Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

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Valerio Ricciardi
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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da Valerio Ricciardi »

vale_g ha scritto:
25/05/2025, 20:44
il difetto di reciprocità colpisce maggiormente le zone in ombra perché vedendo meno fotoni diminuiscono maggiormente la sensibilità (...) La conseguenza è un innalzamento del contrasto (...)
Chiarissimo e perfettamente logico. Aggiungerei però che il controllo di questo aumento del contrasto penso si possa decidere di attuarlo più o meno in modo non meccanico, in funzione dell'effetto che vogliamo ottenere.

In un esterno notte di che ne so, una grande piazza con pochi punti fiochi luce locali (i.e. lampioncini), al disotto di un certo livello di illuminazione anche l'occhio perde linearità di risposta: certe zone di ciò che vediamo stimolano la retina in campo fotopico, con una grande velocità di adattamento; altre possono interessare già la visione scotopica, in cui la massima sensibilità emerge con un tempo molto lungo (anche 30', come ben sanno gli astrofili che attendono lunghissimi tempi di adattamento prima di cercare di vedere all'oculare le tenui braccia a spirale di M101 o di M64). Il che vuol dire che di primo impatto sono più cupe e misteriosamente buie di quanto non siano all'occhio adattato.
In definitiva anche l'occhio finisce per percepire un contrasto maggiorato rispetto a quello che legge algidamente l'esposimetro.

Tra l'altro con un bilanciamento cromatico differente: entrando in zona scotopica, cresce la sensibilità per le frequenze alte/lunghezze d'onda basse, e tutto ciò che vediamo viene percepito globalmente "più freddo": la notte è... blu, motivo per cui vediamo la luce lunare più neutra tendente al freddo di quanto non sia (ben lo sanno i cineasti che quando applicano l' "effetto notte" virano il bilanciamento coi filtri verso il blu).
Curva di sensibilità semplificata bastoncelli sx e coni dx.JPG
Quindi a seconda dei casi - presumo - potrebbe essere meglio correggere quanto possibile l'aumento del contrasto per ottenere una immagine finale con rapporti di illuminazione "corretti", ed ombre più leggibili che si può senza tappare le alte luci (alla fine stiamo sovraesponendo e sottosviluppando, il modo migliore per ottenere la più estesa scala tonale riproducibile), in altri lasciare scientemente che le zone più in ombra si perdano in un buio completo valorizzando questo "difetto del difetto" a fini espressivi.


"Nel visco, in cui s'avvenne / quell'augellin talora, / lascia le penne ancora, / ma torna in libertà:
poi le perdute penne / in pochi dì rinnova, / cauto divien per prova / né più tradir si fa"
. Pietro Metastasio (da La Libertà)

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zone-seven
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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da zone-seven »

Chet Baker ha scritto:
25/05/2025, 19:26


Ho trovato questo, fonte Kodak B&W darkroom dataguide

20250525_191635[1].jpg

e la spiegazione del perché va variato lo sviluppo https://www.nadir.it/tecnica/RECIPROCIT ... citaBN.htm.
infatti :
zone-seven ha scritto:
25/05/2025, 15:10
il difetto di reciprocità (è stato già detto tutto il necessario) è comunque molto articolato
al punto che è più pratico ed efficace rifarci ai dati dei bugiardini ufficiali .
due o tre prove tra scatto e sviluppo e stampa andrebbero fatte.
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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da tykos »

per chi si chiedesse come è finita: l'autore non ha fornito spiegazioni, ma ha fatto un video in cui spiega come la tecnica uccide l'arte, basta con i manualetti, solo chi non ha niente da dire si sofferma sui particolari come una corretta esposizione, guardate qui che la mia foto è venuta benissimo lo stesso.
Niente di nuovo.

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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da bolchi »

tykos ha scritto:
26/05/2025, 14:43
ha fatto un video in cui spiega come la tecnica uccide l'arte
lol che bestialità

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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da tykos »

(spiegazione del probabile disguido sul "la foto è perfetta" che è la giustificazione che sta usando: se il tempo corretto fosse stato 1/30 invece che 1/15, reciprocity timer mi dice 72secondi contro i 66s che ha usato lui, cioè poca roba. Se poi fosse stato 1/60 diventava 33secondi. Non credo dica come ha esposto, forse con l'integrato hasselblad, uno stop in più o in meno con bosco e cielo azzurro è un attimo e, come sappiamo noi scarsi, il più delle volte non è così terribilmente grave e per questo accendiamo un cero al sig. Ilford-Kodak ogni sera)
Ultima modifica di tykos il 26/05/2025, 15:03, modificato 1 volta in totale.

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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da tykos »

bolchi ha scritto:
26/05/2025, 14:53
tykos ha scritto:
26/05/2025, 14:43
ha fatto un video in cui spiega come la tecnica uccide l'arte
lol che bestialità
[siamo ot probabilmente] è una cosa molto frequente qui da noi, non so altrove. Interviste a gente famosissima che "ma no, io scatto col cuore, non so nemmeno cosa sono i numerini che vedo qua sopra, tutto viene naturale perché sono concentrato con l'ARTE", riviste che gli vanno dietro, amatori che ci credono e non che pensano che, forse ma forse, con la produzione media di un professionista anche un comodino prima o poi svilupperebbe la sensibilità per fare le cose in automatico senza pensarci.

