CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Discussioni su ingranditori e tecniche di stampa

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CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda guazzora » 12/12/2015, 11:48

Desidero presentare qui un sistema economico ed efficiente per trasformare in luce diffusa il proprio ingranditore a condensatore. Lo credo utile a chi ha difficoltà a trovare la testa a luce diffusa originale per il proprio ingranditore, oppure non vuole spendere più di 20 - 30 euro. Si svuota completamente tutto il contenuto della testa a condensatori, e si rivestono le pareti interne di FURUKAWA, che si compra in fogli dall'importatore Ergatapes oppure si trova su ebay. Il FURUKAWA ha una riflessione diffusa lambertiana pari al 99,x % e garantisce una elevata efficienza di illuminazione. Si fa tagliare a misura della base di appoggio del condensatore un vetro opalino (vetro latte), e si mettono una o due lampadina a basso consumo posizionate come nelle immagini, utilizzando della schiuma come sostegno. Ed il gioco è fatto. Non occorre essere troppo maniacali nel rivestire l'interno, se ci sono piccole scoperture di superficie scura non succede nulla. Al posto del furukawa si può anche usare cartoncino spesso da disegno bianco opaco, si perde efficienza ma resta ottima la diffusione.

I VANTAGGI RISPETTO AL CONDENSATORE: La densità rilevata misurando tutta la luce in uscita da un negativo illuminato con condensatore rispetto allo stesso negativo illuminato in luce diffusa ha un andamento molto più veloce, ovvero i grigi reali presenti sul negativo sono riprodotti in uscita molto più vicini tra loro rispetto alla riproduzione data dall'illuminazione diffusa. Questo fatto, che viene denominato “effetto Callier”, fino a questo punto non contiene alcuna perdita di toni. Fino a questo punto contiene solo un aumento del contrasto. Non contiene perdite di toni nemmeno illuminando il negativo in luce puntiforme, la quale produce un ulteriore aumento della velocità della curva di misura dei grigi in uscita dal negativo, ovvero un ulteriore aumento della ripidità (“verticalità”) della curva, ed un ulteriore aumento del contrasto.
Il problema inizia proprio qui, perchè le curve così raddrizzate sono quelle che vanno ad illuminare la carta sul piano di stampa, la quale non ha una risposta fine, ovvero ha una risoluzione della scala dei grigi molto grossolana rispetto a quella del negativo. E questa grossolanità, che è un problema di bassa risoluzione dei toni di grigio, rimane anche cambiando il contrasto e la sensibilità della carta. Muta un po', ma resta. Le differenze di risoluzione dei toni tra carta e negativo sono di N volte, da 5 a 8 mediamente. Una enormità. Se sulla carta arrivano toni compressi, cioè esistenti sì ma troppo vicini tra loro, la carta li mette tutti dentro un unico livello di grigio, proprio a causa della sua bassa risoluzione. E qui si realizza quello che ho detto in una precedente discussione: l'effetto finale (la conseguenza dell'effetto Callier) è che in luce diffusa si riesce a far separare meglio i toni alla carta, in luce condensata o peggio puntiforme si crea un problema di accorpamento dei toni di grigio. Problema che si aggrava andando dalle basse alle alte luci, e che può essere solo parzialmente compensato variando il contrasto e la sensibilità della carta (fattori che tra l'altro sono legati, per costruzione delle carte, e quindi non controllabili separatamente). Esiste un modo per “tappezzare” la falla, che è noto a chi usa la luce puntiforme, ed è quello di usare sviluppi, e tecniche di sviluppo, che chimicamente trattano il negativo in modo da renderlo meno sensibile all'effetto Callier. Ma questo è un voler riparare un danno fatto dal sistema di illuminazione, non è prevenire il danno.

In allegato le curve della HP5 e della carta AGFA MULTICONTRAST, che fanno vedere come si abbassa la risoluzione dei grigi della carta rispetto a quella del negativo, e qui metto un link in cui chiunque, anche senza particolari competenze, può leggersi qualcosa scritto semplice e chiaro. Poi ci sono molti possibili approfondimenti, anche scientifici, di fisica, che volendo si possono leggere, e c'è la possibilità di effettuare tutte le misure in laboratorio, pagando il noleggio delle attrezzature se proprio uno non ci crede ma avvalendosi di esperti certificati a livello internazionale. All'INFN, al dipartimento di Astronomia dell'Univeristà di Padova, ecc..

http://www.nadir.it/tecnica/CARTEPELLIC ... efault.htm
Allegati
AGFA MULTICONTRAST .tiff
ILFORD HP5.tiff
CURVE DI DENSITA' VS TIPO ILLUMINAZIONE.tiff
3.JPG
2.jpg
1.jpg



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Re: CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda bafman » 12/12/2015, 12:32

tutto molto bello... salvo, mi pare, un piccolo, tenero, simpatico problema: le lampade a basso consumo che citi, che sono immediate nell'accensione e spegnimento, costanti nell'intensità luminosa e costanti nella temperatura colore che ne consegue quanto lo sono io nell'essere Napoleone.



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Re: CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda guazzora » 12/12/2015, 12:57

Bah.. sono comportamenti irrilevanti in stampa, a meno di oscillazioni di intensità frequenti he però non ho mai riscontrato. Usando marche certe come Osram o Philips non ho mai avuto nessun problema. L'intensità va a regime dopo un primo periodo di warm-up di circa 5 o 10 minuti, poi puoi spegnere ed accendere a ripetizione senza oscillazioni sensibili. Per la temperatura di colore, anche qui dipende dalla qualità costruttiva, se lo strato di fosforo interno ai tubi delle lampadine è buono, e la scarica anche, non ci sono variazioni rilevanti, non almeno con le grandi marche. Invece, facendo la mixing chamber dell'ingranditore in questo modo, c'è un interessantissimo vantaggio alla portata di tutti: non serve più recuperare la lampada alogena riflettorizzata della Durst o simili, ecc.. ecc.., vanno bene quelle del supermercato, purché di buona marca, svincolando lo stampatore dalla reperibilità di particolari lampade.



