Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Discussioni su pellicole, carta e chimica per la fotografia in bianco e nero

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Re: Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Messaggioda chromemax » 19/08/2010, 12:29

Caro Paolo, all'inizio degli anni '90 un mio caro amico, bravo sciatore, era convinto che se si fosse allenato tanto e con la stessa metodologia, sarebbe diventato anche lui un campione come Tomba, anche perché già aveva sci e scarponi come i suoi.
Idem, ad un "master" di perfezionamento di tennis, dopo una partita in cui il maestro aveva dato un 6-2 6-4 al già ottimo giocatore che faceva da allievo, alla richiesta di questo su che marca e modello di racchetta usasse, il maestro ha risposto testualmente «...Mah, questa è la racchetta che uso per le lezioni, ha anche una corda rotta...» e indicando dal gomito al polso aggiunge «la qualità della racchetta va da qui a qui».
Perdonarmi, non posso e non voglio darti "lezioni di vita" ma mi sono trovato anch'io nella tua stessa situazione, anzi ancora ho difficoltà a superare quasta fase, ma quanto scritto sopra me lo ripeto spesso per ricordare a me stesso che non siamo tutti uguali e che il talento non si compra da fotoimpex.
C'è stato in passato un periodo in cui ero convinto che tutto dovesse essere stampato su gradazione 2, in cui ogni fase della "procedura" doveva seguire "il protocollo", in un'ottusa e stupida interpetazione del Sistema Zonale come sistema sensitometrico piuttosto che come strumento fotografico. Poi alcune buone letture, la fine di un prolungato periodo adolescenziale e un minimo ragionamento mi hanno fatto riconsiderare la cosa.
In realtà quello che cercavo era una scorciatoia, una formuletta magica, una bella lista di cose da fare che se avessi scrupolosamente seguito mi avrebbe portato alla "Adams' style quality"; ma non è così che funziona.
In fotografia soltanto il numero di variabili in ballo fa girare la testa, figurarsi riuscire a tenerle a bada, oltrettutto in un contesto (la mia camera oscura) che per quanto mi sforzi di tenere controllato, è ben lontano dai parametri di un laboratorio del centro ricerche di Rochester. Precisione degli otturatori, scale diaframmi, esposimetro, lunghezza focale, flare, centraggio delle lenti e tolleranze meccaniche, precisione nel posizionamento degli schermi di messa a fuoco ed eventuali specchi, mosso e micro-mosso; tolleranze dei termometri e delle formulazioni chimiche dei bagni, sia acquistati che fatti in casa, l'acqua, la stessa temperatura di asciugatura della pellicola; differenze tra le stese dell'emulsione sia della carta che della pellicola, centraggio e allineamento dell'ingranditore, variazioni in tensione e fase della corrente... sono quelle che mi sono venute in mente adesso, senza contare le fluttuazioni nel tempo di gran parte di queste variabili. E questo, secondo la mia modestissima opinione, basta e avanza per rendere anche i dati "oggettivi" delle semplici indicazioni di massima.
Poi leggo in un intervista ad uno studente di Ansel Adams che il "Portfolio Five" è stato in gran parte stampato su Agfa Portriga gradazione 6 (!!!), che l'esposizione di "Moonrise Hernandez New Mexico" è completamente cannata, che Brett Weston manco usava l'eposimetro e che io ero proprio uno scemo a cercare di calcolare un fattore di correzione per il flare del mio Spotmeter.
Il mio problema non è il flare dello spotmeter ma è... dal gomito al polso!!!!
Ma questo non toglie che io mi diverta come un matto quando fotografo, nonostante le alzatacce prima dell'alba e le zanzare che mi martoriano le gambe mentre controllo l'inquadratura, e quando entro in camera oscura e comincio a cantare a squarciagola sopra il cd preferito del momento e a "sculettare" tra le bacinelle, sinceramente non me ne frega niente se la stampa è stata 30" di troppo nello sviluppo...in fondo poi non è venuta così male, e io mi sento...leggero.

Scusate l'OT
Diego



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Re: Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Messaggioda paolob74 » 19/08/2010, 13:51

Ciao Diego,

Non mi sono spiegato, ovviamente non tutti possono diventare bravi come Adams semplicemente utilizzando il suo metodo, non era assolutamente nelle mie pretese e nelle mie possibilità....

