La foglia --parte 2 la stampa--

Racconta un tuo scatto, le scelte prese, l'inquadratura, il soggetto, la tecnica di sviluppo e la metodologia di stampa...

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La foglia --parte 2 la stampa--

Messaggio da chromemax »

La foglia --parte 2 la stampa--

Le 4 lastre 13x18 di Fomapan 100 con immortalata l'immagine della foglia sono state conservate nel congelatore fino a qualche settimana fa, quando finalmente la temperatura ambiente della camera oscura si è abbassata intorno ai 20 gradi. L'immagine previsualizzata durante lo scatto era ancora vivida nella mia mente, ma sapevo anche che dei quattro scatti solo l'ultimo aveva avuto le circostanze più favorevoli per restituire una bella immagine.
Ho approfittato dell’occasione per fare qualche prova con vari sviluppi, per testarne la resa tonale: la foto N.1 è stata sviluppata usando il Moersch Tanol, uno sviluppo alla pirocatechina della serie staining/tanning (tipo gli sviluppi al pirogallo); lo scatto N.2 è stato sviluppato in Kodak DK-50, dal contrasto brioso e buona separazione nei mezzi toni, il N.3 e il N.4 nei più classici Rodinal 1+50 e D-76 1+1, come paragone di accoppiate conosciute.
Per tutti gli sviluppi ho calcolato un aumento del tempo di circa il 10% per dare un po' di brio alle tonalità del soggetto, confidando anche in un ulteriore aumento di contrasto causato dal difetto di non reciprocità. Inoltre la foto sarebbe stata stampata con un ingranditore a luce diffusa e più volte il mio occhio, abituato all'indice di contrasto per l'ingrandimento a luce condensata che uso per i formati minori, mi ha portato ad ottenere dei negativi un po' troppo morbidi.
Dopo lo sviluppo le immagini presentavano un contrasto simile, ad eccezione di quella trattata in DK-50, più “allegrotta” e con delle luci un po' più dense; niente comunque che non si sarebbe potuto risolvere passando alla gradazione più morbida della carta da stampa. Dall'esame con il lentino, come previsto, il negativo N.4 risultava il più definito ed è stato il naturale candidato alla stampa.
Di solito non stampo molto grande ed anche in questo caso ho optato per il formato 20x25 della Adox MCC 110 Premium, per il tono leggermente caldo di questa carta che pensavo essere più adatta al soggetto. Dopo un'attenta pulizia con pennello e aria spray, il negativo è stato inserito nell'ingranditore. Di solito faccio un'esame approfondito delle qualità fotografiche del negativo sull'immagine proiettata e in questo caso il contrasto appariva corretto, forse un pelo basso. Ma la difficoltà più grande è stata trovare la corretta messa a fuoco, dato che la grana era invisibile anche ai 20 ingrandimenti del focometro.
Ho deciso di fare il primo provino d’esposizione usando la gradazione 2 e anche il provino ha confermato che il contrasto era effettivamente un po' basso, quindi sono andato direttamente ad una prima stampa diretta aumentando la gradazione da 2 a 2 1/2 con un'esposizione di 14” a f16.
Questa prima stampa, senza interventi, aveva già una buona armonia, ma i dettagli delle venature della foglia e le colorazioni della superficie non apparivano con quella intensità e brillantezza che avevo “visto” nel momento dello scatto. Inoltre il fondo andava scurito, per far risaltare la foglia, e le venature più sottili dovevano avere più contrasto. Decido allora di fare un secondo provino, aumentando la gradazione a 3; il maggior contrasto aiutava a far uscire le venature ma il profilo della foglia si scuriva troppo confondendo il soggetto principale con lo sfondo, e un'ulteriore provino di esposizione mi confermava che, per avere le aree più scure ben separate le luci sparavano troppo, perdendo dettagli nella zona centrale della foglia. Era il momento di fermarsi un attimo e pensare alla cosa giusta da fare.
La prima ipotesi che mi è venuta in mente è stata quella di impostare il lavoro su una stampa multicontasto con un'esposizione base con gradazione 2 1/2 e una serie di bruciature delle parti più chiare con filtro di contrasto più alto. Ma le aree su cui agire erano talmente numerose e piccole che il lavoro sarebbe stato improbo e impreciso, oltre che troppo suscettibile ad errori. L'idea successiva è stata quella di usare una maschera di contrasto, ma oramai la mezzanotte era passata da un pezzo, quindi ho deciso di sospendere la sessione di stampa e riprenderla il giorno successivo.
Il giorno dopo, a mente fresca, è arrivata l'illuminazione, complice anche un articolo che avevo letto qualche giorno prima; perché non provare a fare una maschera “multicontrasto” stampando su pellicola trasparente con la stampante a getto d'inchiostro?
Detto, fatto, ho scannerizzato il provino a contatto della foglia, l’ho caricato in Gimp come immagine di fondo e su vari livelli ho spennellato di magenta le parti che necessitavano di un po' più di contrasto quindi, tracciato velocemente il contorno della foglia, ho riempito l'area della selezione di grigio medio, creando così una mascheratura che avrebbe scurito lo sfondo, staccando l'immagine in primo piano.
Non è stato necessario essere molto precisi, in fondo si tratta di un modo diverso di fare mascherature e bruciature e con i cartoncini non si è di certo precisi al pixel. Per fare le cose fatte bene avrei dovuto eseguire un po' di test e qualche lettura col densitometro della maschera, ma ero in voga di sperimentazioni e mi sono affidato al mio occhio.
Dopo un'ora di lavoro la maschera era pronta, stampata su fogli da lucido per ink-jet che si trovano facilmente in commercio. L’inchiostro aveva una trama un po’ granulosa che temevo si potesse trasferire sull’immagine stampata, ho quindi deciso di fissare la maschera sulla parte superiore del vetro del portanegativo, confidando che la distanza di circa 5-6 mm dal negativo provocasse una proiezione sufficientemente sfuocata.
Anche la messa a registro, effettuata sul visore luminoso, non ha presentato grosse difficoltà, dato che non era indispensabile una sovrapposizione perfetta, mentre è stato molto più difficile ottenere una discreta pulizia dalla polvere delle 8 facce di vetri, negativo e maschera, ed ero già rassegnato ad un lungo lavoro di spuntinatura, che alla fine non è stato necessario (uno dei vantaggi dell'usare la luce diffusa).
Tornato in camera oscura, comincio la nuova sessione di stampa con l’ennesimo provino d’esposizione con la gradazione 3 che, dopo 180 secondi di sviluppo in Ansco 130, presentava l’equilibro tonale che cercavo. Ma era necessario ancora qualche ritocco: lo sfondo sarebbe diventato troppo scuro nel viraggio al selenio, perdendo quel po’ di quella trama che serviva per dare profondità all’immagine; inoltre era necessario scurire leggermente il bordo della foglia. Avevo già abbastanza dati in mio possesso e così sono andato direttamente alla stampa finale, con un’esposizione di 8 secondi per il fondo, una bruciatura di 5,4 secondi per la foglia ed un’ulteriore bruciatura di 3 secondi per il bordo. La foto bagnata presentava le aree più chiare troppo brillanti, ma il drydown le avrebbe riportate alla giusta densità.
La stampa è stata quindi finita con 12 minuti in Kodak Rapid Selenium Toner 1+15 seguito da 4 minuti in Hypo Clearing Agent ed un lavaggio in acqua corrente per un’ora.
Finalmente la mia previsualizzazione si era materializzata in una fotografia!

