stampa a 26 gradi

Discussioni su pellicole, carta e chimica per la fotografia in bianco e nero

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ammazzafotoni
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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda ammazzafotoni » 07/07/2016, 11:00

areabis ha scritto:
Argo ha scritto:Ma c'è una "tabella" di riduzione dei tempi in caso di aumento di temperatura? Ieri sera i bagni sono saliti tra i 24 e 25 gradi, ad occhio ho ridotto lo sviluppo di 10 secondi, però le stampe sono piatte, i neri hanno perso dettaglio... Uso il PQUniversal.



secondo me non dovevi ridurre "ad occhio" ma far sempre riferimento al tempo di comparsa .... se questo diventa più veloce allora puoi anche sviluppare un po meno ... ma 10 secondi mi sembrano ben poca cosa .... probabilmente i negativi sono sottoesposti.


Sono i bagni freddi a poter non aver abbastanza energia per sviluppare a fondo e non portare a neri decenti.
Bisogna tenere a mente il concetto (anche intuitivo, per come l'ho a mente io) di energia del rivelatore, direttamente proporzionale (entro determinati range) a temperatura, concentrazione e tempo, ovvero più questi fattori salgono maggiore essa sarà intensa; l'energia è invece inversamente proporzionale allo sfruttamento e all'ossidazione della soluzione di sviluppo (tipiche cause di neri slavati).
Sicuramente quelli bravi sapranno spiegarlo più precisamente.



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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda areabis » 07/07/2016, 11:25

fenolo ha scritto:Con lo sviluppo fattoria le piccole differenze di temperatura si compensano . Ricorda anche di capire se il tuo rivelatore è alla frutta


già probabilemtne sei arrivato alla frutta con il rivelatore ....


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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda emmeffepi » 07/07/2016, 11:42

Argo parla di "neri senza dettaglio" quindi più che rivelatore esaurito direi negativo sottoesposto... ;)
Certo è che una riduzione a capocchia di 10 secondi (rispetto a che tempo? che carta? che fattore di sviluppo ha quella carta in quel rivelatore?) non dice nulla in merito ad un'eventaule compensazione rispetto alla temperatura dei bagni in assenza di quanto tra ()

Quando la temperatura sale in CO (25°) senza poter tenere sotto controllo i bagni io procedo usando un rivelatore più diluito...con la rollei vintage 314 (la carta che uso maggiormente) aumentando la diluizione del Neutol a 1+9 (da 1+7) ho un tempo di comparsa sempre di 10" (come a 1+7 a 20°)


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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda Argo » 07/07/2016, 14:33

Ho scoperto il problema. La temperatura dei bagni non c'entra, una manina biricchina mi ha abbassato la colonna della testa dell'ingranditore, di pochi centimetri. Devo fare molte copie dello stesso soggetto quindi avevo la camera oscura congelata (con sto caldo, magari...) per la produzione in serie.

Comunque, mi sembra di capire che in caso di aumento di temperatura del bagno è consigliabile diluire lo sviluppo piuttosto che diminuire il tempo del bagno?



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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda ammazzafotoni » 07/07/2016, 15:05

Be, abbassare la colonna, supponendo che non vari il fuoco (?), porterebbe ad una maggior quantità di luce che colpisce la carta, quindi a neri più intensi...
Come suggerito, valuterei l'utilizzo di rivelatore fresco.



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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda emmeffepi » 07/07/2016, 15:23

Argo ha scritto:Comunque, mi sembra di capire che in caso di aumento di temperatura del bagno è consigliabile diluire lo sviluppo piuttosto che diminuire il tempo del bagno?


Questo lo puoi decidere solo tu dopo aver fatto le tue prove...quella che ho riportato sopra è la mia esperienza con l'abbinata carta/rivelatore che uso
Se fai lo sviluppo fattoriale della carta dovresti sapere il tempo di comparsa nel tuo rivelatore a 20 gradi e vedere come (se) varia a 25 gradi


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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda Argo » 08/07/2016, 0:17

Lo sviluppo era fresco, ho perso dettaglio per sovraesposizione della carta che, ovviamente, mi ha bruciato i neri. Valuterò il tempo di comparsa del rilevatore rimanendo comunque fedele al mio stratagemma per mantenere i bagni tra i 20 e i 22 gradi così da procedere in serie senza sorprese. :(|)



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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda SEVENTH SON » 08/07/2016, 15:01

dal libro "Guida pratica alla camera oscura" edizione 1978 .

