mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Discussioni su pellicole, carta e chimica per la fotografia in bianco e nero

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paolob74
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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da paolob74 »

Bravi ragazzi....

Ottima discussione...

Me ne esco pure io con la domanda del secolo:

Quindi quando brucio devo sempre cambiare il contrasto? Più o meno ma è necessario per non scurire le parti "scure" vicine?



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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da Silverprint »

zioAlex ha scritto:Io mascherature e bruciature non le ho mai fatte! :ymblushing:
Accipicchia! Purista... :))
Ma no! Mascherature e bruciature vanno fatte, senza l'immagine può risultare povera visto che mancano strumenti fondamentali di interpretazione.
E se mancano gli strumenti per interpretare si finisce per ridurre il proprio vocabolario visivo a quelle situazioni che vengono bene senza interventi, o ad accontentarsi di risultati non pienamente soddisfacenti. Buttati e prova! :)
zioAlex ha scritto: In linea di massima cercavo di regolarmi con il contrasto, sia con i filtri e sia con sviluppi (carta) diversi, anche se poi qualche piccolo intervento di mascheratura l'ho fatto per non far perdere dettaglio nelle ombre..... :-*
:)) E allora? le fai o non le fai? :D
Ecco magari proprio la mascheratura leggera per schiarire l'ombra è di correzione e non tanto d'interpretazione e di solito serve pure a poco; serve a poco nel senso che potrebbe bastare ridurre un po' il contrasto per ottenere la stessa densità nelle ombre e un insieme più "naturale". Sempre parlando in generale, s'intende.
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Attilio Canella
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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da Attilio Canella »

Ciao FRANNY era ora che ti sentivo.
Devo dirti che Silverprint ti ha dato delle risposte che condivido pienamente sulle mascherature e bruciature, cosa, per altro, che tu ci vai spesso su questo argomento. Fare bruciature o mascherature non significa che si ottengono immagini fine art (almeno questo e il mio punto di vista).
Un immagine Fine art significa un negativo perfettamente esposto e perfettamente sviluppato con un bagno che dia quello CHE TU HAI NELLA MENTE DI VOLERE OTTENERE. Devi pensare che il neg deve avere tutta la scala di grigi e neri, non tralasciando anche il tipo di sviluppo per carta per il tono che vuoi ottenere e questo lo devi cercare SPAZIANDO nei tipi di sviluppi; fare esperienza fino a quando trovi la tua linea, il tuo GUSTO interpretativo e poi non cambi più...
Lascia perdere le mascherature o bruciature che come dice SILVERPRINT sono delle pezze per mascherare qualche errore a meno che non vuoi dare delle strane interpretazioni o effetti...
Un cielo che in realtà era bianco, ma che lo scurisci con una bruciatura lo si vede perché per quanto sei preciso ti crea un alone dal resto dell'immagine bianco sfumato (irreale) ((((( a MILANO IL CIELO E BIANCO DI NATURA COME FARE????? =))

Comunque per mascherare io oltre alle mani, proiettando l'immagine sul piano di lavoro, ritagliavo del cartoncino sagomato pressapoco come il bordo della parte da bruc. o masc. più piccolo ovviamente, e con filtro rosso inserito nell'ingranditore mi posizionavo a metà tra piano obiettivo e ;) spostando il filtro rosso non usavo il temporizzatore ma contavo a voce 01..02..03 ecc ecc ecc muovendo il cartoncino leggermente per non creare il bordo, come dice Silverprint...
Poi quando scatti delle foto come descrivevi sopra perché non ne fai tre di scatti variando esposizione uno per il cielo, uno per le ombre, l'altro la via di mezzo. Sempre se sono foto studiate, per quelle da fotoreporter !!!!!!!!!!! :)) ciao FRA......
Aspettavo di vedere le tue foto un mese fa... sono qui che aspetto ancora.

ATTILIO
Ultima modifica di Attilio Canella il 20/06/2012, 23:59, modificato 1 volta in totale.

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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da Silverprint »

paolob74 ha scritto:Quindi quando brucio devo sempre cambiare il contrasto? Più o meno, ma è necessario per non scurire le parti "scure" vicine?
No, sempre no, ma diciamo che è un caso che si verifica spesso, per esempio nelle foto di paesaggio.
Se ci sono delle parti che non sono chiare e verranno interessate dalla bruciatura per evitare che queste si scuriscano troppo allora fare la bruciatura col contrasto ridotto (anche molto e eventualmente con l'aggiunta di una pre-velatura) è l'unico modo.

