A piedi con la pellicola

Discussioni sull'etica e sulla filosofia applicata alla fotografia

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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda fabriziog » 11/08/2018, 16:53

Prima di svilupparli digli di fare un po' di clan clan sui social, così poi può dire di avere scoperto una nuova Vivian Maier



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Elmar Lang
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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda Elmar Lang » 11/08/2018, 20:46

Poi magari sono foto di eccidi nazisti o riprese pornografiche "casalinghe" degli anni '30.

Forse questo, lo frena...


"Evitate il tono troppo aspro e duro, usato dalla maggior parte di coloro che debbono nascondere la loro scarsa capacità".
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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda tonyrigo » 19/08/2018, 11:21

Sotto questo aspetto l'approccio tra analogico e digitale è profondamente diverso, anche perché sono passati tanti anni.

Più di 50 nel mio caso, da quando mi sono approcciato al mondo della fotografia, obtorto collo o quasi, essendo figlio d’arte.

Per questo vorrei fare dei distinguo, delle riflessioni su cosa è cambiato quantomeno al momento dello scatto con i vari marchingegni che abbiamo usato in questo mezzo secolo per fare sempre la stessa cosa: una fotografia.

Prima di tutto e per tutti i settori, la velocità: fotografare in analogico richiede per avere una buona stampa tempo. Diciamo almeno 3-4 ore in BN e molto di più a colori (ed avendo tutto già pronto e cioè una CO completamente attrezzata e funzionante, in attesa solo di sfornare della buone stampe).
Fotografare in digitale, invece, consente di avere nel giro di qualche secondo il file da inviare a chi si vuole per vederlo su di un monitor, oppure di perdere qualche decina di minuti per uno sviluppo digitale (la POST PRODUZIONE) per ottenere una buona stampa (od un file corretto da vedere a video).
La differenza, per certi ambiti lavorativi, non è di poco conto.

Ma veniamo ai settori principali:

- SPORT (e AVIFAUNA);
- STREET;
- RITRATTI;
- PAESAGGI.


SPORT.
E’ a mio parere il settore che ha subito più cambiamenti da allora (assieme all’AVIFAUNA, che ha molte cose in comune con lo SPORT).

Oltre 40 anni fa mio padre era un cineoperatore professionista e spesso riceveva incarichi misti negli eventi sportivi.
Lo sci in particolare.
Con incarico misto intendo che doveva fornire tanto le riprese cinematografiche, che le foto.

Io gli facevo da spalla e mi occupavo della fotografia, che era ed è una delle mie tante passioni.

La raffica c’era anche quella volta, ma era come la raffica di fucileria del 800’: 3 o 4 tiratori scelti muniti ciascuno di fotocamera e tele scattavano in contemporanea e di solito 1 su 4 veniva a fuoco …

Si c’erano i motori (di solito a molla) ma facevano al massimo poco più di 1 FPS (qualcuno sfiorava i 2) e negli sport veloci tra uno scatto e l’altro il soggetto andava da solo fuori fuoco …

I motori veloci, come li intendiamo oggi (da 5FPS in su) vennero solo verso la fine degli anni 80', ma in quel periodo feci una pausa esistenziale con la fotografia: stanco di girare sempre con 2-3 corpi e kg. di ottiche nella borsa, scoprii la MINOX 35 GT e per una ventina d'anni lasciai perdere la fotografia "impegnata".

La messa a fuoco, al tempo, poteva essere solo predittiva (si metteva a fuoco la porta e si scattava quando passava l’atleta), altro che gli AF continui ad inseguimento di oggi.

