(lungo) La foglia --parte 1 la ripresa--

Racconta un tuo scatto, le scelte prese, l'inquadratura, il soggetto, la tecnica di sviluppo e la metodologia di stampa...

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chromemax
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(lungo) La foglia --parte 1 la ripresa--

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Vi vorrei raccontare uno scatto che ho fatto circa un mese fa e che per le modalità della foto è stato leggermente diverso dal solito, con magari qualche spunto che può incuriosire chi vuole intraprendere la strada del grande formato.

La foglia --parte 1 la ripresa--

Era qualche giorno che ogni mattina, quando mi affacciavo dal balcone per fumarmi la mia prima sigaretta dopo il caffé della colazione, la vedevo lì, penzolare dalla pianta di vite e sulla cui faccia i primi freddi notturni avevano cominciato a disegnare i segni dell'autunno incipente. La foglia aveva una bella forma e sporgeva dal groviglio vegetale quel tanto che bastava per essere illuminata dal chiarore del cielo.
Ogni mattina la guardavo e mi dicevo "sarebbe proprio una bella foto", ma poi, un po' per pigrizia, un po' perché il traffico dell'ora di punta mi imponeva di uscire qualche minuto prima per non ritardare a lavoro, desistevo.
Quella mattina era una giornata molto calda, l'ultima coda dell'estate, e il cielo coperto da una coltre lattiginosa rendeva l'aria afosa e sgradevole, ma la luce diffusa dalla copertura nuvolosa illuminava quella foglia in maniera perfetta, enfatizzandone la colorazione autunnale, che si allargava dalle venature nel giallo e nel rosso fino al verde.
Guardo l'orologio, forse non faccio in tempo, ma questa foto la voglio fare, tanto più che in frigo ho 2 chassis già carichi.
In preda ad una sorta di "trance creativa" corro su e prendo il trolley-zaino con dentro il banco ottico; nei pochi secondi in cui salgo le scale la fotografia si materializza nella mia mente, in una previsualizzazione nitida e perfetta.
Il mio cervello si muove in fretta, ho poco tempo e voglio quello scatto.
<<Cavalletto... mi serve il cavalletto>> mi dico; quello più leggero di legno è chiuso nella sua custodia e poi devo montarci sopra la testa, troppo tempo. Prendo il Linhof in metallo, già pronto, ingombrante e pesantissimo. Porto tutto in giardino e poi ancora su, di corsa.
<<Dov'è l'esposimetro?... allo spot ho tolto la batteria ma quello a luce incidente è pronto, mi faccio andare bene questo>>.
Come obbiettivo opto per l'Apo Ronar 360mm, tanto più che è ottimizzato per le brevi distanze, e quindi sballo dalla plastica gli chassis tenuti frigo; il tempo dell'allestimento della macchina è il massimo che posso concedere alle pellicole per acclimatarsi.
In fretta monto la macchina e la fisso al cavalletto e, con qualche sofferenza della mia schiena, sposto l'armamentario in giardino, posizionandomi per l'inquadratura che avevo in mente.
Comincio ad allontanare le standarte e mi accorgo che la slitta è troppo corta per la messa a fuoco richiesta. Altra corsa su per le scale: <<Dove ho messo la prolunga!>> penso, maledicendo il mio disordine; apro un paio di sportelli e alla fine salta fuori dentro un cassetto, l'afferro e mi precipito giù in giardino.
Fissata in pochi secondi la prolunga, caccio la testa alla rinfusa sotto il panno nero e comincio a fare una messa a fuoco di massima e una prima inquadratura; tra i 30 cm dell'ottica e la messa a fuoco ravvicinata, sono vicino al limite d'estensione del soffietto. Devo panoramicare leggermente in basso, il cavalletto è troppo alto anche alla sua minima estensione, e compenso con un leggero basculaggio del dorso, anche per guadagnare un po' di fuoco; con un po' di decentramento l'inquadratura è quella giusta.
Sposto le mani sulle manopole di messa a fuoco fine, sbuco dal telo nero in cerca della loupe... dov'è la loupe! Altra salita di scale di corsa, guardo l'orologio, dovrei uscire tra 5 minuti.
Tra l'afa e la corsa sulle scale sono già tutto sudato; mi rinfilo sotto il panno nero, finalmente con la loupe nelle mie mani, l'appoggio sul fresnel e avvicino l'occhio per controllare il fuoco. Troppo caldo e troppa umidità, si appanna tutto, occhiali e loupe... trattengo il fiato ma serve a poco.
Riemergo in cerca di un po' d'aria e le zanzare tigre hanno già cominciato a fare colazione sui miei polpacci. Passo la maglietta umida sugli occhiali prendo un'altra boccata e mi reimmergo sotto il telo per tentare di mettere a fuoco, sperando che il vapore mi lasci qualche secondo prima di condensarsi sulle lenti degli occhiali. Dopo molte apnee il fuoco mi sembra abbastanza buono, ma non riesco a controllare con più precisione e decido di confidare nella profondità di campo.
