Richard Learoyd

Scelte tecniche, stilistiche ed espressive dei maestri della fotografia, analisi delle loro opere e del contesto in cui operavano.

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Richard Learoyd

Messaggioda claudiamoroni » 24/07/2014, 19:45

Richard Learoyd è un fotografo Inglese che usa una fotocamera "istantanea" molto particolare: due stanze adiacenti. :D
Le stanze sono unite da un muro con un obiettivo gigante su delle rotaie con soffietto per la messa a fuoco.
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In una stanza troviamo il soggetto illuminato da luce artificiale, nell'altra, la camera oscura, dove un foglio gigante di carta positiva Ilfochrome viene attaccato al muro ed impressionato.
Una volta impressionato il foglio di carta sensibile, questo viene sviluppato in un processore e finalmente si ottiene una stampa a colori, esemplare unico poiché non si è dovuti passare da negativo.
L'utilizzo tradizionale della carta Ilfochrome sarebbe la stampa da diapositive.
A grandi linee, il principio è lo stesso della carta positiva bianco e nera Harman, ma su scala molto maggiore e a colori.
Adesso, aldilà del discorso tecnico, queste foto vanno assolutamente viste dal vivo per poterle apprezzare, ma ho scoperto questo fotografo da poco e non ho ancora avuto modo di vedere una sua stampa :((
Ho letto recensioni entusiaste di critici e appassionati che hanno visitato le sue esposizioni e sono rimasti a bocca aperta di fronte alle foto, incredibilmente nitide e dettagliate, e con una qualità e una presenza impossibile da raggiungere con il procedimento tradizionale da negativo.

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In questa bellissima presentazione per l'International Center of Photography, parla del suo lavoro e dal minuto 03:42 si vede una piccola panoramica della sua macchina fotografica/studio con le luci e il processore che usa per sviluppare le immagini. Subito dopo (04:36) fa vedere una foto fatta nella camera oscura per mostrare cosa vede quando compone l'immagine e a 04:54 si vede l'immagine finale di quella sessione.

Il suo inglese è molto chiaro, spero si capisca perchè è davvero molto interessante.

Qui potete trovare una recensione del Times della sua serie Presence.

Per chi non parla inglese, ho fatto una traduzione sommaria qui sotto:

"Nella serie di ritratti Presence dell'artista Inglese Richard Learoyd, le stampe, a grandezza reale e minutamente dettagliate, evocano una dicotomia di intimità e solitudine.

Usando lo strumento basilare della fotografia, la camera oscura, Learoyd coniuga tecniche antiche e moderne: flash da studio, obiettivi di altissimo livello e stampa Ilfochrome per creare voyeurismi inaspettati. "Immagino che alcune persone lo considerino un processo alternativo", dice Learoyd, "ma io lo considero solo un uso alternativo di materiali moderni".

Ognuno dei ritratti unici scattati da Learoyd è prodotto grazie ad un grande impegno fisico e mentale e ad una dedizione estrema. I modelli arrivano al suo studio pronti per una giornata o due di lavoro impegnativo, seduti fermi per ore di fronte a luce bollenti. "Il modo in cui fotografo e' tale che per fare una foto definitiva ci vogliano 8 ore, quindi in un certo senso l'intera giornata diventa l'esposizione," spiega Learoyd. "Non c'è quasi nessun altro che lavori in studio nel contesto in cui lo faccio io perché è molto faticoso. È difficile. È un rompicapo."

Alcune modelle hanno partecipato a queste sessioni fotografiche a mo' di maratone per più di cinque anni. "Preferisco lavorare sempre con le stesse persone," afferma Learoyd, "perchè il procedimento è cosí complesso e difficile e ci vuole molto tempo per insegnarlo." Spesso sono amici di amici con uno stile e un'immagine classica cosí da evitare il rischio che le immagini appaiano datate in futuro. Nel mondo racchiuso dello studio Learoyd per alcuni interpreta il ruolo di terapista, mentre per altri è semplicemente un eccentrico. Alla fine della giornata, il fotografo si premura di mantenere le distanze. "Non socializzo coi miei modelli" dice Learoyd. L'artista preferisce mantenere una relazione produttiva con loro, senza complicarla con le distrazioni dell'amicizia.

