La nitidezza è un concetto borghese

Discussioni sull'etica e sulla filosofia applicata alla fotografia

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chromemax
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da chromemax »

Mi sembra che il concetto di "borgese" sia stato preso un po' troppo alla lettere nei vari interventi; oggi come oggi l'idea "borghese" puzza di vecchio come la fotografia a pellicola, si è evoluto nell'idea fondante dell'occidente di qualche ora fa, l'ipocrisia, cresciuta così tanto da divorare fin se stessa nella bestiale medialità dell'isis e facendoci ripiombare nella barbarie di domani.
Il "borghese" di Bresson è l'idea che una bella fotografia debba essere nitida, che il perbenismo fotografico richieda come status un soggetto nitido perché una fotografia sia accettabile, cortocircquitando la mediocrità nelle equazioni stupendamente borghesi del bello=nitido, nitido=tecnologico, tecnologico=acquistabile. Quindi il bello appartiene a chi può economicamente permetterselo e semplicemente "comprandolo" gli si può dare vita.
Cotroneo non chiude il suo ragionamento arrivando alle conclusioni; l'ipertrofia visiva dei 50Megapixel, del video 4K, le immagini iper-realistiche e perfette dell'era digitale stufano, annoiano, riempiono troppo gli occhi, come un cibo troppo grasso riempie troppo la pancia, e dopo un po' stomacano. Basta un niente per rendere tutto più accettabile; una piccola imperfezioni, una imprecisione, un piccolo particolare che faccia dimagrigre tutta quella perfezione portandola ad un livello... umano; la perfezione non ci appartiene e fisiologicamente la rifiutiamo.
Bresson aveva ragione.



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Silverprint
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da Silverprint »

Io vi vedrei la storica contrapposizione tra immagine fotografica che ripropone lo "sguardo" e quella che ripropone la "scena". Nel primo caso si chiede alla macchina l'emulazione del guardare (e su come si guardi s'è ampiamente dibattuto). Cominciò a teorizzarne Emerson, che forse già rimpiangeva i calotipi... ed erano ancora gli albori della fotografia. :)) Nel secondo di ripresentare una scena da (ri)-guardare, e appunto, vi fu chi preferiva la nitidezza del dagherrotipo alla calotipia... :))

Per me è in sostanza l'argomento che ho affrontato tempo fa nell'articolo che scrissi per Yet magazine e a seguire nel testo di presentazione del libro "Balere" di Perrone intitolato "Sulla Trasparenza". Non sono certo nuovi argomenti, ma sono comunque sostanziali visto che sono da sempre e sempre rimarranno punti fondamentali dell'operare fotografico.

Non condivido però che Cotroneo non faccia distinzione tra una nitidezza irreale, idealizzata, tecnologica, ed una nitidezza più fisiologica, ovvero il desiderio di ri-proporre una scena "credibile". La prima in fondo ha quasi lo stesso effetto della mancanza di nitidezza, ovvero sposta l'attenzione dall'immagine rappresentata alla superficie del supporto.

OT. Fa un po' ridere Bresson che da del borghese a qualcun altro... :))
Andrea Calabresi, a.k.a. Silverprint
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impressionando
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da impressionando »

Mhmmm....
...penso che voi due sopra stiate andando ben oltre il pensiero dell'autore dell'articolo... i Vostri voli pindarici toccano vette che l'autore nemmeno sogna.
Io leggo e ci leggo un ragionamento terraterra che non va oltre ciò che è semplicemente e chiaramente scritto.

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Elmar Lang
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da Elmar Lang »

Bene, giudichiamo esattamente quel che ha scritto il Dr. Cotroneo:

"(...)Non solo i sogni più intensi non sono nitidi, e non lo sono i film più poetici, e non lo sono i fotografi più geniali(...)".

1) La nitidezza dei sogni più intensi, credo sia cosa soggettiva. Si potrà chiederne dettagli ad un neurologo.

2) Esistono films poetici, nei quali le immagini sono nitidissime; forse il Dr. Cotroneo è rimasto al ricordo di pellicole anni '30/'40 in cui certe scene ad alto contenuto poetico venivano riprese con un filtro flou... ma nessuno potrà negare la potenza evocativa e poetica di certi films di Luis Trenker, nei quali la nitidezza era voluta e ricercata.

3) "...e non lo sono (nitidi) i fotografi più geniali...": Prima ho citato Edward Weston, uno del gruppo f:64. Ovvio che ognuno potrà esprimere su di lui un giudizio estetico, ma credo che nessuno potrà negargli d'essere stato un geniale fotografo.