Poi è chiaro che si verifica (meno spesso) anche il caso opposto, cioè di andare contro-pelo e fare una bruciatura con un contrasto elevato. Succede per esempio in contro-luce quando ci sia del flare che si voglia rendere meno evidente. Il flare riduce localmente il contrasto, e bruciare l'area interessata con un contrasto elevato è spesso l'unica possibilità.

E... senza dimenticare che spesso si fanno lasciando il contrasto inalterato! :)
Sono quelle che con interventi delicati fanno il grosso dell'interpretazione dell'immagine consentendo di modulare il "peso" delle varie parti dell'immagine (composizione tonale ;) ).
Se invece gli interventi non sono delicati... beh, sono correzioni ed è il caso di ri-verificare che la scelta del contrasto sia davvero quella opportuna.
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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da zioAlex »

A mio parere ci sono 2 tipi d'interventi per mascherature e bruciature, uno è intervento "tecnico" e l'altro "interpretativo"....
Come ho già detto, in linea di massima non le faccio, quindi non mi sono fatto uno schema sugli interventi da eseguire es: esp. +20% su una zona, etc. etc..

Si lo so, ne sono consapevole mi ci dovrei mettere solo per fare sia mascherature che bruciature!
Inoltre credo che si è veramente dei bravi maghi ad usare questa tecnica solo se non si "vede" la tecnica.. :)
Però Andrea, da come hai scritto sembra che questi interventi si usano "solo" per correggere degli errori....
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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da Silverprint »

guarrellam ha scritto:Come le effettuate fisicamente, di cosa vi avvalete oltre le mani?
Io le mani non le uso quasi mai... ;)
Hanno dei grossi limiti: sono piccole, vale a dire che su stampe medie (30x40, per es.) si è costretti a tenerle molto vicine all'obbiettivo e quindi ad avere sempre effetti molto sfumati che non sempre sono adatti. Sono grosse :)) cioè non si riesce a fare interventi piccoli. Non si possono fare interventi di mascheratura a centro immagine (a meno di vere acrobazie).

Io ho un "set standard" di strumenti (duplicato in scala per le gigantografie). Uso dei cartoncini da passepartout 30x40, neri da un lato, bianchi dall'altro con una serie di fori circolari di diametro crescente. Coi "fori" costruisco delle palette che uso per mascherare. Poi uso due fogli senza fori, uno è sempre comodo per coprire parte dell'immagine che non deve avere interventi. l'altro lo uso come "otturatore": viene posizionato sotto al foglio forato e rimosso al momento che il foro è nella posizione adatta. Uso poi due fogli tagliati a forma di "L" combinando i quali si possono fare bruciature di varie forme.

L'uso del cartoncino da passepartout bianco/nero è importante, il lato nero è sempre rivolto verso l'immagine ed evita riflessioni; il lato bianco è comodissimo perché su di esso è visibile l'immagine e consente quindi di "mirare" gli interventi.

Non uso mai maschere tagliate appositamente, non servono se gli interventi vengono fatti a modo.

Credo che costruirsi il "set standard" sia importante, ci si abitua e si riesce ad usare per ogni tipo di intervento. Da un foglio 120x80 si ricavano 6 fogli 30x40, su 4 si fanno i fori. Sul resto, che si avrà cura di lasciare 60x40, si ritagliano i due fogli ad "L".
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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da Silverprint »

zioAlex ha scritto:A mio parere ci sono due tipi d'intervento per mascherature e bruciature, uno è intervento "tecnico" e l'altro "interpretativo" (...)
Giusto, sarebbe quello che chiamo "correzione" ed "interpretazione". Solo che bisogna tenere conto che il confine non è sempre netto. Per esempio (classico nel paesaggio) stampare la "terra" con un contrasto più elevato e bruciare il "cielo" con uno più basso quando si voglia maggior contrasto locale sulla terra, è una correzione o una interpretazione?
È il caso classico in cui l'uso dei filtri ed il sistema zonale non bastano, neanche entrando nell'ultra fine-art e cercando di modellarsi una curva caratteristica su misura... ;)
zioAlex ha scritto:Però Andrea, da come hai scritto sembra che questi interventi si usano "solo" per correggere degli errori....
Eh... purtroppo e quasi sempre vero! :( Il classico errore è NON sapere regolare il contrasto. Si fa un provino scalare su un grado X "a sensazione" poi si sceglie un tono che va bene su un area "importante" (nota bene che qualunque sia il contrasto è sempre possibile avere un tono X che va bene solo cambiando l'esposizione!! =)) ) e poi giù di buona lena ci si lancia in laboriosissime mascherature e bruciature di correzione... :( :wall:
zioAlex ha scritto:Inoltre credo che si è veramente dei bravi maghi ad usare questa tecnica solo se non si "vede" la tecnica.. :)
Nel 95% dei casi si, mascherature e bruciature NON si devono vedere.
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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da zioAlex »

