Vanishing memory

Discussioni sull'etica e sulla filosofia applicata alla fotografia

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Re: Vanishing memory

Messaggioda guerié » 27/12/2013, 21:36

Silverprint ha scritto:I miei studenti conoscono uno dei miei motti preferiti: "se vale la pena ricordare una cosa è inutile fotografarla..."

È un affermazione paradossale, ma serve a far riflettere, e poi forse non è tanto paradossale...

Qui un articoletto dove si parla di fotografia e capacità mnemoniche.

:D

non posso conoscere le motivazioni che ti fanno dire ciò... ma condivido la tua conclusione.
i ricordi per me sono pure rappresentazioni, le fotografie possono essere d'aiuto al ricordo, anzi a volte sono per me il 'ricordo' , ma lo sono per una scelta, per una certa religiosità.
la fotografia io la userei come 'protesi' visiva... dove la mia vista e la mia memoria compromessa dal cannabinolo e tabagismo non può arrivare arriva la fotografia.


marco guerriero

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Re: Vanishing memory

Messaggioda ehsi1970 » 28/12/2013, 2:19

a prescindere da quell'articolo che come spesso accade in queste cose l'argomento è trattato con leggerezza dai giornali, credo piuttosto che non c'è un sola idea o filosofia in quello che facciamo, quindi che c'è chi pensa che la fotografia sia un supporto o chi crede che sia invece un ricordo netto o chi assolutamente invece la reputa una cosa terza a queste 2, le vedo come opinioni corrette e rispettabili.



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Re: Vanishing memory

Messaggioda photopithecus » 30/12/2013, 10:27

Silverprint...percaso hai visto "i sogni segreti di Walter Mitty"? :))
Chi segue anche un minimo il mondo delle immagini sa che la fotografia non è una fotocopia oggettiva della realtà, e qui (sul forum) credo che tutti più o meno siano d'accordo.
Eshi, se una persona vuole credere che sia un ricordo netto lo può credere, ogni opinione è rispettata, ma se c'è qualcuno che gli spiega che potrebbe non essere così, allora questa persona se ha un minimo di curiosità ed apertura mentale dovrebbe poter/voler rimettere in gioco le proprie convinzioni.


|DDS| ha scritto:Per come la vedo io i ricordi sono soggetti ad entropia: nascono da uno stato di ordine e vivono in uno stato di caos.
Vediamo, e fotografiamo, un'immagine apparentemente ordinata che il cervello dis-ordina in informazioni e sensazioni caotiche.
Quasi mai fotografo e macchina hanno forza e capacità di condensare quel caos nell'ordine di un'immagine bidimensionale.
Ergo la fotografia riesce (rarissimamente) quando è in grado di catalizzare nuovamente l'inversione del processo (pari o simile a quello iniziale).
Sforzarsi di immortalare un ricordo, a mio avviso, significa sforzarsi di descriverlo (in primis a se stessi) con mezzi estranei al nostro cervello, ed è sicuramente più difficile che ricordarlo e basta. Anzi, è un rischio perché potremmo impoverirlo.

(sì mo però vado da ikea a comprare le mensole, così torno nel mio brodo)



Non posso che quotarti, la fotografia l'ho sempre usata per tentare di canalizzare l'entropia che mi circondava in una senso ben definito, uno stato di ordine mentale...poi come dici è difficile mantenerla tale, la foto si "accoppia" alla memoria visuale e boom...nascono milioni di nuovi ricordi!
Dici bene "quasi mai"...ed è quel quasi che mi/ci fa andare avanti :)


vngncl61 ha scritto:Abbiamo cominciato a "perdere la memoria" nel momento stesso in cui abbiamo creato i mezzi per per perpetuarla


Direi che è proprio il nocciiiuuuoolo del sunto della questione :)





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