Credo che la ricerca della perfezione sia una prerogativa dell'essere umano, ovviamente in questi anni ho fatto e stampato foto che possono essere considerate "belle", ne ho addirittura vendute a conoscenti e parenti e ora danno bella mostra nei loro salotti (Niente che possa sembrare lontanamente una foto del signor Adams sopra menzionato) ma non posso ancora ritenermi soddisfatto dei risultati.

Ho letto in questi anni tanta manualistica di fotografia, arte, ecc.... molti parlano di questo problema a raggiungere i risultati desiderati, il problema risiede nel fatto che l'arte parte da un idea che non ha sostanza quindi tende alla perfezione, quando diventa materiale ovviamente è lontana dal risultato sperato quindi crea scontento.

Voi credete che se Adams era contento delle sue stampe sarebbe arrivato a fare le foto che tutti conosciamo?

Lui per primo dice di aver inventato un metodo che tutti possono utilizzare per buoni risultati...

Per il resto posso dire di aver investito moltissimo in questa arte a cui dedico quasi il 100 % del mio tempo libero e ne sono entusiasta...

Tutti noi conosciamo le bellezze di una giornata in CO, la mia voleva essere solo una discussione sulla tecnica:

Se Adams dice che una Tmax con D76 sono ottime perchè Weston dice che fà schifo? Il risultato dovrebbe essere uguale sotto ogni esame.

Mi sparo troppe pippe mentali?

Nino per esempio ha scritto un ottima guida sull'uso del FX1, se faccio tutto quello che ha scritto che foto escono? Poco definite per alcuni, troppo per altri? Bho?

Vediamo cosa ne pensa Nino...

Ciao

Paolo



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Re: Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Messaggioda chromemax » 19/08/2010, 18:14

No, scusami tu, ma se dici che vuoi vendere la camera oscura uno si preoccupa :D :D :D

il problema risiede nel fatto che l'arte parte da un idea che non ha sostanza quindi tende alla perfezione, quando diventa materiale ovviamente è lontana dal risultato sperato quindi crea scontento.

I vari Sistemi Zonali sono nati appunto per comprimere la visualizzazione nel confine assai limitato del mezzo espressivo/tecnologico attraverso la pre-visualizzazione. L'orpello sensitometrico del SZ serve ad avere ben chiari i limiti espressivi del sistema fotografico e a addestrare la visualizzazione mentale del fotografo (ideale) a vedere secondo le curve di risposta del materiale sensibili cioé la pre-visualizzazione.

Se Adams dice che una Tmax con D76 sono ottime perchè Weston dice che fà schifo? Il risultato dovrebbe essere uguale sotto ogni esame.

Perché uno fa paesaggio e l'altro ritratto :D o perché uno è pagato dalla Kodak e l'altro no :o (sto scherzando nè!!)
Se il risultato è un'immagine, non è detto che il risultato debba essere uguale sotto ogni esame; magari le curve caratteristiche sono simili, ma uno stampa a luce fredda e l'altro a condensatori, uno usa lo split-grade, l'altro i filtri della Ilford, usano entrambi la stessa carta ma uno l'ha presa un'anno dopo ed è più fresca e da una stesa diversa, uno ha preparato il d-72 con il carbonato di sodio vecchio che per metà si è trasformato in bicarbonato, l'altro ha usato il dektol, uno usa la luce di sicurezza giallo-verde, l'altro quella rossa. O più semplicemente ad uno piace un certo tipo di resa all'altro no. Spesso anche il dato oggettivo nasconde una serie di variabili soggettive.


Nino per esempio ha scritto un ottima guida sull'uso del FX1, se faccio tutto quello che ha scritto che foto escono? Poco definite per alcuni, troppo per altri? Bho?

