Nikon, gli altri e il mercato

Discussioni sugli accessori per il formato 35mm

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PIERPAOLO
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Nikon, gli altri e il mercato

Messaggio da PIERPAOLO »

Apro un post apposito rifacendomi alla discussione su Nikon, perchè gli argomenti sono molto vasti e diversificati, inerenti non solo alla fotografia ma alla lotta globale innescatasi al tempo dei blocchi politici ed economici della Guerra Fredda-
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se si va a leggere il mio Nikon Story, nel capitolo dedicato alla storia del marchio, è riportato, con dovizia di particolari, il famoso episodio di Duncan e compagni che scoprono le ottiche Nikon a vite da montare sulle loro Leica durante la Guerra di Corea.

La verità vera l'ho scoperta anni dopo: la Nippon Kogaku è stata la prima casa nipponica a trattare alla pari con i media, soprattutto americani, introducendo il concetto di articolo redazionale, di articolo pubblicitario sotto forma informativa, e copiando dalle presentazioni americane dell'epoca, costruendo appositi battage e filmati distribuiti capillarmente da tutti i media. La visita di Duncan in Giappone è stata organizzata dalla NK che ha offerto i suoi obiettivi e poi ha pagato sulle riviste americane ben 8 pagine per pubblicare le foto fatte dai reporter americani in Corea con obiettivi Nikkor.
Questo non c'entra assolutamente niente con la qualità dei prodotti Nikon, ma spiega come si costruisce un marchio: e la NK, supportata dai media americani, c'è riuscita per prima.

Occorre poi un ulteriore precisazione: negli anni quaranta e cinquanta le reflex innovative venivano tutte dalla DDR, in quanto allora colà c'erano i migliori progettisti. Mirini intercambiabili, pentaprisma, dorsi, mirini esposimetrici, motori elettrici e a molla, coastruzioni modulari, sono tutti concetti realizzati nei primi anni Cinquanta da Contax S, Exakta, Praktica, e sopratutto Praktina. una delle reflex più rivoluzionarie della storia. Ma il mercato americano non poteva ammettere, in piena Guerra Fredda (occorre ricordarlo) che i prodotti più innovativi venissero dai propri avversari economici e politici, finendo per finanziare proprio i loro avversari.
Era in fondo ammettere che i prodotti innovativi venivano non da un libero mercato ma da un mercato socialista: la negazione dei principi americani per eccellenza.
Essendo il Giappone sotto occupazione americana (sino a dicembre 1951) e in pratica anche negli anni a venire una colonia americana, è stato giocoforza finanziare l'industria fotografica nipponica. Raggiungendo due obiettivi: da una parte creare un'industria che potesse far concorrenza alla DDR, dall'altra parte creare un'industria che con le proprie esportazioni raccogliesse capitali per poter pagare l'enorme debito di guerra che gravava sul Giappone, sconfitto e occupato.
Aiutare il Giappone con una mano significava per gli USA incassare dal Giappone con l'altra mano.
Si è creata così, per convergenza di interessi, la sinergia tra industria nipponica ed industria americana (che ha sempre finanziato con le sue innovazioni la tecnologia nipponica, dal chip, all'autofocus, al trattamento antiriflessi sino alla recente invenzione della fotocamera digitale, tutti brevetti americani, per inciso), e per esteso l'industria fotografica nipponica, in quanto ogni pezzo nipponico espostato in USA aveva come ritorno il pagamento di una parte del debito di Guerra. (che tra parentesi includeva anche per anni le derrate alimentari che negli anni quaranta il Giappone disastrato non produceva....)
L'industria fotografica è divenuta pertanto la bandiera tecnologica di due modi diversi di concepire il mondo: da una parte la fotografia per tutti, dall'altra la fotografia per chi poteva spendere. In mezzo una lotta senza quartiere per far credere che le cose migliori o più abbordabili fossero di una parte o dell'altra.
Ecco, molto in sintesi, il vero rapporto tra industria fotografica giapponese e mercato americano: non solo eliminare un forte avversario politico e commerciale, ma coltivare un alleato cui vendere i propri prodotti di pura tecnologia, da inglobare nella fotografia.

