Degenerazione negativi?

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Degenerazione negativi?

Messaggioda Alessandro_Roma » 05/02/2018, 23:51

Ciao a tutti, alla fine mi sono lasciato tentare dal colore e ho scattato una portra160 con risultati che mi sono piaciuti tanto. Nonostante sia migliorabile la stampa, ho sottomano dei 12*18 opachi che mi piacciono tantissimo, a tal punto che ho comprato altri rulli, tra cui una Ektar ed una Pro400. Voglio fare una sorta di panoramica della possibili opzioni colorate...
Detto ciò, ho letto di un possibile problema della conservazione dei negativi colore, perché si deteriorerebbero a contatto con l'ossigeno e quindi, ristampati tra qualche anno sarebbero diversi, in particolare peggiori, avendo subito dei veri e propri cambiamenti cromatici ai pigmenti

Prima cosa vorrei sapere se è vero...
Seconda cosa, ci sono delle "best practices" da seguire per conservare i negativi colore? Sono necessari accorgimenti diversi dai bn?
Da ultimo, la follia delle 23.50, avrebbe senso metterli sottovuoto? Ho una macchina con buste e rotoli per sottovuoto domestico, aiuterebbe? Ci sarebbe il rischio di rovinare i negativi più dell'ossigeno, vista la poca "raffinatezza" del fare il vuoto, che potrebbe accartocciare tutto?

Grazie a tutti per le vostre risposte!

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Re: Degenerazione negativi?

Messaggioda flottero » 06/02/2018, 10:38

da mio padre ho trovato dei negativi AGFA risalenti agli anni 60 e sono perfetti, almeno alla scansione, sono le stampe che quelle
della seconda metà degli anni 70 sono diventate tutte rosse. Erano conservati in barattolini di plastica.



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Re: Degenerazione negativi?

Messaggioda chromemax » 06/02/2018, 12:10

Non so cosa leggi per trovare queste notizie ma sarebbe il caso che cambiassi fonte :))
Tutto il materiale colore, negativi, dia, stampe, intrinsecamente è meno conservabile del BN; questo è un dato di fatto e ci si può fare poco, punto. Ciò premesso, gran parte del materiale a colori, già delicato di suo, soffre anche del fatto che spesso è stato trattato con procedure e procedimenti che non avevano nella conservazione la loro priorità ma piuttosto la velocità e la quantità di sviluppato per ora.
Il materiale a colori soffre la luce, l'umidità, il caldo, è attaccabile da muffe e batteri, il primo strato di emulsione è quello che si deteriora prima dato che è a diretto contatto con gli elementi ossidanti, per cui l'immagine prende delle dominanti, i copulanti tendono a scolorirsi naturalmente, ecc, ecc.
Una buona conservazione del materiale a colori passa anzitutto attraverso un trattamento chimico ineccepibile, quindi una buona pratica di conservazione utilizzando portanegativi o buste in mylar o acetato (stessi materiali usati per il supporto delle pellicole) certificati, conservati in contenitori inerti (metallo), certificati anch'essi, in condizioni atmosferiche stabili e controllate. E anche così dopo una ventina d'anni il degrado è già misurabile su alcune tipologie di materiali. Insomma una spesa e un impegno che un istituziuone museale può permettersi per le opere di un artista che sono patrimonio dell'umanità... le mie modestissime dia delle vacanze, o le mie stampe RA-4 di gatti, biciclette legate al palo e fiori col bokhe a palla, devono accontentarsi dello scaffale nell'armadio in camera :)
Riguardo il sottovuoto, il fatto che nessun museo lo usi, non solo per le fot ma per qualsiasi altro manufatto deperibile, mi fa supporre che non sia la soluzione migliore.
Una volta c'era il procedimento dye-transfer che assicurava una stampa a colori non solo di qualità straordinaria ma anche di durata ultracentenaria, ma il materiale necessario per farla non è più prodotto. Altre alternative ultracentenarie sono la stampa al carbone e la gomma bicromata in quadricromia. Ho letto anche che la stampa digitale ink-jet con specifici inchiostri ha una durata nel tempo molto lunga.
Per le pellicole sia negative che positive, rimanendo nell'ambito analogico, forse la soluzione più durevole potrebbe essere quella di generare degli internegativi/interpositivi di separazione rgb in BN, sicuramente più durevoli delle pellicole cromogeniche, da cui poter ricostruire l'informazione cromatica (sia in negativo che in positivo), ma sarebbe già la seconda generazione, oltre al costo e allo sbattimento di mettere a punto un sistema tanto complesso...



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Re: Degenerazione negativi?

Messaggioda Alessandro_Roma » 06/02/2018, 22:39

purtroppo internet e, specialmente alcuni forum, sono pieni di "baggianate". Cerco di recuperare più informazioni possibili, ma poi alla fine è sempre qua che molte vengono confutate o confermate.
Dalle vostre preziose risposte ho capito che alla fine il colore ha le sue caratteristiche ed il suo "prezzo da pagare". Già conservo i negativi nel neoprene, in un armadio in legno, messi tutti dentro una busta bianca da lettere ed ordinati in un raccoglitore. Alla fine sarà il tempo a decidere se si conserveranno o no, perché ho capito che per fare una conservazione ideale dovrei spendere in materiali, soldi, spazio e tempo una cifra assurda

Grazie per i chiarimenti!!!!!



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Re: Degenerazione negativi?

Messaggioda chromemax » 07/02/2018, 13:37

La carta della busta da lettere la eviterei, esistono in commercio alternative sempre in carta certificate che non costano uno sproposito. Il neoprene è la prima volta che lo sento per la conservazione dei negativi, anche in questo caso i portanegativi printfile sono in mylar e sono certificati. Il legno può rilasciare gas sia del legno stesso sia dei collanti e/o vernici usate nella fabbricazione; so che ci si può fare poco ma ad esempio mettere i portangativi in una libreria aperta è meglio che in un anta chiusa o un cassetto, per esempio :)



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Re: Degenerazione negativi?

Messaggioda Alessandro_Roma » 08/02/2018, 7:20

Perdona, sbagliato a scrivere, il materiale è polipropilene. Sono quelli venduti da Ars-Imago
Meglio i pergamini?

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Re: Degenerazione negativi?

Messaggioda chromemax » 08/02/2018, 10:35

Meglio i portanegativi in mylar (PET) come quelli della print-file





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