La collaborazione produce delle immagini dirette positive, uniche in quanto prive di negativo. La selezione viene fatta durante la sessione fotografica: "Decido se una foto è buona o no al momento e ho imparato a convivere con le mie scelte". Distrugge le foto scartate tagliandole, spruzzandole di vernice e arrotolandole mentre sono ancora bagnate. "Devi essere brutale con te stesso. È l'unico modo per prendere queste decisioni e arrivarci istantaneamente" dice Learoyd.

I ritratti di Learoyd contestano l'abilità dell'osservatore di conoscere veramente un'altra persona. "Tutti noi desideriamo un senso di vicinanza, d'intimità con gli altri che è spesso, se non sempre, inarrivabile" dice Learoyd. "Spesso penso che in fondo ci vogliamo unire agli altri, ma c'é sempre qualcosa nel mezzo che ce lo impedisce. In questo caso è la superficie della foto."


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Re: Richard Learoyd

Messaggioda zone-seven » 24/07/2014, 22:27

una sorta di camer obscura.
Bellissimo interessantissimo ... grazie per la info.


viviamo in un mondo dove il sapone per i piatti è fatto con vero succo di limone, la limonata con aromi artificiali.
Enzo

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Re: Richard Learoyd

Messaggioda claudiamoroni » 25/07/2014, 9:41

Si, usa la camera oscura, o camera obscura se vuoi omaggiare il suo Paese con un anglicismo ;)

In fondo la camera oscura altro non è che il punto di partenza di qualsiasi macchina fotografica: una "scatola" completamente a prova di luce se non per un'apertura minuscola (nel caso delle macchine pinehole) o un'apertura maggiore dotata di obiettivo che proietta un'immagine del mondo esterno su supporto sensibile.

Le prime camere oscure erano effettivamente delle stanze completamente a prova di luce se non per una minuscola apertura sul muro che funzionava come una lente, proiettando sul muro opposto un'immagine a testa in giù di ciò era al di fuori della stanza.

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Col tempo le camere oscure si sono ridotte di dimensioni e sono state rese più portatili cosicché gli artisti le potessero usare sul campo per tracciare edifici, vedute e scene di una certa complessità.

La camera oscura portatile per l'artista era equipaggiata con una lente e all'interno aveva uno specchio che non solo raddrizzava l'immagine proiettata a testa in giù dalla lente, ma permetteva di proiettare l'immagine su un vetro semitrasparente posto sopra alla camera affinchè l'artista potesse tracciarne i contorni su un foglio di carta (vedi immagine sotto)

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Re: Richard Learoyd

Messaggioda emimanc » 25/07/2014, 14:58

Belle foto e geniale ma la ilfocrome dove la rimedia? Ne ha una scorta enorme?



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Re: Richard Learoyd

Messaggioda guerié » 25/07/2014, 15:22

mi ricorda un po il fotografo del furgone del latte Ian Ruhter http://ianruhter.tumblr.com/
ma Richard Learoyd è un passo avanti... cmq se usa un obiettivo non è una camera obscura tradizionale a foro steneopeico
ps grazie per la segnalazione molto interessante!
Ultima modifica di guerié il 25/07/2014, 22:59, modificato 1 volta in totale.


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Re: Richard Learoyd

Messaggioda fabriziog » 25/07/2014, 19:09

molto interessante. Mi ha fatto venire in mente un possbile esperimento (ma forse qualche fotografo lo ha già fatto)
Il fotografo e modella/o ad inizio giornata, dopo i convenevoli di rito simettono al lavoro per al massimo un paio di ore. Dopo di che rimangono "chiusi" nella stessa stanza per tutta una giornata, tipo una cucina, dove possono interagire conoscersi e di conseguenza creare un feeling diverso da quello che si era creato ad inizio sessione. Solo fotografo e modella/o nella stanza per parecchie ore. Poi si torna al lavoro, ed il feeling tra le due persone dovrebbe essere diverso rispetto all'inizio. Chissà se questo feeling diverso esce dalla seconda serie di scatti.