Non meraviglia pertanto che Nikon, la prima casa ad inserirsi in questo mainstream, abbia goduto pienamente dei vantaggi della comprensione del meccanismo storico e commerciale, innescatosi dopo la Guerra.

Pierpaolo
Ultima modifica di PIERPAOLO il 27/12/2011, 11:22, modificato 2 volte in totale.



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Re: Nikon e il mercato

Messaggio da Silverprint »

Mercì! ^:)^
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Nikon e il mercato

Messaggio da etrusco »

Articolo molto interessante Pierpaolo ... Ti faccio i miei complimenti!

Questo dimostra ancor di più (semmai ce ne fosse stato bisogno) di quanto la guerra sia un business...


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Re: Nikon e il mercato

Messaggio da Willy985 »

Interessantissimo!!! Grazie mille per le preziosissime informazioni! :)
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Re: Nikon e il mercato

Messaggio da zioAlex »

Ogni tanto un pò di storia della fotografia non guasta ma ci arricchisce! :)
un qualcosa sapevo a riguardo ma sinceramente non mi ero poi addentrato più di tanto..
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Re: Nikon e il mercato

Messaggio da franny71 »

pierpaolo, ti ringrazio tantissimo pure io, sei una fonte inesauribile di informazioni e ti leggo sempre con piacere!
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Re: Nikon e il mercato

Messaggio da PIERPAOLO »

ringrazio tutti gli intervenuti e puntualizzo ulteriormente:

La Nippon Kogaku ha usufruito negli anni Trenta di una collaborazione con la Carl Zeiss Jena (ne parlo in Nikon Story diffusamente): alcuni tecnici tedeschi furono trasferiti in Giappone per sovraintendere la produzione ottica locale, all'interno della più ampia collaborazione tra Germania e Impero giapponese. Questo ha permesso alle ottiche Nikkor di nascere già 'adulte', sia negli schemi ottici, che si rifacevano pari pari a quelli per Contax a telemetro (anche grazie al fatto che nel dopoguerra i brevetti tedeschi erano decaduti automaticamente, essendo lo Stato tedesco dissolto), sia sopratutto nella costruzione meccanica che già nei primi anni Cinquanta era di ottimo livello qualitativo. Questa collaborazione ha ulteriormente ispessito la capacità produttiva della NK, che si è trovata avvantaggiata rispetto agli altri marchi nipponici, offrendo in più prezzi bassissimi rispetto ai corrispettivi prodotti tedeschi.

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una Nota: la Canon, nata in un condominio di poche stanze con inizialmente 5 dipendenti, rimane la prima fotocamera giapponese 35mm con otturatore sul piano focale, risalente al 1936 (la prima Nikon è del 1948). L'ottica era Nikkor, in quanto la NK allora era un'industria ottica leader, fornitrice della Marina Imperiale e di svariati prodotti ottici.
Nel dopoguerra la storia delle due società diverge notevolmente, in quanto Canon, pur avendo creato un ottimo e vastissimo sistema a telemetro di qualità, non riuscì a commercializzarlo adeguatamente. Con l'avvento delle reflex Canon imboccò strade tecnicamente e commercialmente perdenti (la famiglia Canonflex, la Pellix, la EX), Solo nel 1965 con la FTb e sopratutto con la F1 del 1970 Canon riuscì ad imporre prodotti di qualità. Tuttavia fu nel 1976 con la Canon AE-1 (prodotta grazie all'aiuto elettronico della Texas Instruments) che Canon ribaltò la situazione a proprio favore, offrendo un prodotto innovativo ad un prezzo molto concorrenziale. la Canon A-1 del 1979 segna l'apoteosi della collaborazione con la Texas Inst, spazzando via la Minolta XD7 e le prime automatiche Nikon. La presentazioen della Minolta 7000 nel 1985, prima reflex autofocus, segna un momento doloroso per Canon, in quanto la Texas non offre la tecnologia che invece la Honeywell fornisce alla Minolta. Ma la fondamentale intuizione, supportata dai brevetti legati ai motori ad arco posizionati nelle ottiche, permetterà alla Canon Eos di ribaltare completamente la situazione tecnica e commerciale, offrendo un autofocus velocissimo, e relegando prima Minolta e poi Nikon nel ruolo di inseguitori, sino a stroncare la prima, che si ritirerà dalla competizione. Va considerato poi naturalmente la mostruosa diversificazione industriale, supportata dalla Mitsubishi Bank, la più grande banca nipponica.
Se si pensa da dove è partita, la storia Canon ha dell'incredibile, ma anche dietro questa storia, come in quella Nikon, c'è lo zampino dell'industria americana.
Non a caso....