Qui di seguito allego l'indegna scannerizzazione della stampa, ritoccata il minimo indispensabile per farla somigliare alla stampa finale; purtroppo la dinamica tonale della stampa originale è molto più ampia di quella che il mio antiquato scanner è in grado di sopportare e si sono perse un po' di alteluci. Inoltre ho incluso le immagini del negativo e della maschera e la mappa di stampa.
stampa_finale.jpg
mappa_stampa.jpg
maschera.jpg
Spero di non avervi annoiato con questo lungo racconto e mi auguro che, leggendolo, possiate trovare qualche spunto interessante o che vi abbia riportato alla mente il ricordo di un vostro scatto particolare che, magari, anche voi avete cercato e alla fine siete riusciti a materializzare in una foto.



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etrusco
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Re: La foglia --parte 2 la stampa--

Messaggio da etrusco »

complimenti, interessante e ben scritto!
ImmaginePssss, Hei! ... Ti sei ricordato di registrare la tua camera oscura su darkroom locator?

Alessandro "etrusco" De Marchi - @trovarigenerati - @trovareflex - @trovaregalodonna

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Re: La foglia --parte 2 la stampa--

Messaggio da wiz »

Ciao Diego

Grazie per questo racconto avvincente ed è un peccato non poter vedere ed apprezzare il risultato finale di tanto lavoro. Pazienza... lavorerò io di fantasia.

Il tuo racconto ha avuto l'effetto di cristallizzare un pensiero che da diverso tempo mi frullava in mente - in realtà molto vago - ma che ora ha preso forma pur se in un modo ancora piuttosto grezzo. Te lo espongo.

Mi chiedo se alla fine di un progetto - basta una foto - sia più importante il risultato finale (la foto in se stessa appunto) o il "mezzo" impiegato per ottenerla? Credo sia intuibile che non parlo meramente del mezzo tecnico ma mi riferisca a quel coacervo di azioni, sentimenti, nozioni e in parte visioni successive - ma perchè no anche tecnica e sapienza personale - che ci hanno permesso di arrivare a quella specifica foto.