Il Dr. Cotroneo, potrà andare in libreria e cercare di Einaudi la bella storia della fotografia scritta da Beaumont Newhall: un testo forse un po' datato, ma comodo ed approfondito. Utilissimo comunque per darsi un'infarinatura sull'evoluzione della sintassi nella fotografia.

A presto,

Enzo (E.L.)
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|DDS|
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da |DDS| »

Articolo interessante quanto, a mio modesto avviso, paradossale.
La nitidezza è borghese, ma anche Bresson lo era. Pertanto i suoi concetti, seppur apparentemente "anti-reazionari", sono squisitamente borghesi al punto che - detto da lui - se la nitidezza fosse davvero tale, lo sarebbe anche la non-nitidezza.
A me sembra il paradosso del cretese, una supercazzola.
E l'articolo un ossimoro intellettuale: autoimmune e salottiero, al pari delle inconsistenti teorie anticonformiste proprie dei radical-chic più incalliti.

Troppa retorica. La nitidezza non è borghese!
E non risulta tale neanche scavando nelle accezioni più recondite e figurate dei termini: 'borghese' e 'nitidezza'.
Cito - in antitesi al pezzo di Cotroneo, il quale rimugina curiosamente nel passato per scagliarsi contro un allegorico conservatorismo moderno (estetico, concettuale e culturale) - un paio di esempi cinematografici contemporanei: Il regno d'inverno; Solo gli amanti sopravvivono; Nebraska; Ida...
...Poetici ed onirici. Nitidissimi!

La nitidezza è solo una caratteristica: una qualità, uno stile, un mezzo, uno strumento, una conquista (anche), uno scopo, una scelta.
La nitidezza è immediata e accessibile a tutti, pertanto popolare.
La nitidezza non è mai conservatrice laddove la realtà risulti essa stessa il fulcro di un'interpretazione spesso rivoluzionaria.
La nitidezza è esatta perché coerente e fedele, non per questo vera: in quanto rappresentazione del reale.
La borghesia è atrofizzata dal preconcetto; per questo Cotroneo - borghese anch'egli, forse - fatica a rapportarsi con tutto ciò che è nitido e libero dal pregiudizio (trasparente, appunto).
Tutto ciò che è indefinito, ottenebrato ed oscuro, manipolato, quello sì che sa di conservatorismo.
Una realtà mascherata, offuscata, impenetrabile, ininterpretabile, non resta che inventarla; e con lei la verità: una verità assoluta ed arbitraria, mai oggettiva.

Bella discussione. ;)
Enrico

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Aleksej6
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da Aleksej6 »

Cartier-Bresson borghese...insomma dai ragazzi, ma proprio per niente, forse visto da oggi con un po' di superficialità, poiché modello poi di tutta un'epoca, ma sicuramente meno borghese che Weston o Adams...è borghese cercare il controllo assoluto dell'immagine, invece rivoluzionario il 'cogliere l'attimo' semmai...ma poi basta esaminare la personalità di Cartier-Bresson per capire che non era borghese...che a me ricorda Wharol, fatte le debite mutatis mutandis.
E poi, questa levata di scudi contro l'articolo, sarà mica una reazione dei borghesi?! ^_^

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Elmar Lang
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da Elmar Lang »

Weston ed Adams furono tutto tranne che borghesi. O meglio, Adams proveniva da una famiglia relativamente agiata, ma la sua evoluzione artistica ed umana (non dimentichiamo che lui fu anche un valente pianista), fu in difesa di valori lontanissimi dal concetto sociale e politico di "borghese".

Adams e Cartier-Bresson nutrivano peraltro una grande stima reciproca, personale ed artistica.

Weston, per quanto si provi, decisamente non fu un borghese...

Insomma, quando il solito intellettuale di turno impone a degli artisti o ad un concetto artistico dei recinti ideologici, a me viene l'orticaria.

Si, l'articolo di Cotroneo è -direi- inutile.

