La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Discussioni sui vari accessori necessari in camera oscura (tank, termometri, marginatori, taglierine, focometri, timer, esposimetri, etc..)

Moderatore: isos1977

Avatar utente
Acutanza Umbra
guru
Messaggi: 469
Iscritto il: 06/06/2011, 17:04
Reputation:

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda Acutanza Umbra » 10/01/2013, 21:26

fabdort ha scritto:@ ACU. che velocità di rotazione usi per sviluppare le lastre ed i film?



Bentrovato.
Per le 20 lastre 4x5 dei giorni scorsi ho utilizzato la velocità N.2,
Oggi pomeriggio ho sviluppato 2 rulli di APX 400 consecutivamente ovvero in due tank 1502 usando, per scrupolo, la velocità N.1 per lo sviluppo ed il fissaggio, e la velocità N.2 per lo Stop ed il lavaggio senza utilizzare il prelavaggio. Stanno asciugando ma non si vedono striature di sorta, per ora.
Inoltre mi sembra che la rotazione vada meglio quando i rulli di plastica vengono completamente ricoperti dall'acqua.
Questo avviene sempre con la Tank per il 4x5, ma per la 1502 bisogna controllare, poichè i rulli si posizionano più in alto.
La APX era scaduta da un bel po', ma dovevo provare il magazzino Calumet 6x7.
Il foglietto riportava STUDIONAL 1+15 4,5 minuti. Io ho dato 7 minuti ad 1+30. Mi sembano OK (per una stampa senza virtuosismi).
Bello il formato 6x7...non credevo. :)
E poi l'antivelo Fuxia mi mancava! Pensavo di aver visto tutti i colori immaginabili, verde smeraldo con la Efke, blu oltremare con la Foma, Magenta con la Tmax old anche Nero (non mi ricordo con cosa, forse era l'Acupan) ma Fuxia mai. E' un piacere per gli occhi. Sembra proprio il gioco del piccolo chimico.
Devo solo provarci il 35mm.
ACU



Advertisement
Avatar utente
chromemax
moderatore
Messaggi: 9261
Iscritto il: 02/08/2010, 16:35
Reputation:
Località: Albiate (MB)

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda chromemax » 11/01/2013, 0:05

@
Avatar utente
Silverprint

Se usando la tank più grande che la macchina consente si esagera col chimico, forse il motorino sforza (ne dubito)

Ripeto, non ho mai usato una Jobo, ma:"The CPE-2 and CPE-2 Plus should not be used with more than 600 ml of solution. Excess volumes will limit the useful life of the rotation motor." :D

@
Avatar utente
Acutanza Umbra

Scusa perchè troppo piccole?
Anche questa cosa sembra una leggenda metropolitana finchè non si prova la CPE

Può darsi, non l'ho mai usata e non posso parlare per esperienza diretta, valuto solo quello che si trova scritto sui siti dei produttori: Kodak dice che per sviluppare un rullino 135 da 36 pose (circa 500 cm^2 di pellicola) in D-76 1+1 ci vogliono poco meno di 500 ml di soluzione (470 per la precisione).Un rullino 135 da 36 pose ha circa la stessa superficie di 1 rullo 120, 4 lastre 4x5, 2 lastre 5x7, 1 lastra 8x10. Jobo suggerisce un quantitativo minimo per la 1500 e 2 spirali da 135 o 120 di 240 ml, praticamente un quarto del minimo indispensabile con questo sviluppo. Idem per le tank 2500, con la 2551 con un minimo di 560 ml per 12 4x5, ma anche i 950 ml che indichi tu sono troppo pochi (secondo Kodak). Sicuramente le tank si possono riempire di più ma, vedi risposta ad Andrea sopra, la stessa Jobo suggerisce di non riempire con più di 600ml le tank sulle CPE2 per evitare stress al motore.
Per le Expert Drum (solo per le CPA, CPP e ATL) i quantitativi sono ancora minori, con 630ml per 5 8x10 (ci vorrebbero 2500 ml circa di D-76 1+1 secondo Kodak).
Non metto in dubbio che le Jobo siano ottime macchine e molto comode e produttive, ma imho anche un po' limitate; solo agitazione continua (niente pyro, o solo con formule speciali), solo sviluppi concentrati oppure diluti ma solo se sufficientemente energici da reggere in sicurezza uno sviluppo di una pellicola con pochi millilitri di sostanza attive. In buona sostanza la mia convinzione è che i quantitativi suggeriti da Jobo per tutti i formati di pellicola sono in generale un po' bassini, ma a volte veramente troppo esigui per sperare in una buona ripetibilità dei risultati che, mi sembra di aver capito, è quello che cerchi da queste macchine.
Poi magari Jobo ha fatto versioni con motori potenziati, oppure si legge in giro di motori OEM più potenti così da poter caricare le tank con sovrabbondanza senza patemi, ma questo non lo so
Forse per il colore il discorso è diverso, non lo so sto solo speculando, ma è al trattamento del colore che mi sembra che le Jobo sono principalmente indirizzate, la CPE2 in particolare al trattamento delle stampe.
O sbaglio tutto?