Detto in maniera spiccia - ma purtroppo travisabile - "il fine giustifica i mezzi"?
E' lecito utilizzare qualsiasi mezzo, azione o compromesso (spesso un basso espediente) pur di ottenere una foto? (Sarà sempre una fotografia o dovremo chiamarla più appropriatamente immagine?)

Detto in modo ancora più semplice: se tu quella mattina fossi uscito di casa con una compatta digitale (una sempreintasca) e avessi scattato 20 o 30 volte dandoci sotto di zoom fregandotene di sensibilità; reciprocità;cavalletto; compensazione per l'allungamento; mosso (poi ci dai sotto con la maschera sfuocata e sparisce) sarebbe stata la stessa cosa?

E tutto il lavoro in camera oscura? Bastava una ripassatina con photoshop, una decina di minuti di impegno da poter svolgere anche in ufficio, e via. Poi con la stampante ne tiri giù a vagonate di copie tutte uguali.

A parità di risultato finale (ma quale parità è possibile?) ti avrebbe dato la stessa soddisfazione al pari di armeggiare con quei vetusti oggetti e concetti come invece hai fatto?

"L'importante è ottenere una bella foto" (direi immagine). Ma allora perché non un quadro a olio o una puntasecca, un acquerello o una litografia fatte dal/con il PC? Lo accetteremmo?

Me lo chiedo.

W

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Re: La foglia --parte 2 la stampa--

Messaggio da etrusco »

Molto molto interessante la tua riflessione wiz....

Io di solito quando vado in ferie cerco sempre di prendere la macchina e sai perchè? Perchè a me piace non solo la meta ma anche il viaggio....con questo credo di aver detto tutto.

Potrei prendere l'aereo, ma preferisco la macchina.

Sono stato a Lampedusa in macchina da Viterbo, 26 ore di viaggio, beh se ci ripenso mi dico...."che grandiosa avventura", se ripenso al viaggio tranquillo fatto due anni dopo in aereo non ricordo neanche quale compagnia mi ha portato a Lampedusa.

Detto ciò la SINGOLA fotografia come progetto non può essere un mordi e fuggi, perde di vita, perde l'anima e l'immagine finale non può mai essere la stessa di quella "fast" perchè manca di sudore e fatica....

Ecco perchè sono orgoglioso del mio status di "FOTOAMATORE" perchè in quanto tale posso ancora decidere di spendere un mese per arrivare al risultato di 5/10 foto, che magari gli altri non apprezzano che io adoro con tutta la mia anima.

Scambieresti mai una mattina in CO con una mattina al PC davanti a PhotoShop? Io no...se ho 4 ore libere corro a preparare lo sviluppo ed il fissaggio....

Ciao
ImmaginePssss, Hei! ... Ti sei ricordato di registrare la tua camera oscura su darkroom locator?

Alessandro "etrusco" De Marchi - @trovarigenerati - @trovareflex - @trovaregalodonna

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Re: La foglia --parte 2 la stampa--

Messaggio da wiz »

etrusco ha scritto: Perchè a me piace non solo la meta ma anche il viaggio....con questo credo di aver detto tutto.

Proprio qui sta la differenza. Tu sei un viaggiatore e non un turista. Sei un "fotografo" non uno che scatta fotografie.
Nella mia presentazione ho scritto di sentirmi un "paesaggista nel senso ottocentesco del termine" ad intendere un viaggiatore, uno scopritore, un esploratore del territorio alla ricerca di immagini e conoscenze (anche all'interno della "fotografia" stessa) e lo scopo era di intendere proprio questa differenza. Non farlo per lavoro (massimo rispetto per chi ci porta a casa il pane) ci consente di scegliere quale mezzo utilizzare e farlo con la massima libertà.

Come tu hai detto la meta è un aspetto del viaggio. Non l'essenza.

Ciao

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Re: La foglia --parte 2 la stampa--

Messaggio da alesse »

etrusco ha scritto:Perchè a me piace non solo la meta ma anche il viaggio....con questo credo di aver detto tutto.
questo concetto evidenzia una differenza sostanziale tra il digitale e l'analogico.
Io amo sentirmi un bradipo perchè per uno scatto impiego anche 2 minuti, e perchè trascorro le domeniche mattina in camera oscura uscendone con 2 foto decenti quando va bene...

Un bel racconto, che solo chi ama questo genere di fotografia può comprendere e apprezzare: è chiaro che quella stampa guardandola ti rievocherà il ricordo del momento per tanto tempo, un file può essere la stessa cosa?

complimenti.

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Re: La foglia --parte 2 la stampa--

Messaggio da bcfoto »

Bellissimo racconto e bellissima foto.......la differenza tra "fare" una foto (e pensarla.....) e prendere al volo un' istantanea diventa palese leggendo il tuo illuminante racconto...
Gli inglesi distinguono tra "make" and "take" a photograph......tu la foto l' hai "fatta", nel vero senso. Complimenti davvero

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