Perché scattate se non avete niente da dire?

Discussioni sull'etica e sulla filosofia applicata alla fotografia

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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda guerié » 16/08/2017, 22:35

Mi piace la storia di Vivian Maier, sembra una storia scritta da uno sceneggiatore. Le sue foto rappresentano un archivio e un documento bellissimo. Ma per favore non paragonatela ad un fotografo professionista o amatoriale, lei non sceglieva i suoi negativi non ne curava la stampa e non li sviluppava proprio i negativi. Era una specie di fotoreporter sul fronte di una guerra, che spediva i suoi negativi alle agenzie o ai giornali che poi sviluppavano e pubblicavano il lavoro. Lei pensava solo a sparare, e non alle 'conseguenze', alla parte dimostrativa del suo lavoro. Poi magaro esce fuori che faceva anche mostre fotografiche ma non la cagava nessuno...


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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda kiodo » 17/08/2017, 8:26

guerié ha scritto:ei non sceglieva i suoi negativi non ne curava la stampa e non li sviluppava proprio i negativi.


Non sempre: a quanto pare esistono anche stampe, ma non si saprà quante finchè Maloof, il curatore dell'archivio, non deciderà di tirar fuori tutto. E naturalmente lo farà centellinando, così da mungere il pubblico più a lungo.
Comunque, ecco 500 stampe dalla collezione Maier:
http://www.chicagotribune.com/entertain ... story.html



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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda Elmar Lang » 18/08/2017, 14:40

Beh, immagino sia un diritto, quello di Mr. Maloof, trarre un guadagno dal materiale che ha acquistato (e che, non lo avesse fatto, probabilmente sarebbe finito in discarica).
Poi, dopo che Maloof ha iniziato a promuovere l'opera della sfortunata fotografa, ecco che improvvisamente sono apparsi vari eredi della Maier che, dopo averla lasciata sola e malata nella sua vecchiaia, ora rivendicano diritti sull'opera della "cara zia".


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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda amonxxx » 19/08/2017, 16:20

A prima lettura potrei anche condividere, ma poi pensò: Perché l'autrice di questo articolo ha la pretesa di capire tutte le foto? Potrei chiederle di risposta: "perché scrivere sul blog se non si ha nulla da dire?".
Per qualcuno una fotografia può rappresentare tantissimo. Vuoi che sia il significato che gli attribuisce, o vuoi che sia il risultato (seppur iniziale o rozzo) di una serie di studi su come si scatta, sviluppa e stampa...non ci vedo nulla di male a condividere. Poi se io non ne capisco il senso passo avanti o torno a vedere le foto delle gambe al mare. Sbagliato magari è pretendere...ma quello è valido sempre.



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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda Dart » 19/08/2017, 21:26

Siccome mi sono incuriosito, sono andato a leggermi il blog della signora, che non conoscevo affatto.
Quello che mi suona strano è che in un post sembra essere preoccupata dalle figure del fotoamatore e del dilettante, come se questi potessero saltare fuori una volta ogni tanto con delle foto valide, arrivare su un qualche mercato e....e quindi? E se succede?

Un esempio che mi è più familiare: se sono un musicista di professione che motivo ho di scrivere su un blog lamentandomi del basso livello qualitativo della musica alla radio e del fatto che il primo scemo che non sa leggere una partitura potrebbe fare i soldi con la hit dell'estate?
Semmai sarebbe più opportuno impiegare quel tempo per fare un blog divulgativo ( dove si insegna alla gente a leggere la musica e dove si fa educazione all'ascolto ) proprio come qui è stato fatto con la fotografia. No?



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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda Elmar Lang » 19/08/2017, 22:10

Faccio un salto indietro ed ho riletto il testo di Terzani.

Senza voler essere accusato di delitto di lesa Terzanità, devo dire che ho letto alcune incongruenze.
Ad esempio, quando ricorda l'acquisto della sua prima fotocamera, una Rolleiflex e la definisce rumorosa e non adatta al lavoro di reporter...
E dove racconta della sua esperienza in Cina e c'è quel paragone con la scoperta d'una mummia egizia, con quei magici istanti nei quali la vedi e poi si dissolve in un pulviscolo dorato... Che panzana! Non ha mai visto, né letto neppure un testo elementare di archeologia... O magari, si è rifatto agli scritti assai romanzati di Schliemann o alla "Città Morta" di d'Annunzio...

I suoi libri ed articoli, quelli più vecchi erano belli, poi, divenuto una sorta di santone a 360 gradi, mi piacque meno...


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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda fotocelluloide » 20/08/2017, 9:23

Nel caso della Minari penso siano scelte, lei punta ai fotoamatori, quindi snobbarli per darsi un po' di tono a mio parere ci può stare.
Forse vivere solo di reportage è dura


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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda Max Albo » 20/08/2017, 11:22

All'inizio seguivo il blog della Munari, soprattutto mediante facebook, poi mi sono venute a noia queste sue ricorrenti tirate che all'inizio credevo fossero uno sprone a migliorarsi (spingendo all'autocritica), poi col tempo mi sono sembrate sempre più spesso una sorta di lagnanza che mal si addice ad un'autrice con la voglia di divulgare mediante blog (blog in cui spesso si parla di regola dei terzi, oppure si danno i classici punti per creare un progetto fotografico, roba molto alla Michael Freeman insomma)



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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda Elmar Lang » 20/08/2017, 13:36

Il problema è quando i titolari di un blog si fanno prendere -a livelli diversi- dal delirio di onnipotenza e assumono il ruolo di indiscutibili guru.
A quel punto, perdono un po' il senso della realtà...


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Re: Perché scattate se non avete niente da dire?

Messaggioda NNNN_AAAA » 28/08/2017, 11:04

ammazzafotoni ha scritto:
NNNN_AAAA ha scritto:Appunto, Vivian Maier - una che di cose da dire ne aveva eccome - ha sempre lavorato nell'ombra ed è stata scoperta solo dopo la sua morte. Una carriera che sinceramente invidio e sono serio.
Mi chiedo se oggi una storia del genere sarebbe ancora possibile.


Basta chiudere un hard disk pieno zeppo di foto (o un archivio di negativi) in una cassetta di sicurezza e rivelarne il codice di apertura nel proprio testamento.


Non è andata proprio così...senza contare il supporto che cambia in maniera drastica il tutto.





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