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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da bolchi »

ma basta avere un minimo di cognizione dell arte in generale (non solo fotografica) per capire che una cosa del genere è una bestialità. Palladio può disegnare le ville più belle del mondo, ma deve avere una conoscenza tecnica perché stiano dritte e non caschino :D
per non parlare di altri campi dell arte come la musica...

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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da tykos »

bolchi ha scritto:
26/05/2025, 15:10
ma basta avere un minimo di cognizione dell arte in generale (non solo fotografica) per capire che una cosa del genere è una bestialità. Palladio può disegnare le ville più belle del mondo, ma deve avere una conoscenza tecnica perché stiano dritte e non caschino :D
per non parlare di altri campi dell arte come la musica...
eppure si legge sempre la stessa cosa.

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Valerio Ricciardi
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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da Valerio Ricciardi »

tykos ha scritto:
26/05/2025, 15:02
Interviste a gente famosissima che "ma no, io scatto col cuore, non so nemmeno cosa sono i numerini che vedo qua sopra, tutto viene naturale perché sono concentrato con l'ARTE"
...e questo come modello è uno dei filoni possibili da copiare, che tende a favorire l'ambizione di un amatore in fondo più che altro pigro, che NON ha voglia di studiare un minimo del minimo (mica tanto, eh? Le basi) e pensa di essere istintivo e creativo solo perché ostenta un rapporto con l'immagine che prescinda quanto possibile da: tempi, diaframma e messa a fuoco. La spontaneità come testicolo sostitutivo. Paperoga.

Altra filiera genera una tecnica sopraffina ottenuta con veramente tanto impegno, magari a consuntivo artigianato di alto livello, che però non migliora più di tanto la qualità finale percepita... perché non affina abbastanza contenuti ed estetica. Modifica il Refinal come letto su un articolo pubblicato in Liechtenstein nel 1968 da un ungherese (pazientemente tradotto dalla lingua ugro-finnica), ordina il Trisolfato di Tantalio (levogiro) da una semisconosciuta azienda neozelandese che lo produce con tecniche di nicchia per interagire col Pirocatecolo in modo che sviluppando a 22,4° (+/- 0,1) il piede della curva abbia un leggero flesso DISTINGUIBILISSIMO con UN SOLO fine settimana passato al densitometro; e sulla base del suggerimento da un intervista ad un fotografo indù effettua l'agitazione rigorosamente in senso nord-sud per riallineare i chakra...
... poi se ha una fidanza che non è proprio proprio sudcoreana e ha un naso diciamo "normale" la fotografa di 3/4 da 65 cm col 50 così je fa venì er nasone che pare Pippo Franco e lei ci resta male... pensa d'essere Pico De Paperis, ma non fa una foto degna di memoria nemmeno costretto. Ma il gamma... ah, il gamma... stavolta la stampo 13x18 con baritata e Normaton, mica il Bellini D-Warm, troppo, la voglio un pelo più calda ma poco, eh? Pochissimo, più calda. Quasi quasi la pre-velo...

(mentre altri fotoamatori più gioiosamente girano con la fidanza in bicicletta a Monteriggioni dopo aver pappato delle sublimi pappardelle al cinghiale, e ogni tanto tirano fuori un'OM1 col 24 e senza troppe menate fanno uno scatto bellissimo di uno scorcio inedito, perché hanno occhio, gusto, un taglio sicuro e espongono bene)

Il terzo filone è "la qualità costa... prodigi della Scienza e della Tecnica", aka "se faccio la spesa la faccio bene", capace di dar via una F2 immacolata con un signor Nikkor AI-S 180/2,8 e rimetterci un rene per passare a Leicaflex e Apo-Telyt... poi magari carica in macchina la Kodak Academy 200 comprata online scaduta da POCO in India, la sviluppa in Ilfosol alla buona e fa fare poi la scansione e stampa inkjet al laboratorio che gliela mette di meno nel raggio di 200 km... però vede a colpo d'occhio lo "stacco" evidente nelle prestazioni del Telyt, questa sì che è roba seria...
Ultima modifica di Valerio Ricciardi il 26/05/2025, 20:00, modificato 4 volte in totale.
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Re: Difetto di reciprocità, un parere su un'affermazione

Messaggio da zone-seven »

tykos ha scritto:
26/05/2025, 15:02
[siamo ot probabilmente] è una cosa molto frequente qui da noi, non so altrove. Interviste a gente famosissima che "ma no, io scatto col cuore, non so nemmeno cosa sono i numerini che vedo qua sopra, tutto viene naturale perché sono concentrato con l'ARTE", riviste che gli vanno dietro, amatori che ci credono e non che pensano che, forse ma forse, con la produzione media di un professionista anche un comodino prima o poi svilupperebbe la sensibilità per fare le cose in automatico senza pensarci.
tykos ha scritto:
26/05/2025, 15:15
eppure si legge sempre la stessa cosa.
Perchè in alcuni casi è vero o parzialmente vero, perchè una volta che la tecnica è acquisita ed affinata, poi si può scattare col cuore.
Insomma, cioè, una volta capita la dinamica del difetto di reciprocità non che uno sta più li a menarsi i maroni.
Un'analogia buona è come insegnavano a sciare ( non so se insegnano ancora allo stesso modo) ma poi non è che pensi più a come fare lo slalom, lo fai e basta.

Su questo, ilford ha fatto una cosa simpatica inserendo un fattore di conversione per il difetto di reciprocità, che, nel mio caso funziona molto bene.
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