Più problemi con il salto sugli sci: dovevi mettere a fuoco a occhio il pino che pensavi fosse alla stessa distanza del saltatore in volo e poi comporre sul saltatore …

Una discesa uno scatto: 30 atleti 30 foto eventualmente X 2 o 3 quanti erano i “tiratori” nel caso della raffica di fucileria, insomma 100 foto scarse per manche (essendo in 3) …

Oggi quando faccio i servizi per il mio sci club, seguendo sempre 30 atleti (per avere un numero omogeneo), sono almeno 1.000 frames per manche (30-40 per atleta) con soprattutto almeno 4 porte diverse (e non una sola come un tempo), sempre tutto da solo e … solo il 3% delle foto non è a fuoco… con raffiche a 10 FPS e se necessario fattori di CROP (ingrandimento in digitale) impressionanti rispetto ad un tempo.

STREET.
Anche qui è cambiato molto a mio parere.

Ai “miei tempi” si andava prevalentemente di iperfocale, oppure di MF predittiva con diaframma abbastanza chiuso, perché non si sapeva esattamente a che distanza era il soggetto e mettere a fuoco richiedeva troppo tempo.

Oggi l’AF consente di usare diaframmi decisamente molto aperti, con conseguente possibilità di stacco dei piani.
L’iperfocale è desueta (non ci sono neppure più le scale sulle ottiche …) e ci si affida interamente all’AF spesso fulmineo.

Anche la raffica, ovviamente, ci mette del suo a migliorare la situazione.

RITRATTI.
Qui le cose sono cambiate meno.

La vera differenza la fa la solita raffica, che anche se più lenta che per lo sport male non fa mai, e l’inseguimento dell’AF sull’occhio più vicino.
Il che non è poco (EYES AF) perché se serve consente di scattare con diaframma molto, molto aperto, senza problemi di messa a fuoco.
Meglio ovviamente se si usa una ML che non ha il problema del front – back focus che tocca le SLR tanto digitali, che analogiche.


Ricordo quanti ritratti ho fatto con la HASSY (o la ROLLEI) sul cavalletto, cosa oggi quasi impensabile, come fosse sempre necessario un potente parco luci (vista la sensibilità della pellicola a grana fine dei tempo).
Tutte cose queste oramai inutili con la sensibilità ISO delle moderne digitali top di gamma.



PAESAGGI.
Qui non è cambiato quasi nulla.

Nella staticità del paesaggio, vera fotografia meditata, non si notano differenze tra i due sistemi, almeno a mio avviso.

L’unica cosa è che – tutto sommato – con le digitali il cavalletto serve meno, molto meno.

Salvo non si debbano fare esposizioni molto lunghe le moderne digitali top di gamma consentono tranquillamente rese eccezionali dei files, anche senza PP, a 400 o 800 ISO a seconda dei vari modelli.

Per cui, se serve, anche con poca luce si può spesso scattare senza cavalletto, anche se per questo tipo di foto dovrebbe essere un compagno da portare sempre con se.

Però debbo dire che tra uno scatto a mano libera con la SONY A7R mk 3 ed uno sul cavalletto con la HASSY 500 C/M, quello con la seconda, più meditato, più studiato, più sudato è un’altra cosa.

Peccato che poi, i risultati siano molto, molto simili (identici?), ma il divertimento non sempre passa per il risultato a tutti i costi …

Poi, invero, c'è la categoria più diffusa (anche se non tra noi fotoamatori):
LE FOTO RICORDO.
Ma qui, non ci sono se e ma che tengano, i telefonini oramai la fanno da padroni assoluti in barba alla storia, alle HASSY, alle LEICA, ed alle moderne digitali.
Sono loro i protagonisti del tempo fotografico di oggi.
Punta, scatta e condividi con gli amici: questa è la loro filosofia. Ed è oggettivamente una filosofia assolutamente vincente, anche se sono uno che odia fare le foto con il telefonino ...

Scusatemi per questa mia disgressione, spesso OT, ma ogni tanto è bello riflettere sulla storia della fotografia negli ultimi 50 anni.

Almeno piace ad un vecchio rinco come il sottoscritto, che queste cose le ha vissute da più di 50 anni fa fino ai ns. giorni …


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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda Elmar Lang » 20/08/2018, 17:42

Però ti prego, non dire "Hassy"!...


