Telemetro sovietiche

Discussioni sugli accessori per il formato 35mm

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Re: Telemetro sovietiche

Messaggioda graic » 06/06/2019, 20:24

Sulla 'bella lente' ho i miei dubbi, si tratta di un modesto tripletta uguale a quello della Vilia o della Chaika. Paragonabile agli analoghi occidentali Agnar Cassar Kata e sicuramente inferiore ai Pantar e Novar della Zeiss


Saluti
Gianni


La situazione è grave ma non seria.

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Re: Telemetro sovietiche

Messaggioda risa » 06/06/2019, 21:09

Ciao, Gianni, comunque è una lente che sperimenterò in futuro. Purtroppo la Junost' che osservavo è salita di prezzo. Eh, questi collezionisti! Come scrivevo, ho rinunciato. Tanto basta aspettare, sulla rete passa di tutto. A questa fotocamera tornerò sicuramente a pensare in futuro, ma in questo momento gli acquisti a tre cifre amerei destinarli al medio formato, con l'autunno si vedrà.
Un peccatuccio però l'ho proprio voluto commettere e ho acquistato una Voskod, fotocamera sulla quale ho letto tanti pareri positivi. Mi ha incuriosito tutta la sistemazione dei comandi, a cominciare dal pulsante di scatto, posto in posizione anteriore. Anche il fatto che sia stata progettata per lo scatto verticale e orizzontale indifferentemente mi incuriosisce. Insomma, tutta la progettazione mi è sembrata attenta alla concezione ergonomica di una fotocamera in funzione del puntamento e dello scatto: mi ha incuriosito. Il prezzo poi era compatibile con un acquisto on line. Per il momento non mi pento, perciò ci sarà tempo per pensare alla necessaria espiazione -il tripletto, vero?- in fondo si è trattato di un prezzo così basso...e con l'estate alle porte avrò modo di provare qualche rullino anche con la Voskod.



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Re: Telemetro sovietiche

Messaggioda graic » 06/06/2019, 21:45

Però ritornando alla Junost, se avessi la necessità di usare (non di collezionare) una macchina di quel tipo, preferirei di gran lunga una Zeiss, maggiore qualità e risparmio


Saluti
Gianni


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Re: Telemetro sovietiche

Messaggioda Elmar Lang » 06/06/2019, 22:03

Dunque, la Chajka, montava lo Industar-69 28mm./2,8 (da utilizzare poi come ottica da ingrandimento), su schema Tessar; la Vilia e la Vilia Auto, montavano il Triplet 69-3 da 40mm/4; la Vilia E, montava l'Industar 81 da 38mm./2,8 anche quest'ultimo, su schema Tessar.

La Junost, montava il Triplet T-32 45mm./3,5.

Il "Triplet" sovietico, spesso indicato come "T-" seguito dal codice numerico a seconda della focale, si basa sul classico tripletto di Cooke composto da tre elementi in tre gruppi, dal quale derivano numerose ottiche "anastigmatiche", montate su numerose fotocamere mediamente economiche pre- e postebelliche. Il Triplet sovietico, fu sviluppato in base agli schemi Zeiss, il cui più noto tripletto, era appunto il Novar Anastigmat (Novonar, da Zeiss Jena-DDR). La lista di ottiche basate su questo schema e prodotte da numerosissime aziende anche solo in Europa (Steinheil, Voigtländer, Enna, Meyer, Agfa, ecc.), è vastissima.

Il T-32 montato sulla Junost fu apprezzato quale ottica sì relativamente economica, ma di buona qualità.

La Voskhod, è un'inconsueta fotocamera, a detta di chi la usa, divertente e con buoni risultati, grazie al buon T-48 45mm./2,8.


