"Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
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Re: "Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
Certo Gibo, il fotografo sceglie (o meglio, dovrebbe scegliere) i mezzi che usa in funzione di un certo risultato. Ovviamente scegliere un obbiettivo che lasci un suo segno evidente è una scelta che va nella direzione di una minore trasparenza.
Andando indietro nel tempo la valutazione è più difficile, poiché oggi percepiamo tutti i mezzi di allora come tutti piuttosto opachi. In questi casi ci viene in aiuto il confronto tra opere e tecniche dello stesso periodo. Se, per esempio, paragoni un Fenton a un Le Gray è abbastanza evidente quanto il primo tendesse, di solito, verso la trasparenza ed il secondo verso una maggiore opacità, etc.
Non tutti i fotografi accettano o subiscono passivamente i limiti o le connotazioni imposte dai mezzi tecnici a loro disposizione. Per ottenere o avvicinarsi a certi risultati la tecnica si è evoluta e piegata a specifiche esigenze. Pensa solo alla complicazione concettuale del Sistema Zonale, per es. Altri, ma è una posizione ideologica di derivazione surrealista, fanno della supina accettazione della tecnica un vessillo (W. Klein, per es,). Certe posizioni però io le vedo come puramente retoriche e destinate ad altri fini, principalmente al conferire un certo potere alle rappresentazioni, anche perché non esiste una Verità tecnica della fotografia (che che ne dica HCB), ma solo una combinazione di procedimenti atta a produrre certi risultati.
Andando indietro nel tempo la valutazione è più difficile, poiché oggi percepiamo tutti i mezzi di allora come tutti piuttosto opachi. In questi casi ci viene in aiuto il confronto tra opere e tecniche dello stesso periodo. Se, per esempio, paragoni un Fenton a un Le Gray è abbastanza evidente quanto il primo tendesse, di solito, verso la trasparenza ed il secondo verso una maggiore opacità, etc.
Non tutti i fotografi accettano o subiscono passivamente i limiti o le connotazioni imposte dai mezzi tecnici a loro disposizione. Per ottenere o avvicinarsi a certi risultati la tecnica si è evoluta e piegata a specifiche esigenze. Pensa solo alla complicazione concettuale del Sistema Zonale, per es. Altri, ma è una posizione ideologica di derivazione surrealista, fanno della supina accettazione della tecnica un vessillo (W. Klein, per es,). Certe posizioni però io le vedo come puramente retoriche e destinate ad altri fini, principalmente al conferire un certo potere alle rappresentazioni, anche perché non esiste una Verità tecnica della fotografia (che che ne dica HCB), ma solo una combinazione di procedimenti atta a produrre certi risultati.
Re: "Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
chiarissimo, grazie mille, ora vado a cercare i due autori che hai citato che non li conosco per niente 
Re: "Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
vabè, mi rimetto a studiare
Re: R: "Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
Letto ora, attentamente. Diciamo che il metodo proposto, pur parlando di proporzionalità tra oggettività ed interpretazione artistica, mi pare agisca proprio come il rasoio di Occam, un sistema che viene usato per semplificare le scelte, ma che non accresce l'effettiva conoscenza del reale. In effetti la proposta è un metodo di valutazione delle immagini, che chiaramente sottintende tutta una serie conoscenze storiche e di approccio che ciascun autore mette nel concepire, produrre e proporre il proprio lavoro. Più la trasparenza è alta e più si lascia in apparenza spazio all'interpretazione del fruitore dell'opera. Ma è ovvio che la scelta della porzione di reale da rappresentare sia già un'opacità in sé stessa, per quanto trasparente possa essere l'immagine proposta. Ad esempio sono in una casa crollata per metà per un evento sismico, mi addentro nella casa fino a raggiungere una zona in apparenza perfettamente normale, ignorando le crepe enormi della prima parte della casa. Eseguo uno scatto perfetto, esco, torno a casa e stampo la mia foto trasparente... Non connoto in alcun modo emozionalmente la foto e la mostro. Se dico dove ho ripreso la foto chi la vede ne è influenzato, altrimenti rimane una foto anonima e forse anche immotivata.