Sei stato chiarissimo e condivido in pieno! ;)

Sugli interventi da eseguire per correggere gli errori c'è stato un disguido (interpretativo :)) ):
credevo che non ti stessi riferendo alla fase di stampa, quindi al saper usare il giusto grado di contrasto, ma più che altro alla fase di ripresa e conseguentemente alla fase di sviluppo... ;)
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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da Silverprint »

@Attilio,

Di tutto di più! :D

Senza entrare nei dettagli, mi hai stimolato una riflessione generale e generazionale :) , avendomi fatto involontariamente notare (da quel che descrivi mi fai supporre il tuo uso della carta graduata) che io ho dato per ovvio e scontato l'uso della carta a contrasto variabile. La cosa forse oggi è ineludibile, ma solo pochi anni fa non lo era affatto.

Quando cominciai si usava normalmente la carta a gradazione, e quelle a contrasto variabile erano ancora sopratutto una scelta di risparmio ed erano generalmente mal considerate dagli esperti (in parte a ragione, in parte a torto) ... Poi poco dopo sono arrivate le nuove generazioni di carte a contrasto variabile, finalmente di livello più che adeguato alla stampa fine-art, che hanno cambiato le carte in tavola aprendo "nuovi" ed efficaci strumenti interpretativi.
Io ho abbandonato senza rimpianti le carte a gradazione (va beh... una lacrimuccia per l'Ilford Galerie e l'Oriental bisogna piangerla =(( ) ed esplorato felice le nuove possibilità di manipolazione.

Come detto, inizialmente le carte a contrasto variabile spesso non furono ben accolte, a torto ed a ragione. A ragione perché alcune avevano problemi tecnici, soprattutto nell'incrocio tra le due emulsioni (ancora presenti su alcune carte economiche e ogni tanto sulla MG IV RC), e non raggiungevano i gradi estremi o D-max molto elevate; a torto perché spesso non le sapevano usare! :p C'erano anche leggende che attribuivano i "problemi" delle carte a contrasto variabile ad una immaginaria minore concentrazione d'argento (è falso, siamo oltre i 2 gr.mq, quelle a gradazione ne hanno meno), in realtà il problema era molto più banale e sostanziale: non andavano più bene i negativi finora fatti!
Le carte a contrasto variabile evolute (IV generazione?) avevano in media un Iso-range per la gradazione 2 intorno ai 100, quelle graduate intorno a 120, in pratica per avere la stessa latitudine sulla stampa occorreva fare negativi decisamente più morbidi. Ora, pare, che quelle nuovissime (V generazione?), nate dopo gli sconvolgimenti della metà della prima decade (chiusura di Agfa ed altri), abbiano di nuovo un range comparabile alle vecchie carte graduate, ma devo ben verificare visto che negli anni delle tragedie ho accumulato scorte "da guerra". :)

Tornando in topic...

Con le carte a gradazione la vita è dura! Le variazioni di contrasto ottenibili con variazioni dello sviluppo, sia cambiando i chimici, sia tempo/temperatura/agitazione non sono certo paragonabili a quelle ottenibili sulle carte a contrasto variabile e sono anche più "laboriose", fino agli estremi degli sviluppi localizzati a pennello con le formule di Beers (e varianti)...
La variazione continua del contrasto che si può fare con una testa colore, o con una testa "multigrade" era un sogno...

Un ultima cosa, se abbiamo la carta a contrasto variabile, non usiamola come se fosse a gradazione, cioè non cambiando contrasto (sulla stessa immagine) alla bisogna! :D
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Re: mascherature e bruciature... come-quando-perchè

Messaggio da franny71 »

ciao Attilio, ben trovato!
bene, vedo che l'argomento suscita un pò di interesse...
Andrea mi sta dando un sacco di informazioni, scaturite anche dalle domande di tutti voi.
io presonalmente utilizzo carta ilford MGIV FB, tra quelle provate non è sicuramente la migliore, ma ne ho circa un 80ina di fogi da fare prima di passare ad altro...
ho notato che i neri tendono a saltar fuori meno (o più lentamente?) rispetto ad altre carte, tipo la brovira e la bergger.
normalmente cerco il contrasto giusto dopo aver trovato il punto di bianco, questo per avere dei neri accettabili.
purtroppo la mia esperienza non è tale da aiutarmi in tal senso, ecco perchè a volte utilizzo la mascheratura.
Attilio, per farti vedere qualche stampa dovrei tornare a Milano, ed ora non credo sia possibile...
ma prometto di farti vedere qualcosa appena passo...
Andrea, mi spieghi meglio la tua ultima frase?
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