E' il momento di prendere l'esposizione; per la Fomapan 100 il mio EI è 50 e su questa sensibilità imposto l'esposimetro. Avvicino il sensore alla foglia, inclinando la calotta sferica per la lettura incidente leggermente in basso e comprendo la parte superiore con la mano, per mascherare parte della luce proveniente dal cielo ed evitare che la sua luminosità falsi troppo la lettura.
Smanetto un po' con i tasti, cercando una coppia tempo/diaframmi con un valore piuttosto chiuso: f45 8 secondi, mi sembra buono. Contemporaneamente ricordo a me stesso che devo aumentare un po' il contrasto in sviluppo, per enfatizzare la texture della foglia e differenziare maggiormente le sfumature di colore.
Muovendomi in maniera quasi frenetica imposto il diaframma sull'obbiettivo e il tempo sull'otturatore: <<Otto secondi, dov'è andato a finire il tempo di 8 secondi?>>
La fretta e la foga cominciano ad impappinarmi il cervello, la parte lucida di me stesso mi urla <<Devi usare la posa B!>>.
La posa B? Allora devo compensare l'effetto di non reciprocità! Ma quanto? Ho bisogno delle tabelle!
Di nuovo su di corsa per le scale in cerca del datasheet della pellicola; rovisto in più posti ma non lo trovo, e mi maledico ancora per il mio disordine, in compenso mi capita tra le mani il foglio della FP4+. Decido che va bene lo stesso, non ho più tempo, sarei già dovuto essere in viaggio. Controllo rapidamente la curva, + 1 stop è l'incremento suggerito.
Ridiscendo in giardino ma questa volta mi ricordo di prendere anche il cronometro.
Ci siamo, mi dico, f45 16" è l'esposizione giusta.
Apro il dorso, inserisco lo chassis dietro il vetro smerigliato e intanto costringo il mio cervello a ripetere il mantra imparato dopo molti errori: <<Ricorda di chiudere l'otturatore, chiudi l'otturatore, chiudi l'otturatore...>>
Avvito il flessibile e mi allontano di un passo dalla macchina; guardo la foglia, guardo la macchina e qualcosa non mi convince. Mi fermo un attimo, non capisco cosa c'è che non va. Il soffietto! Devo compensare l'estensione del soffietto, ma di quanto è allungato? <<Ma perché non riporto una scala graduata sulla rotaia, come è scritto su tutti quei libri che ho comprato? Ma perché sono sempre così improvvisato?>> sono i pensieri nella mia testa in quegli istanti. Non posso e non voglio fare un'altra scalinata per cercare il metro; il sudore mi riga la faccia, sono madido e l'afa è veramente opprimente. Allargo il palmo sulla rotaia e faccio una misura a spanne: uno stop è abbondante, al massimo si sposta tutta la gamma in alto sulla curva, ma il contrasto d'illuminazione è basso e il margine di sicurezza ampio. Una veloce valutazione e stabilisco la mia esposizione a 28" f45.
Chiudo l'otturatore, tolgo il volè e con una mano schiaccio il flessibile e con l'altra faccio partire il cronometro.
28 secondi sono lunghi e la mio sguardo oscilla tra il soggetto e il cronometro: 16, 17, 18... una leggera folata di vento fa oscillare la foglia quando mancano solo 5 secondi. Maledizione!
Reinserisco il volè, giro lo chassis e mi preparo per una seconda esposizione, aspettando che quella leggera folata, sollievo per il mio corpo accaldato ma mortale per la mia foto, si plachi. L'otturatore scatta ma il vorticare di un brandello di foglia secca rimasto impigliato in una ragnatela accanto alla mia foglia mi indica molto chiaramente che anche questa foto non sarà nitida per colpa della brezza.
Oramai rinuncio a controllare l'ora, il ritardo è incolmabile e la mia mente è altrove.
Dentro il secondo chassis, terzo scatto e altro scherzo di Eolo che rovina anche questo.
Mi rimane un'ultima lastra, sono rassegnato ma sono in ballo e continuo a ballare: <<Chi la dura la vince>> mi dico con poca convinzione e faccio partire all'unisono, per la quarta volta, otturatore e cronometro . Questa volta la mia manica a vento fatta di ragnatela rimane immobile per tutti i 28 secondi: lo scatto è mio!.
Mi rincollo il cavalletto sulle spalle per ritirare l'attrezzatura e scappare al lavoro, dovevo essere in viaggio già da 25 minuti. Prima di cambiarmi la maglietta accatto un foglio di carta e scarabocchio i dati dello scatto, prima che svaniscano dalla mia labile memoria, e in un sussulto di lucidità mi annoto anche di non esagerare con lo sviluppo perché la lunga esposizione contribuirà ad innalzare il contrasto
Filo in macchina più velocemente che posso, esausto ma felice... solo 35 minuti di ritardo...

(segue)



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