Ricerca spasmodica del nero in stampa

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Alessandro_Roma
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Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda Alessandro_Roma » 07/03/2018, 23:41

Ciao a tutti, come da oggetto vorrei capire qualcosa di più sulla ricerca che ho definito come spasmodica del nero in stampa.
Parto da un esempio, la foto allegata che, purtroppo, non può che essere una scansione di una stampa su Ilford Multigrade IV RC
milano.jpg


non è una foto che ho stampato io, ma un lab di Roma con camera oscura, stampano a mano e sono loro cliente da 4 anni. Presa questa stampa ero soddisfatto, poi però, dopo averla passata a scanner, ho per curiosità giocato un po' con i livelli e ho aumentato i neri. E' successo ovviamente che da una parte l'immagine ha acquistato un po' di profondità, cosa che a prima vista non guasta, però poi sono accadute anche altre cosette, che mi danno da pensare.
La più rilevante è che la luce che era rappresentata nella foto, non era più come quella incontrata a Milano. In una giornata di timido sole infatti le ombre erano tutto tranne che marcate e sotto le tavole di legno, non c'era ma neanche per sbaglio il nero chiuso, così come nella foto con i neri "pompati". In generale poi, se proprio posso ficcare il naso un po' dappertutto, questo nero così forte, a meno di non guardare sotto le macchine, non mi sembra poi di trovarlo così tanto in giro...

Mi sono allora chiesto quale sia il senso di cercare il nero in stampa a tutti i costi (o nei b/n digitali in egual misura), da una parte, come detto, sicuramente l'immagine è più profonda, ma dall'altra non diventa rappresentativa della scena che, a meno di casi particolari, il nero nero nero non ce l'ha...
Va anche detto però che accettando di scattare in bianco e nero, sto implicitamente accettando di rappresentare il mondo in un modo completamente arbitrario, anzi, forse non c'è post produzione più pesante del bianco e nero, visto che noi vediamo a colori...

Insomma, chiudere i neri per dare "retta" alla profondità dell'immagine, col rischio di fare delle chiazze nere che poi sarebbero niente più che tratti a pennarello sulla stampa, oppure essere veritieri rappresentatori della scena che c'era? Qual è la strada da seguire, ammesso che ci siano i discriminanti per indicarne una piuttosto che l'altra?



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Re: Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda chromemax » 07/03/2018, 23:58

Come direbbe Quelo:"tu come la vedi?"

Ansel-Adams-with-straight-and-fine-print-of-Moonrise.jpg



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Re: Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda Silverprint » 08/03/2018, 0:27

Che poi ad essere pignoli il nero, nero, o il bianco, bianco si staccano dall'immagine e diventano grafismo. Difficile integrarli bene davvero se si vuole dare profondità all'immagine, proprio perché spesso è proprio ad essa che vanno contro.
Spesso di nero, nero o bianco bianco ce ne vanno porzioni assai ridotte, giusto quel filo che serve a dare la giusta sensazione di dinamica.

A difesa di chi cerca il nero, nero, credo bisogna dire che spesso chi inizia fa qualche errore ed il nero non gli esce... per cui poi avercelo diventa un traguardo.


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Re: Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda ammazzafotoni » 08/03/2018, 5:52

Come saggiamente detto, in una stampa tipica si cercano gli estremi, il nero nero e la mera carta, in porzioni ridotte per riportare tutta la gamma dinamica. Però in si vuole che quel po' di nero sia nero, in questo senso, di ottenimento di un alto D-MAX direi che sta la "spasmodicità".
L'utilizzo di carta baritata e successivi viraggi aiutano decisamente nell'ottenere quelle belle zone nero pece che danno profondità.
Altra storia è la, secondo me, da ignorante, un po' abusata, tendenza a produrre le immagini monocromatiche, che siano anche conversioni in bianconero di foto digitali, in maniera spesso teatralmente drammatica, lame di luce in un mare di nero, e tutti a sbrodolarcisi per tutto quel nero... Può essere benissimo una precisa scelta stilistica, se presa con criterio, facente parte della svariate libertà espressive sella fotografia, a meno che non sia una semplice deficienza tecnica derivante da abbondante sottoesposizione; la differenza sta nel poter, volendo, stampare due versioni della stessa foto, come summenzionato (in cui, incidentalmente, è però il cielo, sicuramente non sottoesposto, a cambiar tono), o solo quella tanto tanto nera...