Avatar utente
Silverprint
moderatore
Messaggi: 11604
Iscritto il: 30/08/2011, 2:12
Reputation:
Località: Bologna
Contatta:

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda Silverprint » 11/01/2013, 1:00

Chiaramente ogni cosa ha i suoi limiti...

Ma quella dei motorini deboli mi pare una cavolata, poi certamente qualche motore si sarà anche rotto, per carità. La CPE2 l'ho usata pochissimo, ma ho usato allo sfinimento le ATL-1 (la cui base è la CPE2) anche con le tank grosse e se si rompe qualcosa, dal trentesimo anno, è la eprom. Ho usato moltissimo anche l'ATL-3 e la piccola 2200. La 2200 è ancora viva in uso quotidiano o quasi e ne ha fatti migliaia e migliaia e l'ATL-3 l'ho presa addirittura usata da un'agenzia...

Le quantità minime, imho, sono solo apparentemente un problema, nel senso che l'eccesso di densità che si avrebbe sulle parti più esposte sviluppando con agitazione continua DEVE essere compensata con un parziale esaurimento del rivelatore, vale a dire che se di rivelatore se ne mettesse una quantità normale i risultati nella maggior parte dei casi non sarebbero adeguati.
Casomai il difficile è dover giocare con diluizioni e tempi per ottenere la curva giusta, ma è un altro discorso.
Insomma per me il limite è casomai non potersi gestire l'effetto bordo... (ma ha me comunque non piace quasi mai :p ).

Io di rivelatori ce ne ho usati molti, D-76 compreso e senza problemi. Personalmente credo che riguardo le quantità minime di D-76 Kodak sia molto conservativa (e Ilford ottimista). Ma non è comunque un rivelatore che mi piace fresco, lo capisco solo in deep tank con rigenerazione.

È comunque sempre possibile usare una tank più lunga di quella che servirebbe per la pellicola per raggiungere le quantità minime di rivelatore raccomandate/desiderate, naturalmente nel caso che non convenga giocare con tempi e diluizioni o che siano davvero insufficienti. Le quantità date da Jobo comunque, come ha giustamente segnalato Chromemax, si possono anche aumentare, naturalmente senza oltrepassare l'altezza del tappo (poco meno di metà tank, in orizzontale, cioè).

È comunque vero che se si vuole il massimo della versatilità un rivelatore ad alta energia, diluibile più o meno a piacimento è la cosa più pratica (HC-110, Studional, etc.). Comunque mai avuto problemi neanche col Rodinal anche 1+50 o i Neofin in 700 ml, anzi... :D
L'unica incompatibilità che ho trovato fu col Dixactol di Thornton, tannante appunto.

Ora le Jobo le uso poco, le quantità di rulli che mi capitano non giustificano la fatica (porta in temperatura, riempi, controlla, programma, verifica) e mi pare più pratico usare normalissime tank. Però con una Jobo anche piccina 100 e più rulli in un giorno sono una passeggiata, senza contare che con una ATL mentre lei sviluppa tu puoi stampare e quando ha finito fa "bip bip", appendi i rulli e ricominci, insomma se serve produttività è favolosa.


