e siccome ai dogmi per sentito dire mi garbava anteporre prove di prima mano mi sono procurato un ingranditore a luce diffusa da affiancare a quello a condensatori e ho fatto la prova più banale del mondo:
stesso negativo (un 24x36 con alte luci e ombre ma senza contrasti secchi), stessa carta 18x24 politenata, stesse dimensioni in stampa.
senza filtri (il B&W) e con filtri azzerati (il Color).
per pigrizia non ho usato lo stesso obiettivo su entrambi, ma erano cmq due Rodagon.
cosa ho capito in questi tre quarti d`ora:
- che non è così scontato che la luce condensata dia stampe più contrastate, ai miei occhi per lo meno, e se una stampa soltanto non è significativa per trarre conclusioni mi vien da pensare almeno che certo "carattere" dipenda anche dal negativo usato, e che in certi casi la differenza sia minima o nulla;
- in stretta correlazione col primo punto, ho capito che un filo di esposizione diversa fa MOLTA più differenza nel risultato finale di quella che passa fra i due tipi di illuminazione, e scoprire l`acqua calda è comunque... una scoperta;
- ho constatato come davvero la diffusa sappia mangiarsi la polvere come uno swiffer;
- ho avuto la conferma, casomai ce ne fosse stato bisogno, che usare l`esposimetrino ilford è il modo migliore per buttare un foglio;
- mi è parso infine di constatare, per quello che lo consentivano le dimensioni di negativo/stampa/superficiematt, che la luce condensata mantenga un certo microcontrasto in più, ma potrebbe ricondursi alla differente esposizione.
ecco... questo mi è venuto da raccontarvi