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Re: Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda Alessandro_Roma » 08/03/2018, 22:39

chromemax ha scritto:Come direbbe Quelo:"tu come la vedi?"

Ansel-Adams-with-straight-and-fine-print-of-Moonrise.jpg


eh come la vedo... col naso storto che più storto non si può di Adams. Comunque esempio molto calzante



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Re: Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda Alessandro_Roma » 08/03/2018, 22:41

Silverprint ha scritto:Che poi ad essere pignoli il nero, nero, o il bianco, bianco si staccano dall'immagine e diventano grafismo.

e questo è un rischio che voglio evitare, soprattutto perché come dicevi tu, rischi di staccarti completamente dalla foto

Il giusto equilibrio ok, ma almeno da quello che puoi vedere dalla foto allegata, che è piuttosto simile alla stampa, troppo debole come neri?



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Re: Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda Alessandro_Roma » 08/03/2018, 22:45

ammazzafotoni ha scritto:L'utilizzo di carta baritata e successivi viraggi aiutano decisamente nell'ottenere quelle belle zone nero pece che danno profondità.

ma a dire il vero la baritata, la FB di Ilford quanto meno, mi apre molto più i neri di quanto non faccia la politenata... :-?

ammazzafotoni ha scritto:Altra storia è la, secondo me, da ignorante, un po' abusata, tendenza a produrre le immagini monocromatiche, che siano anche conversioni in bianconero di foto digitali, in maniera spesso teatralmente drammatica, lame di luce in un mare di nero, e tutti a sbrodolarcisi per tutto quel nero...

su questo mi trovi d'accordo, infatti si è un po' snaturata forse l'idea di come deve essere la resa finale di una foto.

Una cosa è certa, è difficile ottenere esattamente quello che vuoi tramite qualcun altro e non perché questi non sia bravo, ma perché, semplicemente non è te stesso
Insomma, questo stampatore è tecnicamente un drago, fantastico, però poi il gusto dello stile, in alcuni casi può non coincidere col mio...
Mi sa che come fatto per lo sviluppo, potrebbe essere giunta l'ora di avvicinarsi anche alla stampa, vedo infatti molte "occasioni perse", molte stampe che lascio così come sono, invece che magari farle rifare perché avrei voluto altro... :-? :-? :-?



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Re: Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda chromemax » 08/03/2018, 23:16

E' per questo che dici che lo stampatore lavora in simbiosi col fotografo in una ricerca di intenti, certo che poi questo ha un costo economico che non sempre la scatto giustifica :)



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Re: Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda lucaguerri » 10/03/2018, 12:48

Filtro 5 e passa la paura! :-)



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Re: Ricerca spasmodica del nero in stampa

Messaggioda Alessandro_Roma » 18/03/2018, 20:40

chromemax ha scritto:E' per questo che dici che lo stampatore lavora in simbiosi col fotografo in una ricerca di intenti, certo che poi questo ha un costo economico che non sempre la scatto giustifica :)
Beh ho nel frattempo fatto delle prove e mi ricollego ad un concetto che forse è, purtroppo, diventato una vecchia concezione delle immagini. Ho chiesto infatti al mio stampatore di chiudere un gradiente in più rispetto al provino a contatto, molto equilibrato ed ho ottenuto quindi più neri. Eh, non mi piace, nel senso che PER QUELLO SPECIFICO RULLO, una HP5 in giornata di timido sole invernale a Milano, ho ottenuto un risultato troppo duro, quasi stile Berlino Est anni 70

Il fatto è che siamo abituati agli schermi, ad alti contrasti che però non sono propri di una stampa. Ho infatti apprezzato molto quanto il mio stampatore mi diceva da tempo: rendere giustizia alla luce
Non a caso mi ha sempre chiesto info sul rullino, se non chiaro dal provino a contatto, proprio per rappresentare la scena in modo "verosimile" (e notate le virgolette)
Insomma, uso hp5, sviluppo in Microphen... Avere una stampa chiusa è quasi un controsenso
Mano a mano che passo a scanner le stampe comunque ve le faccio vedere, almeno si capisce un po'meglio quelli che vi sto raccontando

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