Valutare un negativo colore senza stamparlo

Discussioni su pellicole, carta e chimica per la fotografia a colori

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-Sandro-
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Re: Valutare un negativo colore senza stamparlo

Messaggio da -Sandro- »

Le sviluppatrici più piccole a due vasche richiedono due litri e mezzo di prodotto ciascuna, e la stampa di esce sporca di sbianca, da lavare, rilavare, stabilizzare, ed asciugare.
Quelle professionali a 4 vasche rendono la stampa asciutta, ma ogni vasca abbisogna di cinque litri di prodotto, e assorbono 3 kW di potenza. Non è proprio l'ideale per fare una stampa ogni tanto :)
Sono macchine che quando erano in produzione partivano dai 4 mila marchi in su.



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Arbogast
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Re: Valutare un negativo colore senza stamparlo

Messaggio da Arbogast »

Cosa c'è in commercio attualmente e a che prezzi?

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-Sandro-
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Re: Valutare un negativo colore senza stamparlo

Messaggio da -Sandro- »

A livello amatoriale direi nulla, la Jobo ha cessato le printlab dopo il 2008, la thermaphot ha smesso lo scorso anno di produrre; ed anche la durst, che produceva l'ottima printo e le obsolete RCP, sappiamo che non esiste più da un pezzo.
Esistono poi altre marche di processori meno note, e di conseguenza oggi introvabili.

Rimangono macchine usate, che raramente passano su ebay (sono pesantissime e vengono spedite malvolentieri con grandi rischi), ma data la loro notevole complessità è veramente difficile farsi un'idea della loro validità, ed è probabile che abbiano lavorato moltissimo sino al crollo della stampa analogica presso le strutture medio/piccole, per cui tali macchine erano concepite.

Uno dei problemi più grande è nella gomma dei rulli dei telai di trascinamento della carta, che dopo molti anni increspa, si gonfia e perde la durezza e la finitura superficiale originaria, il che si traduce automaticamente in difetti sulle stampe. Poi c'è da considerare che il bagno di sviluppo RA4 già dopo poche ore da fresco genera rapidamente sedimenti nerastri che si depositano ovunque e che dopo anni di mancata pulizia possono bloccare pompe, riscaldatori, valvole, termostati, tubi e rubinetti.
Nelle thermaphot un altro punto debole sono le pompe di circolazione, che sono prodotte dalla eheim (fabbrica di pompe per acquari) ma delle quali, essendo modelli vecchi, non si trovano più gli alberini in ceramica, distrutti dallo sviluppo, e le giranti il cui magnete di ferrite viene divorato dalla sbianca. Occorre adattare pompe per acquari, ma se la portata nominale non corrisponde (ed è veramente molto bassa), la pressione agli ugelli sarà diversa causando disuniformità di sviluppo.

Se non si ha una adeguata esperienza è facilissimo prendere una fregatura colossale e si rischia di mettersi in casa un ferrovecchio privo di ricambi, e quindi di futuro.

Fino a pochi anni fa era possibile trovare queste macchine dormienti presso qualche laboratorio che era passato a modelli industriali più moderni, cercando uno sbocco nella stampa digitale. Ma produrre stampe al prezzo di pochi centesimi l'una (pur di qualità miserabile) funziona solo su volumi giganteschi di stampa, non si può competere con i colossi del settore, cosa che alla fine ha cancellato queste attività.
Però anche i colossi crollano, basti pensare che lo scorso settembre è fallita la Labocolor di La Spezia, con 43 dipendenti, che faceva il bello e cattivo tempo in liguria, basso piemonte ed alta toscana.

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