lo zoccolo duro della realtà

Discussioni sull'etica e sulla filosofia applicata alla fotografia

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NikMik
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Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda NikMik » 15/10/2016, 0:27

-Sandro- ha scritto:Nicola, il tuo è un rigurgito acido dello stomaco. Prenditi un maloox, e non pensarci più. :)


In effetti ero tornato da poco da una truculenta riunione di lavoro di quattro ore, beccandomi per giunta in strada un nubifragio con tempesta di fulmini... Ora sono calmo, seppure ancora un po' elettrizzato...

Il fatto che la fotografia sia stata manipolata nella storia e sia di per sé manipolabile non è per me un argomento convincente per rassegnarmi ad accettare senza reagire quelle orride e inutili operazioni di malgusto che Andrea ha rintracciato sul web (sì, mi riferivo proprio a quella serie).
Insisto a pensare che nella fotografia di reportage ci sia un patto implicito che lega l'autore a una responsabilità di tipo addirittura morale, una sorta di rispetto verso chi, guardando le foto, ti dà fiducia. Se mi fai comprare un libro intitolato "India" con le tue fotografie genere "reportage di viaggio", pretendo che quello che vedo nella foto fosse quello che avevi davanti per strada quando hai scattato in India, non qualcosa scattato in Malesia, certo, ma neanche qualcosa che hai messo tu o creato al computer o con altri fotomontaggi (qui grazie al cielo non si parla di digitale vs analogico).

So che è ingenuo da parte mia. Ma credo che ci sia un valore incomprimibile di documentazione in questo tipo di fotografia, e l'autore, inserendosi in questa tradizione, deve farsi responsabile di non falsificare almeno quello che io definirei appunto lo "zoccolo duro" della realtà: quello che si vede nella foto, doveva esserci. Altrimenti non sono fotografie di reportage, ma di altro genere. La truffa sta proprio nel non dichiararlo, ma di far passare libere creazioni d'immagini (legittimissime) per documentazione e reportage. Che poi nelle fotografie ci siano le soggettive intenzioni dell'autore e le mille infinite interpretazioni possibili non esime gli autori di reportage da questa forma di rispetto basilare.

Altro che Malox... mi ci vorrebbe l'Oban... ma è diventato troppo caro per me (o io troppo povero per lui...). :-h



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ammazzafotoni
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Re: RE: Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda ammazzafotoni » 15/10/2016, 10:47

Silverprint ha scritto:Immagine

Un lavoro decorativo è utile o inutile. Questo è utile o pacchiano (kitsch)?
Meglio prima o meglio dopo?

Una tale manipolazione è anche "causata" dal pubblico a cui si riferisce.
Preferiamo, noi, una scena ordinaria come tante, che vede varie persone starsene sotto il grigio acquazzone, o la rappresentazione quasi eroica di un lavoratore indefesso, unico a bagnarsi, sotto una meravigliosa luce?



Fabio Pasquarella
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Re: RE: Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda Fabio Pasquarella » 15/10/2016, 11:16

NikMik ha scritto:
-Sandro- ha scritto:Nicola, il tuo è un rigurgito acido dello stomaco. Prenditi un maloox, e non pensarci più. :)


In effetti ero tornato da poco da una truculenta riunione di lavoro di quattro ore, beccandomi per giunta in strada un nubifragio con tempesta di fulmini... Ora sono calmo, seppure ancora un po' elettrizzato...

Il fatto che la fotografia sia stata manipolata nella storia e sia di per sé manipolabile non è per me un argomento convincente per rassegnarmi ad accettare senza reagire quelle orride e inutili operazioni di malgusto che Andrea ha rintracciato sul web (sì, mi riferivo proprio a quella serie).
Insisto a pensare che nella fotografia di reportage ci sia un patto implicito che lega l'autore a una responsabilità di tipo addirittura morale, una sorta di rispetto verso chi, guardando le foto, ti dà fiducia. Se mi fai comprare un libro intitolato "India" con le tue fotografie genere "reportage di viaggio", pretendo che quello che vedo nella foto fosse quello che avevi davanti per strada quando hai scattato in India, non qualcosa scattato in Malesia, certo, ma neanche qualcosa che hai messo tu o creato al computer o con altri fotomontaggi (qui grazie al cielo non si parla di digitale vs analogico).

So che è ingenuo da parte mia. Ma credo che ci sia un valore incomprimibile di documentazione in questo tipo di fotografia, e l'autore, inserendosi in questa tradizione, deve farsi responsabile di non falsificare almeno quello che io definirei appunto lo "zoccolo duro" della realtà: quello che si vede nella foto, doveva esserci. Altrimenti non sono fotografie di reportage, ma di altro genere. La truffa sta proprio nel non dichiararlo, ma di far passare libere creazioni d'immagini (legittimissime) per documentazione e reportage. Che poi nelle fotografie ci siano le soggettive intenzioni dell'autore e le mille infinite interpretazioni possibili non esime gli autori di reportage da questa forma di rispetto basilare.

Altro che Malox... mi ci vorrebbe l'Oban... ma è diventato troppo caro per me (o io troppo povero per lui...). :-h

Ma infatti il punto è proprio quello, sulla bugia della fotografia a prescindere anche da evidenti manipolazioni si è detto molto, ma son cose risapute da pochi appassionati e addetti ai lavori. La persona comune tende a credere che la fotografia di reportage sia una riproduzione fedele della realtà, e anche se così non è, anche se è una bugia, piccola o grande, penso che invece l'autore debba essere onesto e contestualizzare scatto e manipolazione con un minimo di informazioni. Altrimenti non fa reportage laddove l'aspetto documentativo è travisato e prevale invece la funzione "artistica" di uno pseudo pittore che dispone a suo piacimento piuttosto che ri-prendere.