Enzo

P.S.: ma poi, "borghese" deve necessariamente avere una connotazione sociale ed ideologica negativa? In fondo, lo "Schutzwall" berlinese è caduto nel 1989...
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effegi61
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da effegi61 »

Il problema secondo me e’ che, quantunque se ne dica, la fotografia intesa a tutto tondo, non e’ ancora completamente libera, paradossalmente questo continuo tentativo di essere messa in gabbia e’ dato dal fatto che essa è, potenzialmente, tra i mezzi di comunicazione più liberi e incisivi che esistano. È inutile negarlo, comunque quando ne vediamo una, com’è giusto che sia, inevitabilmente pensiamo a questo ”è” o quantomeno “c’è stato”; sappiamo quindi che alla sua base vi è comunque una verità oggettiva. Poi, ovviamente, la limitatezza del mezzo o l’imperizia o la volontà di chi lo usa, la trasforma immediatamente in verità’ soggettiva, per ultimo chi guarda vede con i suoi occhi e trasforma con il suo cervello e quel che esce da questa specie di telefono senza fili spesso e’ totalmente differente da quel che ne è entrato.
Se leggiucchiamo un po’ la storia del mezzo, ci si accorge come l’obiettivo, è sempre stato quello della ricerca della perfezione tecnica, specialmente agli inizi dove a colpi di brevetto si trascinava l’intero mercato da una tecnica ad un'altra più moderna che dava risultati sempre più verosimli, per finire ai nostri giorni dove il mondo digitale ha spazzato via quello analogico, ci piaccia o no, questa è la storia.
Ricerca della verità assoluta quindi, con immagini sempre più nitide e precise, ci manca un tassello comunque perché a dirla tutta queste immagini devono essere pure a buon mercato, sennò l’industria non tira, e se, tra un passaggio e un altro, la qualità non è immediatamente all’altezza dello stadio precedente, no fa niente, basta convincere “le masse” che il “nuovo” sia comunque migliore, magari anche se la “qualità” non sia ancora all’altezza magari si punta sulla velocità o sulla semplicità ad ottenersi od anche sull’economicità. Fatto sta che ancora oggi devo dire, le stampine 10x15 delle vacanze stampate dal laboratorio sottocasa sono mediamente peggiori di quelle di vent’anni fa; peggiori per me ovviamente, che piuttosto che vedere colori ipersaturi con dettagli inverosimili come ciglia e capelli in primo piano e scovare particolari dalle dubbie tonalità nelle ombre più recondite, preferivo le stampe dai colori pastello, dove la pelle appariva bella, liscia, senza difetti e se non si vedevano i capelli uno per uno pazienza; ma questo è un mio gusto e non c’entra nulla.
Ma proviamo un attimo a considerare la fotografia come puro e semplice linguaggio, come la parola o la scrittura o più verosimilmente come il disegno o la scultura perché essendo forme espressive “visuali” sicuramente più affine a queste. Ebbene, col disegno si possono fare molte cose da un capolavoro artistico ad uno schizzo tecnico ad una storia a fumetti ad una vignetta satirica…. e abbiamo visto quale putiferio questa possa scatenare. Con la scrittura poi, ce ne passa tra un romanzo, una poesia , un articolo su un giornale o la lista della spesa e sempre di scrittura parliamo. Chissà perche non possiamo pensare ad una fotografia semplicemente come ad un linguaggio che si esprimerà con le sue molteplici caratteristiche che potranno essere di precisione e nettezza o di sfocatura o di movimento o di granulosità o di saturazione o di morbidezza, semplicemente a seconda se dovremmo utilizzarla per un documento, per un ritratto, per un paesaggio eccetera. Come accennato prima, per la fotografia nel corso della sua storia sono state inventate e dismesse centinaia di tecniche e procedimenti diversi ed ogni novità ha praticamente soppiantato la tecnica precedente. Ora bisogna riconoscere che il professionista (giornalista, matrimonialista ecc) che ovviamente deve inseguire le “masse” abbindolate ed anche rassicurate dal modo comune, ma non vi trovo nulla di male bene inteso, ne’ da chi usa ne’ da chi si fa usare, è comunque una scelta; per il professionista dicevo è un passo obbligato, pena il fallimento. Poi ci sono “i consumers”, quelli che della fotografia, intesa come da chi si appassiona talmente tanto da iscriversi ad un forum, pur con mille sfumature, non gliene frega proprio nulla, basta che schiacciare il pulsante costi poco, questi comunque hanno preso sempre l’ultima novità, dai tempi di: tu schiaccia che poi ci pensa kodak in poi; e menomale che ci sono, perché sono questi che fanno fare i fatturati e oliano tutti i meccanismi. Infine una minoranza di persone, che fotografano per scopi diversi dal mercato, o per passione o per finalità espressive o per qualsiasi altro motivo; e che magari oltre a fotografare leggono scrivono e discutono; ebbene secondo me questo sparuto gruppo dovrebbe considerare le varie tecniche, digitale compreso, o forme espressive, ognuna delle quali può dare un particolare risultato, ne più ne meno di un’ utensile con il quale scrivere, scolpire o dipingere ottenendo un segno diverso a seconda di quello che si intende esprimere. Ecco che così facendo non avrebbe più senso parlare di nitidezza, morbidezza, mosso, intendendoli come mode o categorie, ma solo come une tra le tante possibilità espressive. Un problema è adesso, probabilmente molto di più rispetto a qualche decennio fa, che il mercato ha conquistato un importante spazio anche in quella minoranza di, diciamo, fotografi “espressivi”, alcuni dei quali sono stati battezzati dal mercato stesso, a torto o a ragione, come “artisti". Ovviamente quando si parla di soldi, “il mercato”nella sua globalità, (dall’industria a qualche critico) vuole metterci lo zampino e indirizzare il gusto anche di questi verso dove più gli fa comodo, cioè verso dove si guadagna di più (megapixel a ufo, gigantografie ecc.) Ne deriva quindi come non abbia senso parlare di fotografia borghese, ma il contraltare quale sarebbe, la fotografia proletaria? Conierei piuttosto il termine fotografia pilotata dal mercato, ma sicuramente non suona bene. Poi, citando Fellini e Bresson questi sarebbero autori che si rivolgevano al proletariato? Lo sfruttavano piuttosto, narrando spesso di povera gente, ma che quella gente andasse poi a vedere le mostre o i film ne dubito fortemente, ma quanti libri di Bresson pensate di trovare al di fuori di una libreria domestica borghese? Il pubblico pagante e per questo dettatore di regole è sempre stato Borghese, ma in certo qual modo anche lui è “massa” e quindi facilmente trascinabile dal mercato dove a questi conviene. Insomma fin che si parlerà di tecnica o di stile, la fotografia non dimostrerà mai di aver già fatto da più di un secolo il salto che le permette di rivelarsi per quel che trasmette osservandola, libera di utilizzare tutte le frecce che la storia, la sua storia, le ha messo a disposizione, incurante delle mode e dei borghesi.
Saluti
Fabio
Ultima modifica di effegi61 il 05/02/2015, 10:14, modificato 1 volta in totale.
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da isos1977 »