Per le zone tropicali

Nelle zone tropicali risulta difficile mantenere la temperatura dei bagni al di sotto dei 25°C. Ciò si dimostra molto pericoloso per il trattamento delle pellicole , per cui occorre prendere speciali precauzioni . Tutte le soluzioni devono essere mantenute alla temperatura più bassa possibile prima di iniziare il trattamento . Anche la manipolazione della pellicola prima del trattamento richiede tutte le dovute precauzioni . Bisogna usare soltanto quelle aventi una confezione per le zone tropicali . Queste pellicole si presentano racchiuse in recipienti metallici facilmente apribili . Sia pellicole che carte sensibili devono essere tenute al fresco in locali privi di umidità e non soggetti a forti sbalzi di temperatura . Lo sviluppo deve essere eseguito al più presto possibile dopo che la pellicola è stata esposta . E' molto importante evitare forti differenze di temperatura tra un bagno e l'altro . Ricordarsi di non lasciare mai la fotocamera al sole . Le due seguenti formule , riportate qui di seguito , sono particolarmente adatte all'uso nelle zone tropicali :

METOLO.........................gr. 5,7
SODIO SOLFITO ANIDRO.......gr. 90
SODIO METABORATO...........gr. 22,5
POTASSIO BROMURO...........gr. 1,9
SODIO SOLFATO CRISTALLIO...gr. 105
ACQUA A FARE..................cc. 1000

Si tratta di un rivelatore di normale contrasto da usarsi in ambienti con temperatura compresa tra i 24° e 32°C.

La durata del trattamento a 32°C è di 2-3 minuti . Dopo lo sviluppo occorre sciacquare la pellicola per due secondi in acqua corrente e quindi immergerla in un bagno d'arresto speciale per le zone tropicali :

ALLUME DI CROMO..............gr. 30
SODIO SOLFATO CRISTALLINO..gr. 140
ACQUA A FARE..................cc. 1000

Il colore di questa soluzione è violetto e se inusata si mantiene efficiente . Al contrario , un parziale uso la deteriora , anche a tenuta chiusa , facendone assumenre un colore giallo-verde . Dopo aver immerso la pellicola in questo bagno , occorre fissarla per 10 minuti in un fissaggio induritore tipo Kodak F 5 e quindi lavarla in acqua corrente a temperatura non superiore ai 32°C. Quest'altra formula è composta da :

METOLO........................gr. 2
SODIO SOLFITO ANIDRO......gr. 50
IDROCHINONE.................gr. 5
SODIO SOLFATO ANIDRO......gr. 45
CARBONATO DI POTASSIO....gr. 30
POTASSIO BROMURO..........gr. 3,5
ACQUA A FARE.................cc. 1000

Con tale rivelatore è sufficiente sviluppare per un minuto e mezzo ad una temperatura di 30°C. , agitando costantemente la pellicola . Con agitazione intermittente , la durata dello sviluppo deve essere di circa due minuti .



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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda chromemax » 08/07/2016, 22:20

Nella storia della fotografia una serie di nozioni sono state tramandate da generazione a generazione copincollando quello che era stato detto prima e alcune "vecchiezze" dure a morire si sono trasferite pure sul digitale, e così a nuovo millennio iniziato da un pezzo ancora girano formule sui bagni tropicali. Nel '78 era pure finita la guerra del Vietnam, che nonostante il clima tropicale non ha impedito una massiccia copertura mediatica della guerra e i bussolotti in alluminio erano stati sostituiti da quelli in plastica da un pezzo.
Le gelatine odierne sono preindurite in fase di fabbricazione e sopportano stress termici notevoli tanto che agenti induritori nello sviluppo sono inutili se non dannosi. Gli sbalzi di temperatura vanno evitati in ogni modo perché influiscono negativamente sulla struttura micro della gelatina portando a differenze visibili ai forti ingrandimenti, ma sviluppare a 26 ma anche a 36 gradi non disintegra una pellicola moderna (il colore si tratta a 38 gradi)



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Re: stampa a 26 gradi

Messaggioda SEVENTH SON » 09/07/2016, 3:33

chromemax ha scritto:Nella storia della fotografia una serie di nozioni sono state tramandate da generazione a generazione copincollando quello che era stato detto prima e alcune "vecchiezze" dure a morire si sono trasferite pure sul digitale, e così a nuovo millennio iniziato da un pezzo ancora girano formule sui bagni tropicali. Nel '78 era pure finita la guerra del Vietnam, che nonostante il clima tropicale non ha impedito una massiccia copertura mediatica della guerra e i bussolotti in alluminio erano stati sostituiti da quelli in plastica da un pezzo.
Le gelatine odierne sono preindurite in fase di fabbricazione e sopportano stress termici notevoli tanto che agenti induritori nello sviluppo sono inutili se non dannosi. Gli sbalzi di temperatura vanno evitati in ogni modo perché influiscono negativamente sulla struttura micro della gelatina portando a differenze visibili ai forti ingrandimenti, ma sviluppare a 26 ma anche a 36 gradi non disintegra una pellicola moderna (il colore si tratta a 38 gradi)



Pensa , siamo nel 2016 e le guerre non sono ancora finite , pensa l'eterna ignoranza dell'umanità , che tuttora si nasconde dietro ad secolari vecchie ideologie politiche , economiche , religiose !!! Poi qui in italiota terra , ci vuole solo uno sterminio di razza autoctona , per poter evolversi in altro , ben vengano gli invasori clandestini , a dettar ordine e disciplina , secondo le loro leggi e costumi , siamo un popolo debole in una terra dei balocchi !!!





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