Buona parte dei processi chimico-fisici che avvengono durante lo sviluppo ci sono ancora sconosciuti, l'FX-1 è una formula del 1961, se non sbaglio, e nelle pellicole di oggi nessuno sa quale sia veramente la parte sensibile delle emulsioni fotografiche, se gli alogenuri d'argento o le sostanze sensibilizzanti. Data questa premessa, aggiungo anche che 0,00017 g di ioduro di potassio (tanti ce ne sono nei circa 300ml di FX-1 di solito versati nella tank per sviluppare una pellicola 135) mi lasciano molto scettico della loro effettiva azione, in un contesto assai poco controllabile come una co amatoriale, nonostante lo stesso Crawley, al tempo, sottolineasse l'importanza di questo ingrediente. Chiaramente questa mia è solo una speculazione se non opportunamente suffragata da dati oggettivi, ma come ho detto prima, è proprio l'ambiente della sperimentazione (aka camera oscura) a non potersi definire oggettivo. Data la sensibilità delle linee di Mackie all'agitazione forse sarebbe il caso di puntare l'attenzione, in misura molto più stringente, sulla modalità di sviluppo, parametro solitamente assai poco "oggettivo".
Ma data la minuscola scala presa in considerazione, allora anche la forma della tank e della spirale e a questo punto anche la rotazione terrestre intorno al proprio asse (esagero apposta) hanno un effetto che può divenire quantificabile sui risultati ottenuti?
Che fare?
Io caricherei una pellicola in macchina, pianterei il cavalletto in giardino, costringendo la moglie, il muro, l'albero, il cielo, la mira ottica, la scala di grigi e il cartoncino kodak a fare da modelli, preparerei meglio che posso l'FX-1, stamperei e vedrei com'è: a questo punto l'unico parametro diverrebbe mi piace/non mi piace... il tempo di sviluppo sarebbe ovviamente 12' :D



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Re: Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Messaggioda paolob74 » 19/08/2010, 19:09

Ho capito ma allora cosa discutiamo sui forum dei risultati ottenuti?

A ognuno viene fuori una cosa diversa!

Fotografiamo poi buttiamo un pò di brodo di pollo nella tank e vediamo cosa esce... :lol: :lol: :lol:

A proposito, ho trovato un sito dove di discute di uno sviluppo al caffè, sembra essere ottimo!

Ricerca in google (sviluppo cafenol)

Ciao



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Re: Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Messaggioda chromemax » 19/08/2010, 20:01

Fotografiamo poi buttiamo un pò di brodo di pollo nella tank e vediamo cosa esce...

Voila' Monsieur, soupe au poule à l'Ilford :lol: :lol: :lol:

No, discutere sui forum serve eccome, ma le informazioni che vi si trovano vanno prese per quello che sono, delle indicazioni di massima che possono essere molto utili come punto di partenza. E' un po' come la programmazione, uso dei pezzi di codice rilasciati da qualcun altro, ma li adatto a quello che devo fare io; sempre meglio che partire da zero.

Ho letto del cafenol, ma non l'ho mai usato; non tutti i caffé solubili funzionano. Me ne ero interessato come possibile soluzione per introdurre la fotografia analogica in ambito scolastico, dove l'idea di usare qualsiasi prodotto chimico fa rizzare i capelli in testa agli insegnanti, ma sto' ancora cercando un fissaggio "bio" :D



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Re: Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Messaggioda ninelvia » 20/08/2010, 9:34

paolob74 ha scritto:
Non capisco come sia possibile che un artista utilizza Tmax + d76 e afferma che i risultati sono spettacolari. (definizione, estensione, gradazione)

Su un libro invece leggo che Tmax + d76 non vanno mai bene insieme, si comprimono i toni e tutto si impasta!

Paolo


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Re: Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Messaggioda ninelvia » 20/08/2010, 9:52

chromemax ha scritto: Spesso anche il dato oggettivo nasconde una serie di variabili soggettive.



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Re: Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Messaggioda chromemax » 20/08/2010, 17:28

Ciao Nino
evidentemente non sono riuscito a esprimere bene il mio pensiero, visto che sia tu che Paolo siete arrivati alla stessa conclusione. Non è e non era mia intenzione arrivare a dire che è perfettamente inutile postare articoli e richiedere informazioni e dare informazioni visto che tutto è soggettivo, tant'è che frequento forum e newsgroup alla ricerca di informazioni e ogni tanto, nei miei limiti, ne do qualcuna anche io.