"Evitate il tono troppo aspro e duro, usato dalla maggior parte di coloro che debbono nascondere la loro scarsa capacità".
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Re: Telemetro sovietiche

Messaggioda graic » 07/06/2019, 7:19

Approvo in pieno la correzione di @
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, infatti confondevo i nomi, la camera col tripletto a cui mi riferivo era la Smena non la Chaika.
Così come la descrizione della situazione delle ottiche per le fotocamere compatte (ma allora non si chiamavano così) in quegli anni, praticamente tutte le case avevano due serie di obiettivi, una a tre lenti, per i modelli più semplici, e una tipo Tessar per quelli più avanzati. Ovviamente non tutti i tre lenti erano uguali, come tutti i quattro lenti erano buoni come il Tessar, nè intendevo che i tre lenti siano da disprezzare, anzi vi sono alcuni esempi che tutt'oggi sono ricercati e rinomati, come il Triotar di Zeiss che equipaggiava alcune tra le prime biottiche Rollei, il caso più evidente poi è il Trioplan che in quest'era digitale è assurto agli onori del successo che lo fanno vendere a quotazioni assurde, molto superiori all'equivalente costo da nuovo, tutto per merito (o per colpa) della sovracorrezione dell'aberrazione sferica che gli conferisce il famoso soap bubble bokeh tanto apprezzato dai digitalisti.


Saluti
Gianni


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Re: Telemetro sovietiche

Messaggioda Elmar Lang » 07/06/2019, 7:47

E qui si potrebbe divagare, divertendoci un mondo, sulla mania attuale del "bokeh", cosa di cui anni fa mai sentii parlare.

Ora, basta che uno scalcagnatissimo obbiettivo abbia più di 9 lamelle di diaframma, che ci si scatena in ammirate celebrazioni del "bokeh-monster", del "king-of-bokeh" ed altre lubrìche fantasie.

Giusto, aver citato i Trioplan 100mm. di Meyer Görlitz, che nel 92-99, si trovavano a cifre variabili tra le 10 e le 20mila lire (anche meno) e qualche anno fa, hanno avuto un'esplosione di fama e gloria… ma solo nella versione "bianca", ci mancherebbe! Un buon obbiettivo, sicuro, ma davvero così da celebrare? Mai provato -giusto per restare in "zona"- il Biometar 80 o, meglio, il Pancolar 80/1,8?

Ora, comincia a serpeggiare la passione per il 105mm./4,5 "Bonotar" di Feinmess Dresden, "V" rossa (Pure questo, un tripletto su schema Cooke, pure nemmeno granché luminoso, ma onesto e dalle discrete prestazioni), al quale da parte di raffinati bokeh-masters vengono attribuite doti quasi taumaturgiche. Fu prodotto in un relativamente basso numero di esemplari con attacco Praktina, vite 42x1 e, più raramente, Exakta. Dal fondo del cassetto, sto pensando di trasferirlo in cassetta di sicurezza...

E poi, restano nel limbo dignitosissimi obbiettivi quali i "T" sovietici, che danno molto, ma attirano poco, forse per quel loro nome insignificante. I tedeschi, poco fantasiosi in generale, nel dare il nome agli obbiettivi, sfoderarono un'invidiabile creatività.


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Re: Telemetro sovietiche

Messaggioda risa » 07/06/2019, 20:14

...e pensare che ci fu chi li definì come: i muti. Eh, quando si dice: il muro dell'incomunicabilità!



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Re: Telemetro sovietiche

Messaggioda Elmar Lang » 07/06/2019, 22:23

Chi?


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Re: Telemetro sovietiche

Messaggioda risa » 08/06/2019, 0:43

Senza atteggiarmi allo psicolinguista che non sono, alludevo alla lingua russa. In russo, appunto, tedesco si dice nemets. Uso nella translitterazione "ts" e non "c", come sarebbe più opportuno, viste le convenzioni internazionali degli slavisti, solo e soltanto affinché sia favorita la comprensione per chi non conosce la lingua russa. Dunque, tedesco si traduce nemets, ma il verbo nemet' dal quale il sostantivo deriva vuol dire ammutolire, diventare muto. Nemets (tedesco), dal verbo nemet' (ammutolire, tacere), finisce per significare, come sai: "colui che tace".
Visto le trasfigurazioni avvenute in altri argomenti, mi è sembrato opportuno scherzare amaramente e sottolineo amaramente sul tema dell'incomunicabilità. Perché? Perché, come ci insegna Hannah Arendt, la banalizzazione annulla l'oggetto della banalizzazione. Speravo che -per una volta almeno!- questo processo, a mio avviso inconfutabile, potesse essere volto in bene. Ora però ho fondati motivi per credere che ciò non possa avvenire. Ai miei occhi ciò è un vero peccato: cosa ci salverà dal muro dell'incomunicabilià? Temo nulla, ormai. Spero di sbagliarmi ovviamente.





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