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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda tonyrigo » 21/08/2018, 23:53



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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda Elmar Lang » 22/08/2018, 9:10

Non è una giustificazione. Il fatto che "sia in rete", non consente, a mio parere di sminuire quel bell'apparecchio svedese con nomignoli da cicisbeo.

"Hasselblad", non è poi così lungo, né difficile da dire e da scrivere...


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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda ammazzafotoni » 22/08/2018, 13:01

Beh, Hassy è un bel nome per un cane... oppure per una chibi-mascotte alla giapponese: immagino questo personaggio simil-robottino dal corpo cubico con bambine e braccine...



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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda Elmar Lang » 22/08/2018, 13:15

Domani andrò sul lungolago di Lugano a far foto con la Widey (la Widelux F6B)


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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda Elmar Lang » 22/08/2018, 14:06

ammazzafotoni ha scritto:Beh, Hassy è un bel nome per un cane... (...)


Il fotografo che perdesse la sua preziosa 6x6 svedese, potrebbe poi narrarne l'avventuroso recupero in un film: "Torna a casa Hassy"...


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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda -MarcoN- » 22/08/2018, 22:52

Mi trovo d'accordo con @
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tonyrigo
, in generale. I cambiamenti introdotti dal sensore sono per moltissimi aspetti migliorativi - intendendo il concetto non come incremento qualitativo, ma del vantaggio nel rapporto costi/benefici. E' abbastanza ovvio, per esempio, che nel lavoro del matrimonialista è concretamente impensabile affidarsi all'analogico, forse relegato a pochissimi casi, in cui tra l'altro è il cliente a richiederlo espressamente.
In tutti quegli ambiti, molto ben individuati nel post di @
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tonyrigo
, dove la fotografia è al servizio del consumo (senza voler necessariamente connotare negativamente questo concetto), il digitale rappresenta la risposta perfetta.
In tutti gli ambiti dove il fotografo vuole conservare anche solo un minimo di quel barlume di funzione "poetica" (="creativa") che costituisce ogni forma di comunicazione, cioè trova maggiore interesse nelle implicazioni dei significati e della loro comunicazione intersoggettiva attraverso lo strumento del linguaggio visivo - che si tratti delle proprie foto-ricordo della vacanza o delle più complesse composizioni da studio - allora il digitale e le sue caratteristiche diventano semplicemente inutili, fuorvianti, noiose. Si inverte in questo caso il rapporto costi/benefici: a me, alle mie fotografie, scattare la raffica, in generale, non apporta alcun beneficio, ma al contrario una perdita: non solo di qualità "plastica" dell'immagine, ma di qualità della relazione complessa e tra il fotografo, il suo sguardo e lo sguardo di chi vede la fotografia, "svuotata" dala preponderanza dell'artificio tecnico sull'intento comunicativo. Se per i miei ritratti, per l'architettura, la cosiddetta "street", o quello che mi pare, l'innovazione deigitale rappresenta il rischio di un'involuzione, allora naturalmente il digitale smette di rappresentare per me un vero interesse.
Non c'è superiorità del digitale sull'analogico, nè viceversa, ma si tratta secondo me di due ambiti che cominciano ad emergere come fondamentalmente diversi e non complementari, così come la fotografia fin dai suoi albori non ha soppiantato l'arte figurativa.
Per me Gianni Berengo Gardin ha espresso bene il concetto (valido evidentemente per la "sua" fotografia, ma anche per la fotografia che piace a me): l'unico vero vantaggio del digitale è nella possibilità di variare la sensibilità del supporto fotosensibile. Si tratta peraltro di un inconveniente che volendo si riesce agilmente ad aggirare, utilizzando sistemi a dorsi intercambiabili...

E comunque, per cambiare discorso, io la mia Hasselblad la chiamo affettuosamente Assel. La mia Kiev 88 invece la chiamo, altrettanto affettuosamente, Sgominarda, e nessuna delle due ha mai manifestato segni di insofferenza a questi nomignoli...


M. N.



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