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Re: CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda guazzora » 12/12/2015, 14:14

Con questo schizzo, che mi auguro si capisca nonostante la sua pochezza estetica, voglio illustrare il corretto del layout del FURUKAWA, oppure del cartoncino bianco, nel caso in cui si disponesse di un ingranditore con condensatore verticale tipo Meopta, Leitz, Krokus o simili. In questo caso, lasciando fermi dove sono i supporti del condensatore, o le eventuali sue guide meccaniche di innesto e bloccaggio, si può costruire un cilindro di FURUKAWA piegandone un foglio e pinzandolo. Il cilindro va fatto alto a sufficienza da avvolgere al suo interno la lampada a basso consumo, che va a sostituire la lampada opalina originale presente nell'ingranditore. E' molto importante l'altezza del cilindro diffusore perché imprigionando dentro di esso l'intera superficie emittente della lampada a basso consumo si evitano perdite laterali di luce fuori dalla mixing chamber, ottimizzando l'efficienza. Va messo (SEMPRE) il vetro opalino, il vetro "latte", tagliato a misura in appoggio alla base della guida meccanica del condensatore.
Allegati
LAYOUT INGRANDITORI VERTICALI.tiff



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Re: CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda -Sandro- » 12/12/2015, 14:38

Che baggianata pazzesca, quelle lampade sono quanto di meno indicato nell'uso di un ingranditore, chiunque le abbia (assennatamente) provate non può sostenere che la rampa di salita dell'intensità cromatica è irrilevante. E c'era pure bisogno di urlare il titolo.

MA VA' LA'



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Re: CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda bafman » 12/12/2015, 14:46

leggo adesso... oddio muoio :))

entriamo e accendiamo l'ingranditore... come il forno che deve scaldarsi. speriamo che poi la temp. colore non cambi. cosa che ovviamente fa nei transitori, roba da grado 00 a grado 4, e poi la latenza e ciao ciao alle bruciature multiple.

non offenderti guazzora, non dico che non si possano usare quelle lampade, ma allo stesso modo di come si possono tirare le HP5 a 12.800asa, usare massdevchart, fare lomografia e ogni altra LIBERA espressione degli umani desideri.

SE PERO' mi prendi le lambertiane, freghi Callier e mi fai un trattato, beh è come fare un fine tuning dello scarico di un V12 e poi usare la benzina agricola.

buona continuazione. :-*



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Re: CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda emigrante » 12/12/2015, 14:59

Comunque mi fa piacere vedere che impari in fretta, infatti nel tormentone precedente hai imparato il termine Callier ed ora già lo domini con proprietà.

Bravo.

PS: le teste con i neon una volta si chiamavano a luce fredda, poi sono scomparse. Prova a chiederti il motivo....



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Re: CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda Marinaio » 12/12/2015, 15:03

Ma poi scusami, quella non e' la testa del 601? Quella testa e' gia prevista per usare sia i condensatori che la scatola di diffusione. C'e' un accessorio che ormai si trova a pochi euro sulla baia.

Concordo con chi dice che quelle lampade sono improponibili.


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Re: CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda Silverprint » 12/12/2015, 15:26

Oltre alle lampade inutilizzabili, ma si potrebbero utilizzare lampade adatte (quali?), c'è anche il problema di reperire il (vero) vetro latte che mi risulta irreperibile da molti anni.

Mi sembrano anche errate le conclusioni che fai sulle curve, ma ora non ho tempo di verificare.

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Re: CONVERSIONE INGRANDITORE IN LUCE DIFFUSA

Messaggioda guazzora » 12/12/2015, 15:36

Ringrazio tutti per i contributi all'approfondimento. Per quanto riguarda le lampade a basso consumo possono essere usate senza problemi con la configurazione che ho mostrato, fotografato ed illustrato, e che soprattutto utilizzo io e parecchi altri stampatori da anni e senza alcun tipo di problema. Il significato di questa mia proposta, ripeto provata abbondantemente, è l'aiuto a chi non ha facilità di trovare una testa a luce diffusa, o non vuole farsi fregare 150 euro. Queste lampade sono adattissime all'utilizzo in stampa, come l'ho illustrata, anzi vanno meglio di quelle originarie, basta come ho detto comprarle di marca certa. Per quanto riguarda l'effetto Callier, ringrazio chi mi ha illuminato nel buio in cui vagavo da decenni. E' stata per me una scoperta incredibile, un qualcosa che non avrei mai immaginato esistesse, ed ora che ne ho compreso a fondo tutte le ricadute non posso che dichiararmi allineato con l'uso preferenziale del condensatore in C.O. Assolutamente. Infine non posso esimermi dal ringraziare anche chi mi ha illuminato sui concetti fondamentali sull'indice di colore, la stabilità cromatica e quant'altro sulle basso consumo e sui tubi al neon. In effetti, non mi ero accorto che passando la luce attraverso un vetro latte, vi fosse una così elevata sensibilità delle carte all'indice di colore dei tubi. Ah, ma forse è perché, essendo le carte più sensibili all'UV, ed essendo i tubi più emittenti sull'UV, è meglio non illuminarle troppo ... in fondo non bisogna sbrigarsi a stampare troppo rapidamente, le stampe devono stare sotto l'ingranditore per lievitare bene, è vero.





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