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Re: "Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
Non so Paolo, io il concetto di trasparenza-opacità lo ho usato per riflettere su alcune modalità di fruizione e produzione delle immagini. Non l'ho usato per valutare direttamente il rapporto tra il reale e le sue rappresentazioni, ma l'atteggiamento che ha il produttore delle rappresentazioni verso il reale per come esso si manifesta attraverso l'estetica delle sue rappresentazioni e non in relazione ad un reale ignoto all'osservatore delle rappresentazioni.
Insomma dal mio punto di vista, l'esempio che fai, non c'entra nulla, io valuto l'immagine e basta e quella è la stessa sia se la casa è in piedi, sia che sia mezza crollata.
O, detta in altri termini, poiché all'osservatore della rappresentazione è ignoto l'oggetto rappresentato (non ne ha conoscenza diretta) esso è irrilevante. Quello che può fare l'osservatore è analizzare il carattere della rappresentazione al fine di farsi un'idea dell'atteggiamento del produttore della rappresentazione verso gli oggetti che rappresenta. Insomma è una analisi della comunicazione visiva, non del reale.
Insomma dal mio punto di vista, l'esempio che fai, non c'entra nulla, io valuto l'immagine e basta e quella è la stessa sia se la casa è in piedi, sia che sia mezza crollata.
O, detta in altri termini, poiché all'osservatore della rappresentazione è ignoto l'oggetto rappresentato (non ne ha conoscenza diretta) esso è irrilevante. Quello che può fare l'osservatore è analizzare il carattere della rappresentazione al fine di farsi un'idea dell'atteggiamento del produttore della rappresentazione verso gli oggetti che rappresenta. Insomma è una analisi della comunicazione visiva, non del reale.
Re: "Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
OK, ho compreso ora molto meglio il tuo punto di vista...! In questo caso allora il discorso che facevi nell'articolo mi pare sia efficace per sondare le intenzioni dell'autore e cercare di inferire quale connotazione voglia dare alla sua opera...
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Re: "Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
Ed io finalmente lo leggo!!!!
Re: "Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
in tanto grazie della traduzione... non sono mai sicuro di afferrare i concetti figuriamoci se scritti in straniero...
trattandosi di un metodo esplicitamente soggettivo per giudicare un lavoro quello che proponi come strumento può essere paragonato ad una bussola, indica non la direzione o le posizioni delle nostre mete ma i punti cardinali in generale. Le latitudini verso il polo trasparente si calcolano partendo dal contesto storico conseguentemente alle tecnologie del periodo, e dalle intenzioni del fotografo quindi dai sui gusti. Fin qui lo trovo un aiuto non indifferente per riferirsi al tipo di immagini che si vogliono analizzare. la cosa che non mi convince è che l'opacità minima è sempre una questione di gusti visto che è soggettiva e non misurabile, quindi già quella sarebbe motivo di dispute infinite, quante sono le opinioni pur condividendo un unica idea di trasparenza. Insomma il tuo metodo impone delle domande, e mi piace la cosa. non mi piace se prevede un unica risposta ad una singola domanda.
ciao
trattandosi di un metodo esplicitamente soggettivo per giudicare un lavoro quello che proponi come strumento può essere paragonato ad una bussola, indica non la direzione o le posizioni delle nostre mete ma i punti cardinali in generale. Le latitudini verso il polo trasparente si calcolano partendo dal contesto storico conseguentemente alle tecnologie del periodo, e dalle intenzioni del fotografo quindi dai sui gusti. Fin qui lo trovo un aiuto non indifferente per riferirsi al tipo di immagini che si vogliono analizzare. la cosa che non mi convince è che l'opacità minima è sempre una questione di gusti visto che è soggettiva e non misurabile, quindi già quella sarebbe motivo di dispute infinite, quante sono le opinioni pur condividendo un unica idea di trasparenza. Insomma il tuo metodo impone delle domande, e mi piace la cosa. non mi piace se prevede un unica risposta ad una singola domanda.
ciao
Ultima modifica di guerié il 23/06/2014, 16:30, modificato 1 volta in totale.
marco guerriero
Re: "Simple Tools" - Un mio articolo per YET magazine.
Molto bello. Mi pare che in italiano alcune sfumature concettuali siano state rese molto bene, mi piace molto. Hai fatto benissimo a tradurlo...!