chromemax ha scritto: ↑19/04/2023, 3:16
Ferrania recentemente ha presentato una nuova pellicola, la Ferrania ORTO 50 che, come dice il nome è una pellicola ortocromatica, cioé sensibile solo allo spettro luminoso dal giallo-verde al violetto, da 50 iso.
Nonostante
il sito ufficiale raccomandi che
I nostri film sono creati per essere apprezzati, non analizzati, la pellicola in questione è stata sottoposta alla classica prova sensitometrica alla quale di solito sottopongo tutti i prodotti fotosensibili con cui in un modo o nell'altro mi ritrovo a che fare.
A suo tempo la prova della P30, mio malgrado, creò un po' di scompiglio, per cui per questa pellicola cercherò di adottare un approccio più pragmatico e meno "accademico". Non di meno i numeri sono numeri, su questo non ci scappa, anche se poi all'atto pratico 2+2 potrebbe anche fare 5... (e con questo spero di mettere al riparo me e l'admin da qualsiasi "ritorsione" forense ahahaha)
Giusto per mettere le mani avanti, cominciamo dalla fine: la Ferrania Orto 50 è una pellicola che mi piace, una bella ortocromatica "verace", più schietta della Ilford Ortho, con quelle "caratteristiche" di contrasto a cui Ferrania ci ha già abituati con la sua P30.
E la parola magica è proprio questa, contrasto: a Cairo Montenotte sono dei patiti del contrasto, sempre alto, quasi esasperato per cui noi, poveri stampatori ottici, per i quali un negativo non è degno di essere preso in considerazione se non dentro il portanegativi dell'ingranditore, ci troviamo sempre a tribolare per cercare di tirare fuori ogni stilla di grigio dai negativi liguri che tanto brillanti paiono alla vista quanto ostici alla stampa.
C'è poco da girarci intorno, per abbassare il contrasto bisogna diminuire il tempo di sviluppo ma nel caso delle pellicole Ferrania, la P30 prima ma anche la nuova Orto 50, più che diminuire bisogna proprio troncare, e questo comporta che per aver negativi ben stampabili di soggetti un po' contrastati bisogna esporre con abbondanza.
Come mio solito la pellicola è stata testata usando la procedura del BTZS. Il Beyond The Zone System è una variante del Sistema Zonale che prevede l'analisi sensitometrica del materiale per poi ricavarne i dati di esposizione e sviluppo in funzione del contrasto della scena fotografata. Per me questo sistema si è rivelato molto preciso e veloce nel test dei materiali, per cui lo ho adottato come standard quando mi trovo di fronte ad una nuova pellicola.
Immaginando con che cosa avevo a che fare, ho messo le mani avanti e ho impostato il sistema per stampare su carta di gradazione morbida (ISO_R di 120) invece che con la classica gradazione 2 (ISO-R 100). In questo modo i dati di esposizione e sviluppo restituiti dal BTZS per un soggetto con contrasto N avrebbero restituito già un negativo più contrastato del normale, in modo di ottenere una stampa con pienezza di toni su carta di gradazione morbida. I negativi ottenuti con questo sistema hanno riportato al densitometro una gamma di densità, che in un contesto ottimale avrebbe dovuto essere pari al valore di ISO-R della carta, di 116; considerando che il target era 120 e che il tempo di sviluppo è stato mediato anche con le altre situazioni di scatto, ritengo che la precisione del sistema BTZS si è rivelata ottimale.
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La curva caratteristica della pellicola ha un inviluppo simile a quella della P30, un piede molto lungo che permette di avere risultati ancora buoni anche quando l'esposizione è inferiore a quella ottimale; rimane comunque che la sensibilità dichiarata è troppo ottimistica e, nel caso ci si trovi a fotografare soggetti contrastati, ad esporre e sviluppare secondo le raccomandazioni della casa si avranno immagini forse d'impatto ma non certo ben bilanciate dal punto di vista tonale.
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In condizioni di luce morbida o con soggetti a dinamica relativamente bassa, come ad esempio nel ritratto in luce diffusa, si ottengono buoni risultati con un indice di esposizione di 25 iso; i più temerari possono arrivare anche al valore nominale (50 iso) ma le parti in ombra cominceranno a chiudersi inesorabilmente.
Un po' meglio se si scansiona; grazie alla risposta lineare degli scanner sulle ombre, queste avranno nel file un maggior dettaglio che permette di poter osare un po' di più in fase di ripresa. Con gli scanner però il punto debole potrebbero essere le luci, dato che la Ferrania Orto 50 è in grado di raggiungere densità massime molto elevate (>3.0) in caso dui sviluppo prolungato, densità tali che gli scanner hanno difficoltà a bucare.
A sostegno della tesi che la Orto 50 non è effettivamente una 50 iso nativa c'è anche la dimensione della grana. Questa pellicola ha una grana praticamente invisibile, su stampe 24x30 (ca. 8x) ho avuto serie difficoltà a mettere a fuoco col focometro tanto la grana era invisibile, e dire che uso uno Scoponet, uno dei focometri col più alto potere di ingrandimento.
Dal punto di vista della risposta cromatica, la ortocromaticità della pellicola Ferrania è leggermente più pronunciata rispetto a quella della Ilford Ortho Plus e la cosa potrebbere rivelarsi utile ad esempio nella fotografia di paesaggio o anche nel ritratto maschile.
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Ho testato la pellicola con tre rivelatori, il classico Kodak D-76 nella diluizione 1+1, l'Ars-Imago FE diluito 1+3 e, sempre dell'Ars-Imago, l'FD alla diluizione di 1+49. Ho scelto di usare rivelatori diluiti per evitare di dover gestire tempi di sviluppo troppo brevi e per avere un po' di effetto compensatore e recuperare un po' di margine nella gestione del contrasto. Dei tre rivelatori usati i risultati migliori li ho ottenuti dall'FD, al secondo posto l'inossdibile e sempre affidabile D-76, mentre con l'FE, un simil-Xtol a base di dimezone e acido ascorbico, le alteluci schizzano in alto quando le ombre sono ancora troppo indietro, penalizzando eccessivamente la sensibilità effettiva della pellicola.
Voglio essere positivo e visto l'approssimarsi della bella stagione e di lunghe giornate assolate la nuova Ferrania Orto 50 potrebbe essere la pellicola da provare nella prossima uscita fotografica; se usata nel modo giusto, e tenendone in considerazione i limiti, potrebbe rivelarsi una insapetta sorpresa da tenere in considerazione per gli scatti estivi.
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