Andrea Calabresi, a.k.a. Silverprint
http://www.corsifotoanalogica.it/wp

Avatar utente
Acutanza Umbra
guru
Messaggi: 469
Iscritto il: 06/06/2011, 17:04
Reputation:

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda Acutanza Umbra » 11/01/2013, 1:08

Mah, Chrome
Forse hai ragione e forse no.
Non conosco bene il D76, l'ho usato agli inizi e poi ho smesso.
Ma riporta una quantità di soluzione Stock minima?
Per ora stò usando lo STUDIONAL con le indicazioni del Vangelo secondo Silverprint.
Innanzitutto mettiamoci d'accordo su questo:
Io parlo di concentrazione minima dello sviluppo che serve ad una pellicola e non di quantità di soluzione di sviluppo minima per le tank con il sistema in inversione, di cui forse allude il documento Kodak.
Una cosa che ho capito è che lo sviluppo in rotazione richiede quantità di soluzione minore, non solo perchè se non si ponesse a circa metà del livello della tank ( posta orizzontalmente) non funzionerebbe (la pellicola deve entrare ed uscire dallo sviluppo continuamente) ma anche perchè proprio per la rotazione continua si ha il continuo rinnovo di sviluppo sulla pellicola. Il punto è proprio questo, la differenza è che con il sistema in inversione non si verifica ciò, ecco perchè quest'ultimo ha bisogno di più soluzione.
Potresti aver ragione se per esempio prendiamo il caso dell'HC110 poichè la specifica impone che la quantità minima di concentrato affinchè si possa stampare un rullo 135 è 6ml che corrisponde alla diluizione B (1+31) a meno di 240ml (poi faccio i calcoli precisi domani :) ) e quindi anche con la tank piccola ci rientrerei quasi preciso.
Poi per ora non mi voglio addentrare in altri sviluppi particolari (o pug......si) anche perchè il Pyro sarà fico ma è anche pericoloso (forse la causa del parkinson di Weston?).
ACU



Advertisement
Avatar utente
Acutanza Umbra
guru
Messaggi: 469
Iscritto il: 06/06/2011, 17:04
Reputation:

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda Acutanza Umbra » 11/01/2013, 1:15

Silver, ma il problema della ATL è la EPROM?
Se lo fosse non credo che sia un problema, oggi si può tranquillamente rimpiazzare con altro o anche riprogrammare.
ACU



Avatar utente
Silverprint
moderatore
Messaggi: 11604
Iscritto il: 30/08/2011, 2:12
Reputation:
Località: Bologna
Contatta:

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda Silverprint » 11/01/2013, 1:20

Non avrai problemi con l'HC-110 anche diluendo un po' di più. Garantito. Era il rivelatore più usato al laboratorio: di rulli in HC-110 + Jobo ne abbiamo fatti migliaia e migliaia. Per fare in fretta ed averlo sempre pronto avevamo anche un tanicone termostatato con ricircolo e rubinetto elettrico e pompetta.

Acu ho visto morire un paio di (eprom delle) ATL-1 (solo sulle ATL-1), il pezzo originale non è più reperibile e non ho trovato chi fosse in grado di adattarci altro, ma se fosse possibile sarebbe un ottima notizia! :)


Andrea Calabresi, a.k.a. Silverprint
http://www.corsifotoanalogica.it/wp

Avatar utente
Acutanza Umbra
guru
Messaggi: 469
Iscritto il: 06/06/2011, 17:04
Reputation:

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda Acutanza Umbra » 11/01/2013, 1:30

Bè generalmente le EPROM o si cancellano o si bruciano. Se si bruciano il problema è da ricercare a monte. Hai lo schema elettrico da fornirmi o sai dove posso trovarlo? Hai provato a cercare online qualche soluzione?
Io ho riparato un PRE audio/Video così.
Avevo il problema che ogni volta che spingevo un tasto, un forte bump veniva trasmesso al finale e dal finale alle casse. Semplicemente era rotto il transistor di muting che stava montato all'uscita.
Tramite le indicazioni di un tizio che su Flickr aveva messo la foto del Transistor che si rompeva in quel dato modello,ho risolto il tutto!
Potenza del Web.
ACU

P.S.
Sbaglio o informazioni sulla serie ATL sono scarsine online?



Avatar utente
Acutanza Umbra
guru
Messaggi: 469
Iscritto il: 06/06/2011, 17:04
Reputation:

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda Acutanza Umbra » 11/01/2013, 1:36

Silverprint ha scritto:Non avrai problemi con l'HC-110 anche diluendo un po' di più. Garantito. Era il rivelatore più usato al laboratorio: di rulli in HC-110 + Jobo ne abbiamo fatti migliaia e migliaia. Per fare in fretta ed averlo sempre pronto avevamo anche un tanicone termostatato con ricircolo e rubinetto elettrico e pompetta.