Il senso dei miei post era quello di evitare di cadere nella subdola trappola mentale della emulazione tecnica, nella convinzione che "se faccio come il tal grande fotografo che mi piace tanto" riesco a raggiungere gli stessi risultati.
Parlo per esperienza personale, è una grande perdita di tempo e sicura fonte di frustrazioni.
La mia affermazione che anche i dati oggettivi, se visti su scala di precisione sufficientemente piccola risultano viziati da un grado di inattendibilità serviva a sottolineare questo aspetto e non a banalizzare la discussione; mi scuso profondamente e sinceramente dell'equivoco.

Credi davvero che gli sia molto utile la tua affermazione riguardo alla presenza o meno di Joduro di potassio? Sicuramente si se avessi riportato delle prove in merito..... altrimenti è aria fritta.


L'ho detto io per primo che quanto dicevo era... aria fritta. Beh sono stato un po' più indulgente con me stesso usando un'espressione più gentile, ma penso di aver espresso comunque il senso.
Ma quel decimo di milligrammo di ioduro di potassio ha portato buona parte delle pubblicazioni fotografiche e dei fotografi degli anni settanta e ottanta ad aggiungere un pizzico di "polvere magica" ad ogni formula di sviluppo nella certezza di aumentare la nitidezza (lo ha detto Crawly) e questa convinzione si trascina debolmente fino ai nostri giorni.
E' molto facile cadere nella tentazione dell'emulazione pedissequa e acritica e ho cercato di farlo presente tentando, in modo misero a questo punto, di suscitare un pensiero critico (sarà lo ioduro di potassio o l'agitazione?) tale da dare un senso ed essere di sprone ad eventuali test.
Certo, una dose minuscola di una qualche sostanza può avere effetti determinanti in una reazione chimica e negli anni la discussione sullo ioduro di potassio è stata abbastanza ampia, ma da quanto ho letto io ho avuto l'impressione che ci si è subito rivolti all'elemento più esoterico, e quindi più intrigante, e forse è mancata una visione un po' più ampia. A questo intendevo quando ho scritto quella frase sullo ioduro di potassio, poi certo mi riprometto di fare delle prove il più possibile "scientifiche"; nel frattempo, lo ribadisco, è tutta aria fritta e il mio scetticismo non è niente più che una sensazione personale e nasce dal fatto che oggi sono completamente cambiati i materiali sensibili.
L'ho già detto a Paolo e lo ribadisco, lo scambio di informazioni serve eccome; è da informazioni reperite qua e là nel web che sono partito per testare la ortho25 con il tanol, (una combinazione non proprio comune), sarebbe stupido da parte mia contraddirmi in modo così plateale. Ma sulla scelta del tempo e delle diluizioni da usare c'è stato parecchio ragionamento che prescindeva o addirittura contraddiceva di proposito quel poco che ero riuscito a sapere.
Spero di essermi chiarito.

Ma quando arriva un po' di freddo, ho voglia di stampare.
Ciao
Diego



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Re: Sviluppo ad alta nitidezza Crawley FX1

Messaggioda paolob74 » 20/08/2010, 19:29

Ciao ragazzi,

Ho capito perfettamente il vostro punto di vista....

Nella CO ho due termometri dello stesso costruttore, differiscono sempre di 0,5 gradi. Un altro termometro invece dà 21 quando gli altri sono a 20...

Effettivamente le discrepanze di temperatura, tempo e peso possono far variare notevolmente un procedimento da un altro.

Non parliamo di estensione o contrazione della scala tonale... Esiste qualcuno che lo sa fare?

Magari io stampo a 20°, Diego a 22° e Nino... Neanche controlla... :D

Io volevo da voi un consiglio, come deve procedere un povero cristo che vuole fare arte eccellente?

Si trova una coppia sviluppo/pellicola e si lavora sempre con quelli? Più si conoscono e meglio si controllano

Si continua a cercare di migliorare?

Si rimane mediocre?

Ovviamente si fotografa... La cosa più importante.

Ciao



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Messaggioda ninelvia » 21/08/2010, 17:45

Ciao Diego
Grazie per il chiarimento. in effetti non ero riuscito ad estrapolare questo pensiero dal tuo scritto
Il senso dei miei post era quello di evitare di cadere nella subdola trappola mentale della emulazione tecnica, nella convinzione che "se faccio come il tal grande fotografo che mi piace tanto" riesco a raggiungere gli stessi risultati.
Parlo per esperienza personale, è una grande perdita di tempo e sicura fonte di frustrazioni.


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