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Re: Richard Learoyd

Messaggioda claudiamoroni » 25/07/2014, 23:33

emimanc ha scritto:Belle foto e geniale ma la ilfocrome dove la rimedia? Ne ha una scorta enorme?


Ci ha lavorato per anni, quindi immagino si sia premunito quando hanno smesso di produrlo e ne abbia ancora parecchi pacchi di scorta :)

Un problema simile lo stanno affrontando i creatori della camera oscura/macchina fotografica "il cubo", in grado di creare stampe di 1 metro per un 1 metro su carta Ilfochrome.

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A quanto dicono qui, hanno comprato le ultime 16 scatole di carta Ilfochrome (circa 300 metri) per questo progetto e la carta è scaduta da poco o è in procinto di scadere, quindi stanno cercando donazioni per poterla usare tutta quest'anno.

Si possono donare 10 dollari e venire aggiunti alla lista di donatori sul sito o si possono comprare stampe (inclusa quella qui sopra) delle installazioni del cubo in varie locations fantastiche per 150 dollaroni.

Credo che le immagini del cubo siano scattate con una macchina grande formato, perlomeno cosí parrebbe da questa foto dietro le quinte

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I creatori sono tre ragazzi Italiani: Andrea Pizzini, Christian Martinelli e Andrea Salvà.

Eccoli all'opera agli albori della costruzione del cubo Immagine

Qui si vede come lo trasportano smontato Immagine

Come lo montano (versione invernale ed estiva ;) ) Immagine Immagine Immagine

Questo è l'obiettivo, un Nikon 890 mm che pesa la bellezza di 8 kg e corrisponde ad un 24 mm sul piccolo formato Immagine

Finalmente un'immagine per farsi un'idea delle dimensioni delle stampe

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Ed ecco alcuni esempi di foto scattate col cubo

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guerié ha scritto:mi ricorda un po il fotografo del furgone del latte Ian Ruhter http://ianruhter.tumblr.com/
ma Richard Learoyd è un passo avanti... cmq se usa un obiettivo non è una camera obscura tradizionale a foro steneopeico


Wow, bei lavori quelli di Ian Ruhter, grazie per la segnalazione!

Certo, è un'evoluzione rispetto alla camera oscura tradizionale a foro stenopeico, ma già in passato molte camere oscure avevano un obiettivo, ovviamente senza otturatore, per mettere a fuoco l'immagine in uno spazio più ristretto.


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Re: Richard Learoyd

Messaggioda chromemax » 26/07/2014, 16:01

I miei complimenti e la mia ammirazione, soprattutto pe ri ragazzi del cubo, lavorare in ripresa con l'Ilfochrome è un incubo per la bassissima sensibilità e per la gestione delle dominanti sia intrinseche che indotte dal difetto di non reciprocità in cui ci si avvita dato che il fattore filtro della filtratura di correzione aumenta ancora il tempo di posa inducendo ulteriore dominante, ecc, ecc. e se in studio le condizioni di ripresa sono facilmente standardizzabili, in esterno con la posa che cambia di volta in volta, bisogna essere veramente bravi (e aver fatto una montagna di prove) per ottenere i risultati che hanno pubblicato.
Grazie del bel thread!



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Re: Richard Learoyd

Messaggioda Silverprint » 26/07/2014, 16:12

Bello.

Anche il mitico Paolo Gioli, uno dei grandi sperimentatori italiani, fece molte fotografie usando direttamente l'ilfochrome, alcune sono bellissime.

http://www.paologioli.it/foto34a.php?pa ... =3&id=2#a3


Andrea Calabresi, a.k.a. Silverprint
http://www.corsifotoanalogica.it/wp

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Re: Richard Learoyd

Messaggioda phabio68 » 26/07/2014, 16:28

Grazie Claudia! Segnalazione molto interessante ;)


Fabio

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