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Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda NikMik » 15/10/2016, 11:33

Sul gusto manierato: è vero che piace di più al volgo il kitsch di certe luci finte e scenari fintamente perfetti... ma è anche responsabilità degli artisti formare il gusto con le loro opere non seguebdo le mode più becere. Non dare sempre alla plebe quel che vuole. Se no che arte è? Sono venditori di poster per adolescenti.



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Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda kiodo » 15/10/2016, 16:59

Il patto di cui parli, Nicola, esiste eccome: mi fido di chi mi presenta come fotogiornalismo il suo lavoro, mi fido nel senso che credo che ciò che mi mostri sia ciò a cui hai assistito, fatta salva la tara dell'aggiustamento basico di esposizione, contrasto e, mi voglio rovinare, bilanciamento del bianco.
Se invece l'autore si presenta come artista o narratore ("storyteller"), il patto, sempre presente, tra lui e io che osservo l'opera, ha termini ben diversi. So bene che le opere di Giacomelli, o di Fontana, per stare sui classici italiani, non sono rappresentazione fedele della realtà, ma opere dell'immaginazione ottenute attraverso manipolazioni, distorsioni tonali, interventi localizzati, e insomma ogni artificio tecnico nella tavolozza dell'autore. Va bene così, perché ne Giacomelli ne Fontana si presentano per fotogiornalisti, ma per artisti che utilizzano la fotografia. Non c'è truffa.
Mc Curry ha costruito la sua fama sul mito del reporter, della descrizione del mondo. Anche l'agenzia per cui lavora, la Magnum, basa la sua offerta sul fotogiornalismo più serio, onesto e corretto. Se vedo una foto timbrata Magnum, sono portato a credere, dato il prestigio della firma, che gli eventi ritratti di siano verificati così come la fotografia mostra, con la tara del punto di vista dell'autore (ogni giornalista ha il suo, ovviamente, e presenterà quindi il lato che predilige di un evento a cui ha assistito). Nel momento in cui mi accorgo che un fotogiornalista ha modificato non solo il cromatismo e l'esposizione della scena, ma ha alterato anche la riproduzione ottica, spostando parti dell'immagine, clonandone altre ed eliminandone altre ancora, mi sento truffato. Mc C, che non mi è mai piaciuto neanche sul piano stilistico, ci ha detto di fare cronaca dall'India, mentre ha raccontato storielle "gradevoli", ma completamente inventate. Ha spostato cartelli stradali e passanti all'Havana, senza dichiararlo. E come potrò mai più credere a ciò che vedo nelle sue illustrazioni (che fotografie non son più!) quando mi mostra, per esempio, monaci tibetani che passeggiano sui muri?
Dopo un lungo silenzio, suo e, ancor più grave, della Magnum, il mc ha dichiarato che... da tempo lui non fa più fotogiornalismo, ora è uno storyteller! Forse si era dimenticato di avvisarci? O forse era ben cosciente del fatto che il suo brand incassa a palate, tra mostre, libri e diritti, proprio perché è basato sul concetto del fotogiornalismo?

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Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda NikMik » 15/10/2016, 18:21

Trovo conforto nel sapere che questo "patto" esiste anche per altri...
Non sapevo di quest'ultimo sviluppo della vicenda. Una deriva penosa...



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Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda vngncl61 II° » 15/10/2016, 22:18

NikMik ha scritto:Trovo conforto nel sapere che questo "patto" esiste anche per altri...


Il patto di cui parli ha valore zero, per "manipolare" la realtà non c'è bisogno di "manipolare" un'immagine, basta farla apparire per ciò che si vuole, l'interpretazione di cui parlavo, è a monte dello scatto, non a valle, già usare un'ottica al posto di un'altra è una "interpretazione", e può dare risultati molto più "falsi" di quelli di Mc Curry.


Nicola


Meglio farlo, e poi pentirsi, che rimpiangere di non averlo fatto.

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Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda Fabio Pasquarella » 15/10/2016, 22:36

vngncl61 II° ha scritto:
NikMik ha scritto:Trovo conforto nel sapere che questo "patto" esiste anche per altri...


Il patto di cui parli ha valore zero, per "manipolare" la realtà non c'è bisogno di "manipolare" un'immagine, basta farla apparire per ciò che si vuole, l'interpretazione di cui parlavo, è a monte dello scatto, non a valle, già usare un'ottica al posto di un'altra è una "interpretazione", e può dare risultati molto più "falsi" di quelli di Mc Curry.


quoto...è proprio quello che intendevo nel mio post...la "bugia" a prescindere dalle manipolazioni



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Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda vngncl61 II° » 15/10/2016, 23:21

Non necessariamente una "bugia", che presuppone la volontà d'ingannare, più semplicemente, rappresentare la realtà in assoluta buona fede, ma comunque condizionati dal proprio punta di vista, una oggettività soggettiva.


Nicola


Meglio farlo, e poi pentirsi, che rimpiangere di non averlo fatto.

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Re: lo zoccolo duro della realtà

Messaggioda Fabio Pasquarella » 15/10/2016, 23:29

vngncl61 II° ha scritto:Non necessariamente una "bugia", che presuppone la volontà d'ingannare, più semplicemente, rappresentare la realtà in assoluta buona fede, ma comunque condizionati dal proprio punta di vista, una oggettività soggettiva.


scritto tra virgolette proprio per cogliere tali sfumature :)





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