinema sociale di Vertov questo è ancora più vero, ma è la stessa cosa -per fortuna!- per tutti i grandi della cinematografia di ogni tempo e paese. Insomma, la forma è importante sì, ma solo se e quando è funzionale all'espressione di un contenuto.

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