Pierpaolo

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Re: Nikon e il mercato

Messaggio da rgart1983 »

Ma a questo punto nasce la domanda sul perchè gli USA non hanno mai creato una ditta di macchine fotografiche...?

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etrusco
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Nikon e il mercato

Messaggio da etrusco »

Beh, oggi c'è la Sony ... Però la tua domanda è pertinente anche se da quello che ha scritto Pierpaolo si capisce perché ... Il japan doveva molti soldi agli yenkiee e così gli yenkiee hanno 'spinto' questo mercato per riavere i loro soldi e affossare il mercato tedesco-russo ... Correggetemi se sbaglio


Etrusco.

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Re: Nikon e il mercato

Messaggio da PIERPAOLO »

negli USA vi sono state storicamente due grandi società fotografiche: Kodak e Polaroid, che in modo diverso hanno totalizzato il mercato di massa dell'apparecchiatura fotografica. Kodak è stata la prima società alla fine dell'Ottocento (ripeto. fine Ottocento) a produrre fotocamere col procedimento industriale dei pezzi già compositi, mentre Polaroid nel dopoguerra ha prodotto fotocamere estremamente sofisticate (il trucco era nella pellicola, coperta da decine di brevetti, non nella fotocamera) per un mercato estremamente vasto ed amatoriale. Kodak ha anche prodotto, accanto a centinaia di fotocamere box e a soffietto, macchine estremamnte sofisticate come la Bantam o la stupenda Ektra, a telemetro ed ottiche intercambiabili, ma sono stati exploits da vetrina. Poi vi sono tante altre case come la Argus (il famoso brick), la Kardon (copia Leica americana), oppure macchine di grande formato come la Speed Graphic, ma il mercato americano ha sempre preferito rivolgersi alla Germania e al Giappone per i prodotti sofisticati, (per un breve periodo anche all'Italia con Rectaflex) e produrre in casa i prodotti di massa. Il perchè è legato intimamente al principale business delle due case sopracitate: la pellicola. Ogni Polaroid non aveva senso senza la costosa pellicola e ogni semplice Kodak rappresentava la porta d'ingresso per il consumo di pellicola Kodak. Politica fedelmente seguita anche dalla Agfa e dall'italiana Ferrania, con macchine semplici ed economiche che facessero da traino al principale prodotto della casa.
In questo modo è stata rispettata, all'interno di un mercato globale (occorre considerare che gli americani pensano veramente in grande...) la suddivisione del mercato in segmenti, eliminando inutili doppioni e concorrenze dannose.
E' molto difficile pensare che l'industria fotografica giapponese si sarebbe sviluppata senza l'occupazione militare americana: in ogni caso è andata così, perchè tutte le industrie meccaniche che durante la guerra producevano per l'Esercito o la Marina, hanno trovato comodo riconvertire la produzione di meccanica fine nella fotografia. Meccanismo che si è sviluppato per una decina d'anni anche in Italia, specie nel Nordest nel primo dopoguerra.

Pierpaolo

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