Ancora non ho provato con l'HC110 che in passato con il metodo in inversione mi ha dato gioie e dolori.
L'HC110 era lo sviluppo pure di Ansel Adams, e questo lo sappiamo tutti, però quello che si sa poco è che Egli non utilizzava in diluizione B bensì concentrazioni molto più diluite.
ACU



Avatar utente
chromemax
moderatore
Messaggi: 9261
Iscritto il: 02/08/2010, 16:35
Reputation:
Località: Albiate (MB)

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda chromemax » 11/01/2013, 17:12

Per ora stò usando lo STUDIONAL con le indicazioni del Vangelo secondo Silverprint.

Fotograficamente parlando sono ateo e agnostico :)) :)) :))



Non voglio sembrare petulante ma batto ancora sull'argomento perché mi sembra che qualcosa mi sfugga e vorrei capire meglio, quindi se rompo scusatemi :)

Le quantità minime, imho, sono solo apparentemente un problema, nel senso che l'eccesso di densità che si avrebbe sulle parti più esposte sviluppando con agitazione continua DEVE essere compensata con un parziale esaurimento del rivelatore, vale a dire che se di rivelatore se ne mettesse una quantità normale i risultati nella maggior parte dei casi non sarebbero adeguati.


Cioé, sparando cifre e nomi a caso, per 130 ml di D-76 1+1* per 6 minuti sviluppare una piana 8x10 così:

001.jpg


è lo stesso che svilupparne 1 così?

002.jpg


Cioé il contrasto della pellicola, al netto del soggetto, alla fine è lo stesso?

E se devo fare un N+?

*Ho preso il D-76 come esempio perché era quello di cui mi ricordavo che la Kodak aveva messo in guardia per una quantità insufficiente nel caso di utilizzo diluito in tank piccole.



Avatar utente
Silverprint
moderatore
Messaggi: 11604
Iscritto il: 30/08/2011, 2:12
Reputation:
Località: Bologna
Contatta:

Re: La rivoluzione Industriale in Camera Oscura - Jobo CPE 2

Messaggioda Silverprint » 11/01/2013, 17:42

Chiaro che no... :D

Però... se la quantità fosse sufficiente per la seconda immagine (quella densa) lo sarebbe anche per l'altra. Quindi bisogna vedere di quale grado di carenza di agenti rivelatori stiamo parlando.

Io credo che la compensazione da esaurimento, oltre a manifestarsi gradualmente, avviene già con livelli di agenti rivelatori non tanto ridotti, ovvero comunque sufficienti sia a produrre densità "elevate" sia ad annerire ampie superfici.

Nella pratica jobesca (ma anche in tank) io cerco come diluizione di partenza una diluizione che mi consenta di ottenere N-2 o un po' oltre con circa 4' di sviluppo, con tempi per N quindi del tutto medi 6-8' (grossomodo). In queste condizioni, ovvero con energie medie incluso eventuale parziale esaurimento, non ho mai rilevato densità inaspettate, ovvero eccessive in caso di negativi mediamente poco densi, o non sufficienti in caso di negativi mediamente densi.
Devo dire che i risultati in tank non differiscono granché da quelli Jobo, ottenuti con diluizioni maggiori e quantità di chimico ridotte (con tempi minimi abbastanza simili)... in pratica risulta possibile una compensazione dell'eccesso di densità in alte luci (o meglio della impennata della curva) dovuta all'agitazione continua con l'uso di un rivelatore che si esaurisce parzialmente.

Nel caso di eccesso di compensazione per esaurimento, si può sia lavorare con concentrazioni del rivelatore più elevate, sia lavorare con quantità di chimico maggiori (fino appunto al livello del tappo). La quantità di chimico che si può aggiungere non è poca, visto che il minimo suggerito da Jobo è proprio il minimo sufficiente a bagnare.

Purtroppo la mia esperienza col D-76 nella Jobo è relativa, non lo vedo tanto adatto alle Jobo anche trascurando il discorso sulle quantità minime. Ad ogni modo nella Jobo usato stock (1+0), le densità che si producono nelle alte luci diventano facilmente eccessive (curva impennata), quindi non direi che ci siano i paventati problemi di quantità minima... Insomma verrebbe voglia di diluirlo.


Andrea Calabresi, a.k.a. Silverprint
http://www.corsifotoanalogica.it/wp



  • Advertisement

Torna a “Accessori vari per camera oscura”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite