Ne sentiremo parlare

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utente04

Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da utente04 »

Molto bene, non mancherò di visitarla, anche perchè da casa mia ci arrivo a piedi.



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Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da Silverprint »

Orari ed indirizzi messi ben chiari, qui: http://www.arte.it/calendario-arte/bolo ... alere-2750

Io ci sarò sabato, dalla tarda mattinata. Spero d'incontrarvi numerosi! :D
Andrea Calabresi, a.k.a. Silverprint
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rame
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Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da rame »

Io passo... sono ammalato :(( :(( :((

Ma ditemi c'è anche il Melodi e l'Holliwood tra le foto?

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Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da Silverprint »

Sai non lo so! Non conosco il nome di una sola balera!
Devi chiedere direttamente a Gian Luca...

Qui il link della pagina FB: https://www.facebook.com/events/401541179931495/

Nel frattempo mi sono spremuto (forse un po' troppo energicamente) le meningi ed ho partorito un compicato testo critico. È qui sul blog: http://www.corsifotoanalogica.it/wp/blog

Il frutto di tanta spremuta mi pare un po' complicato: la necessità d'esser sintetico, mi fa spesso partire per lidi ultraterreni... :))
Comunque per i coraggiosi che dovessero sopravvivere alla lettura mantenendo un po' d'energie per commentare o far domande sono disponibilissimo a (tentare di) chiarire. :( :ymsick:
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Luca Ghedini
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Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da Luca Ghedini »

Ci andrò questo pomeriggio, dato che vado a Arte Fiera...
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persirex
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Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da persirex »

Bellissima critica, che mia ha dato molti spunti su cui pensare, grazie Andrea!
Però vorrei porre una domanda, che non sono riuscito a chiarirmi in mente in toto:
Quando dici:

"Demandare il significato allo “speciale” agire del fotografo (Klein, Bresson, etc.) ovvero il tentativo di fare una “fotografia automatica” in analogia alla “scrittura automatica” bretoniana non ha funzionato: Klein o Bresson finiscono solo per creare uno stile con cui li si identifichi e il povero Stieglitz fallisce l’intento dei suoi “Equivalents” ricadendo altresì e per altre vie nei cliches estetici che si era voluto lasciare alle spalle."

intendi dire che le immagini di Klein e Bresson non riescono a esprimere un significato senza che le si rapporti al fotografo stesso, cioè senza che il fotografo ne riveli un significato particolare, o che è nell'intento del fotografo non attribuire un significato "universale ed oggettivo" alle sue immagini? (o altro?)
Lo chiedo forse anche perché non mi figuro bene in mente l'analogia fotografica della "scrittura automatica" (sono uno di quelli che per l'appunto non ho mai ben compreso molte imamgini di Bresson o simili, ora qualcuno potrebbe proclamare il sacrilegio, ma ammettere la mia ignoranza è già un buon punto di partenza, no? :D

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Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da Silverprint »

Complimenti a Persirex per la tenacia!

Intendo dire che quelle immagini hanno significato solo nel momento in cui il fotografo ci manifesta le modalità del suo agire, ovvero che il significato delle immagini non è nelle immagini, ma nel sapere del particolare agire di chi le ha fatte. Senza le intenzioni dichiarate, che si palesano (in testi, didascalie, dichiarazioni) al di fuori delle immagini stesse, queste immagini non vivono o vivono diversamente da come furono intese.

Per Klein é il "trance witness reveals", unito al dichiarato disinteresse nel procedimento.
Per Bresson è il "cogliere il mondo in fallo".
Per Equivalents di Stieglitz è nell'equazione tra atto fotografico e umano sentire.

Da dove traggono origine queste posizioni teoriche, quali sono i presupposti per cui esse dovrebbero essere valide?

A mio vedere uno dei nodi cardine della cultura contemporanea (ora di massa) è quello intercettato dal "surrealismo" bretoniano, cioè maggiormente legato al suo aspetto teorico. Distinguere l'aspetto più legato al "manifesto" ed alla teoria è necessario in quanto i campioni del surrealismo e due autori in particolare Magritte e Buñuel se ne discostano radicalmente nelle opere.

Una delle idee cardine di Breton è quella che l'artista, tramite la sua essenza particolare (medianica?), sia in grado di intercettare tra le manifestazioni del reale (e del pensiero) delle particelle di "verità" (entità dal significato particolare) e di farlo senza che sia necessario da parte di esso altra attività.
NB. potremmo identificare l'altra attività con il "fare" specifico (tradizionale) dell'artista.

Alcuni punti salienti:

- Breton scrive nel Manifesto del Surrealismo del ' 24: "...noi che ci siamo fatti nella nostra opera i sordi ricettacoli di tanti echi, i modesti apparecchi registratori..."

- In seguito paragona lo scrivere allo sviluppo di un foglio di carta già impressionato... "il romanzo è già nella carta, dobbiamo solo rivelarlo...".
Idea messa in pratica con i "cadaveri squisiti", ovvero il giochino di scrivere frasi e parole in gruppo a turno e senza che gli altri vedano ciò che è già scritto, per poi pubblicare tale e quale il risultato a cui si attribuisce dignità poetica. "

- L'assunzione come modello teorico della mente e fondamento della validità dell'operazione "scrittura automatica" di una ibridazione tra la seconda topica freudiana (io, es, supe-rio) e suggestioni Hegeliane (tutto è fenomenologia dello spirito). Sulla seconda topica i surrealisti applicano un capovolgimento di valore morale attribuendo all'es "ogni forza vitale e sessuale". L'ibridazione con Hegel invece sta in nell'idea che l'es non sia personale, quanto impersonale e pervasivo, un po' come lo "spirito".

La scrittura automatica sarebbe quindi una disciplina spirituale, o un esercizio psichico, che ha lo scopo di mettere in stand-by il Super-io, e quindi (sempre secondo quel modello) di permettere all'Es di manifestarsi. Dato che questo Es dei surrealisti è nell'aria e non nelle persone una operazione quale quella dei cadaveri squisiti trova giustificazione... solo però quando si attribuiscano all'artista delle capacita personali particolari, ovvero la capacità medianica di essere strumenti della manifestazione dello Spirito-Es.
Va poi fatto un nesso tra l'idea di mettere da parte il Super-io, cioè della "scrittura automatica" e l'idea freudiana di lapsus, ovvero intenderlo come momentanea defaillance del super-io. La scrittura automatica sarebbe quindi un lapsus lunghissimo... un particolare stato mentale un po' simile alla trance, tanto di moda pochi anni prima (ipnosi, mesmerismo, etc).

Una analogia con il lapsus-scrittura automatica è particolarmente evidente con HCB, quando si ascrive l'abilità di "cogliere il mondo in fallo", ovvero l'abilità di distinguere nel flusso del tempo un istante che sia rivelatore, che sia più "vero"... (La domanda ovvia è: più vero di che? Quello prima e quello dopo sono meno veri?)
HCB però è troppo borghese per separarsi da una idea borghese del bello, cioè HCB ama l'ordine e il fotografo più pienamente surrealista (anche se un po' in ritardo) è Klein che da ragazzino fu assistente di Man Ray e crebbe tra discussioni di quel tenore. Il kleiniano "trance witness reveals" è troppo uguale allo stato mentale dell'autore che scriva "automaticamente"... se poi ci si aggiunge l'idea di essere un tutt'uno con lo strumento (io conto lui no), è fatta. :D



OT. È divertente trovare tracce di queste idee nel corso del tempo:

La seconda topica di Freud ricorda l'auriga del Fedro di Platone (anzi é uguale).
L'artista "medianico" ricorda l'idea greca dell'Apollo suggeritore.
Il capovolgimento dei valori tra es e super-io ricorda un bel baccanale o il carnevale.
L'idea che l'esclusione della coscienza faccia uscire il resto (es) è che il resto sia ineluttabilmente "arte" trova poi la sua manifestazione chimica e a buon mercato dal '68 (oggi è uguale). :ymdevil:

A fondamento di tutto ci sarebbe l'incapacità di credere che una cosa come l'arte sia semplicemente umana, e la voglia di sfuggire la realtà del suo essere una cosa faticosa.
Meglio alienarla (metterla fuori di sé), e darne un pezzettino ad ognuno. :(
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Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da persirex »

Molto interessante!! Penso di aver capito il concetto:
Secondo questa corrente il significato di una fotografia è demandato al fotografo che l'ha eseguita, non completamente di sua spontanea volontà ma ponendosi come "tramite" di un'entità spirituale (Es). Il fotografo quindi è riuscito o riesce in qualche modo a percepire il mondo in maniera diversa o più "vera" da come la percepiscono gli altri normalmente (quando il super-io ha il sopravvento). Giusto?
Certo che se è così ovviamente mi nascono delle domande... per esempio credo che una tale affermazione ponga si l'arte al di fuori dell'umano, ma chi la produce in uno stato di "grazia particolare",forse quasi divina, e superiore rispetto a tutti gli altri...sbaglio?
E forse queste considerazioni (soprattutto il considerare un momento più vero di un altro) mi fanno sorgere la domanda più difficile: Come si fa a capire qual è l'opera d'arte "ispirata dall'es"? Cioè, cosa differenzia un'opera artistica da una non artistica? L'idea? L'esecuzione?

Riprendo anche il divertente OT:
Michelangelo che asseriva di togliere solamente un po' di marmo intorno alle statue intrappolate nei blocchi...

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Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da Silverprint »

La mostra è stata prorogata (mi pare giusto... :D ), qui: http://territorio.regione.emilia-romagn ... -a-bologna

Persirex, mi hai capito perfettamente. :-o

Ora penso a cosa risponderti... #:-s
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Re: Ne sentiremo parlare

Messaggio da Silverprint »

Uppo! :D

La mostra sarà a Roma, a partire dal 26 giugno alla Galleria Gallerati.

Sarà finalmente accompagnata da un catalogo e nel catalogo ci sarà una versione aggiornata del mio testo. :D
Andrea Calabresi, a.k.a. Silverprint
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