"Fotografi, non andate a caccia di zanzare", dice Smargiassi

Discussioni sull'etica e sulla filosofia applicata alla fotografia

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Re: "Fotografi, non andate a caccia di zanzare", dice Smargiassi

Messaggioda ilmioalias » 18/04/2017, 9:57

Premetto che l'articolo lo trovo interessante per i pensieri esposti (e anche per il modo in cui sono esposti), in particolare il concetto di "altra foto" frutto di un'elaborazione strettamente personale di chi guarda, come fosse una sovrapposizione indipendente all'immagine "reale"; l'idea mi ricorda quei libri per bambini in cui partendo da una prima immagine e via via sfogliando il libro si ottiene una nuova immagine infine forse completamente diversa ma che rimane strettamente legata alla prima.
Sono andato a rileggermi la definizione di punctum data da Barthes e mi ritrovo molto con quanto scritto nel documento postato da @
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Fabio Pasquarella
. Non credo sia da intendere, @
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, solo come un fatto percettivo derivante dal risultato di una stampa "male" eseguita, non completamente centrata, proprio per gli esempi riportati, tipo la strada battuta nella foto dei mendicanti musicisti che ricorda all'autore passati viaggi in Europa centrale o la collana che riporta alla mente un gioiello di famiglia, mi pare quindi evidente il carattere soggettivo della suggestione. Siccome penso mi sfugga qualcosa del tuo punto di vista, che trovo interessante, puoi spiegarlo per questi due casi? Inoltre non capisco perché e, sopratutto, come fai a mettere su due piani distinti percezione e soggettività?


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Re: "Fotografi, non andate a caccia di zanzare", dice Smargiassi

Messaggioda Silverprint » 18/04/2017, 10:09

Partendo dalla fine, parte dell'elaborazione del dato percettivo è soggettiva, ma inevitabilmente sulla retina arriva ciò che gli sta davanti.
Lo sguardo si muove in due maniere distinte, orientato (dalla volontà) e in base a degli stimoli percettivi, la prima parte è in parte soggettiva in parte culturale, la seconda non è soggettiva (a meno di difetti della vista) perché deve rispondere a dei meccanismi biologici che sono assolutamente necessari.

Osservando le immagini portate ad esempio da Barthes per definire il punctum io ritengo che quelli da lui identificati siano punti di attrazione percettiva, pertanto non soggettivi come egli ritiene e di conseguenza non mi pare credibile tutto il suo discorso sul "pungere" e sulla soggettività che ne segue. O altrimenti dicendo, la soggettività dello spettatore non sta, secondo me, dove la vede lui.
Mi spiace che l'osservazione di Barthes si sia fermata in superficie, perché con più attenzione, avrebbe potuto notare che quello che chiama punctum è invece un conflitto percettivo, ovvero qualcosa che attrae lo sguardo portandolo via da dove la volontà vorrebbe che cadesse.

Il punctum esiste nei quadri? No. Nei quadri non esistono conflitti percettivi perché naturalmente l'autore li evita. Nello stesso modo lo stampatore (bravo e accorto) può ridurre l'attrattiva percettiva di particolari o zone dell'immagine evitando che si generi un conflitto percettivo, togliendo la qualità del punctum, ovvero rendendolo non pungente. Per questo dico che l'osservazione di Barthes, che il punctum non è dove ce lo si aspettta, si può fare solo su stampe di bassa qualità. Riguardo invece l'unica immagine con una stampa di qualità, quella di Mappelthorpe, il puntum messo dov'é ha un significato voluto dall'autore, per cui l'elaborazione di Barthes del punctum come oggetto fuori controllo non regge.

Ho letto solo velocemente parti del libro suggerito da Fabio, e ci tornerò su appena tempo consente, ma credo che l'autore partendo dal testo e non dalle immagini, difficilmente potrebbe notare la contraddizione.


Andrea Calabresi, a.k.a. Silverprint
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Re: "Fotografi, non andate a caccia di zanzare", dice Smargiassi

Messaggioda guerié » 22/04/2017, 15:40

ho letto anch'io l'articolo. Seguo sempre il blog del fotocrate, e l'ho conosciuto proprio qui tramite le discussioni di questo forum. Apprezzo quindi il suo lavoro e le questioni che si trattano nel suo forum hanno sempre un fine didattico, alquanto necessario visto che la scuola non si preoccupa minimamente di fare edcazione alle immagini fotografiche. Sinceramente non o riscontrato in giro giornalisti o blog di altrettanta qualità. Tornando a l'articolo m'ha fatto venir voglia (ri)leggere La camera chiare, dopo 20anni, e devo dire che tante cose mi erano sfuggite e se proprio si vuol parlare di qualcosa bisogna almeno provare a conoscerla.


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Re: "Fotografi, non andate a caccia di zanzare", dice Smargiassi

Messaggioda guerié » 23/04/2017, 15:57

ci ho messo un po' a finirlo ma alla fine l'ho finito di leggere il libretto... a mio avviso il punctum e lo studium sono proprio gli strumenti che Barthes crea per portare avanti la sua indagine sull'essenza della fotografia. Non cerca un essenza universale e definitiva del fenomeno fotografico, ma solo l'essenza delle foto che colpiscono lui che lui ama e soprattutto che lo feriscono. Da lì poi pretende di generalizzare le sue ricerche a tutta la fotografia rendendo scienza il suo lavoro, scienza che nasce dal particolare per poi arrivare all'universale. i puncta li descrive più o meno come li descrive Smargiassi, mi sembra, credo che non abbia mai avuto intenzione di farne una questione estetica come sostiene @
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anche se all'inizio parte con esempi legati anche alla composizione poi definisce queste ferite come immagini richiamanti alla sua storia personale. E non potrebbe fare altrimenti visto le sue premesse di "voler affrntare la fotografia da vicino non da lontano", non come fenomeno sociale, nemmeno con gli strumenti del filosofo scientifico o dello psicologo o del critico, ma in maniera selvaggia uno scontro diretto e emozionale con la fotografia, un po' alla Nietzsche(che più volt cita). Non sono in grado di giudicare se ci sia riuscito, visto che che usa "strumenti" dialettici raffinati per condurre le sue argomentazioni e ti porta un po' dove vuole se non sei tanto ferrato, e poi le sue conclusioni sono forse le più romantiche che si possano fare della fotografia, e forso solo per quello mi è piaciuto di più. Ventanni fa forse non ne avrò letto nemmeno mezzo, se no me lo sarei ricordato. Insomma la fotografia è intimamente legata con la follia, è intrattabile e se presa per quel che è, meglio banalizzarla in arte o in foto di genere. Detto così sembra ridicolo.


marco guerriero



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