Penso che l'articolo vada letto come spunto di riflessione... e non per fare un trattato sul pensiero di Cotroneo e tantomeno per fare un trattato sociologico e/o semantico sul termine borghese...

Letto come spunto di riflessione, lo trovo interessante. è vero che con il passare del tempo abbiamo assistito a una progressiva ricerca della nitidezza (forse semplicemente frutto dell'evoluzione tecnologica in campo ottico), che forse ha fatto perdere il senso più profondo della fotografia. I grandi del passato ci insegnano che anche con strumenti oggi considerati mediocri (oppure obsoleti) si ottengono capolavori tuttora insuperabili e la grandezza di queste opere non dipende da quanto sono "nitide".

è anche vero che la tecnologia digitale ha permesso di superare alcuni limiti ottici e, ad esempio, si possono ottene immagini completamente a fuoco sovrapponendo scatti diversi fatti con piani di fuoco diversi. Sembra una cosa bella, ma in realtà si perde uno strumento espressivo importantissimo che è lo sfuocato... utile, ad esempio, per concentrare l'attenzione su un unico elemento a fuoco.
queste tecniche sono anche molto diverse da quelle utilizzabili con il banco ottico; è vero che questo strumento ha maggiori potenzialità per la messa a fuoco... ma è pur sempre uno il piano di messa a fuoco, che viene usato creativamente dal fotrografo per cercare di ottenere qualcosa che non sia mediocre e insipido. (o "borgherse"...)

P.S.
comunque HCB apparteneva alla borghesia, intesa come classe sociale; La sua era una famiglia di ricchi industriali. Poi probabilmente non era "borghese" inteso come aggettivo figurativo(dal dizionario della lingua italiana: "Mediocre, modesto: casa b., né povera né signorile. Che tende a rispettare l'ordine costituito, ad adeguarsi a norme e convenzioni tradizionalmente tipiche della borghesia: mentalità b.")
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Aleksej6
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Re: La nitidezza è un concetto borghese

Messaggio da Aleksej6 »

Uh, che messaggio lungo...
Ultima modifica di Aleksej6 il 05/02/2015, 11:01, modificato 1 volta in totale.

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