A piedi con la pellicola

Discussioni sull'etica e sulla filosofia applicata alla fotografia

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NikMik
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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda NikMik » 24/08/2018, 10:42

Bè, contro il fuoco e la stupidità non c'è supporto che tenga... diciamo che quella analogica è una conservazione passiva (stanno lì finché non li distruggi), quella dei files è attiva, cioè se non fai nulla si perdono.



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ammazzafotoni
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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda ammazzafotoni » 24/08/2018, 11:13

NikMik ha scritto:Bè, contro il fuoco e la stupidità non c'è supporto che tenga... diciamo che quella analogica è una conservazione passiva (stanno lì finché non li distruggi), quella dei files è attiva, cioè se non fai nulla si perdono.
Esattamente, questa è la base.



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Elmar Lang
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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda Elmar Lang » 24/08/2018, 11:44

Interessante, la "conservazione passiva" e la "conservazione attiva"...

Da scriverci un libro.

Pubblicato sia su carta che come e-book, ovviamente!


"Evitate il tono troppo aspro e duro, usato dalla maggior parte di coloro che debbono nascondere la loro scarsa capacità".
(Erwin Rommel)

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-MarcoN-
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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda -MarcoN- » 24/08/2018, 15:13

Sono d'accordo su tutti i fronti, però inviterei a non fare confusione tra piani diversi. Il post di @
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tonyrigo
poneva in risalto la scelta della fotografia digitale considerata nel suo uso professionistico, nei quali i vantaggi del sensore sulla pellicola sono ormai oggettivamente preponderanti rispetto agli svantaggi. Gli svantaggi del sensore, o meglio della fotografia digitale, sono per me gravi e imprescindibili, tanto che ormai da un po' io non scatto più foto in digitale, e pure con il telefono scatto molto poco. Ma per quanto possa soggettivamente dispiacere il digitale, per quanto la questione della conservazione sia importante, nell'ambito professionale si tratta di un rischio calcolato e che è possibile arginare, e quindi non rappresenta un valido motivo per decretare che la pellicola sia da preferire in toto al digitale. Per quanto riguarda le legittime esperienze personali, di foto dei figli e nipoti perse in un sol colpo, di file che non si riesce a recuperare, questo è an altro ambito, cioè quello del significato personale che ognuno attribuisce o crede di attribuire alle proprie fotografie, ma è un fatto privato. Se io sono pirla, e perdo tutte le foto in un colpo, la colpa è mia e non del digitale.
Uno dei difetti più insopportabili della fotografia digitale è invece secondo me che collude col falso bisogno di produrre compulsivamente, in questo caso produrre immagini fotografiche, prescindendo dal loro significato e quindi valore personale. Di un unico momento, con la digitale sono spinto a effettuare decine di scatti, per poi non dover neanche scegliere quale è il migliore, tanto li tengo tutti - senza stamparli, chè stampare 50 foto praticamente uguali del bimbo che soffia sulle candeline, una volta con la nonna dietro che ride, una volta col cugino che mette le mani nella torta, e così via, nessuno sano di mente lo fa se può pigramente tenere tutti gli scatti via. Si produce così uno svuotamento di significato delle fotografie, che è la vera causa dell'accumulo di migliaia di foto negli hard disk, parcheggiate e dimenticate proprio perchè ormai senza un valore soggettivamente significativo. E' per questo che poi si sottovaluta il rischio di archiviare bene, di fare copie, e quindi di perdere tutto: perchè ormai non contano niente. E' un aspetto che implica un fattore "culturale" di ogni fotografo o fruitore di fotografia, a qualsiasi livello.


M. N.

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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda Lollipop » 25/08/2018, 0:41

-MarcoN- ha scritto: la scelta della fotografia digitale considerata nel suo uso professionistico, nei quali i vantaggi del sensore sulla pellicola sono ormai oggettivamente preponderanti rispetto agli svantaggi.

Il termine “professionista” è una parola che da sempre evoca standard di eccellenza e di assoluto riferimento nel fotoamatore.
La realtà è molto più amara, con fotografi che vanno a fare alto nella vita perché non c’è più trippa per gatti.
Se c’è una cosa che ha prodotto il digitale è proprio la moltiplicazione di “professionisti” dal grilletto facile e armati di plugin.
Basti pensare all’ormai sputtanamento cronico del mercato matrimonialista, fatto da fotoamatori in gilet “professionale” e senza partita iva e persino da imbucati: cioè coloro che si appostano fuori dalla chiesa, scattano, tornano a casa e stampano in sublimazione e mentre gli invitati sono gonfi di pessimo alcool vendono loro le fotine (visto di persona).

Il mercato pro, tranne pochi blasonati e qualche eroe, non esiste più.

https://www.young4young.com/articles/?id=2348

La fotografia sopravviverà grazie ai fotoamatori.


Lorenzo.

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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda NikMik » 25/08/2018, 9:10

Bè, la cosa più triste a molti matrimonî è il pessimo vino... se poi ci metti il bagarinaggio fotografico siamo davvero oltre...

Per Marco: sono vere molte cose che dici, sullo svuotamento di significato delle fotpgrafie; ma proprio perché un file fino a che non si stampa NON è ancora una fotografia e non è giustamente percepito come tale e degnamente conservato (foss'anche indegnamente nella classica scatola di scarpe, che comunque a me ha fatto arrivare roba di quasi un secolo fa).
Ma sulla perdita dei files non è questione di pirlaggine. È che non si può chiedere alle famiglie di avere competenze archivistiche digitali (diversi hard disk da rinnovare periodicamente, conservati in luoghi diversi, ecc...). E anche se qualche fotografo amatoriale può avere attenzione e fare le cose con prudenza, il destino dei files è comunque segnato nel passaggio fra generazioni di persone e computer. L'unica speranza è aver fatto buone stampe, cioè aver trasformato i files in fotografie.
Al professionista non interessa la sorte futura delle fotografie che vende ai clienti; saranno fatti loro. Ma se lo fossi, userei la pellicola per i miei lavori personali.



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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda tonyrigo » 25/08/2018, 16:36

Scusate, ma queste preoccupazioni sul fatto che le foto analogiche rimangono e quelle digitali si perdono, mi fanno sorridere.

Io ho le foto più vecchie della mia famiglia (da generazioni appassionata dell'articolo) della metà del 800'.

Sono nato negli anni 60' con l'analogico e passato alla soglia del 2000 al digitale, pur non dimenticando le vecchie abitudini.

Quindi il problema della perdita (o del rischio perdita) l'ho vissuto sulla mia pelle.

Ma l'unica cosa che si rischia davvero di perdere è sempre e solo l'analogico: basta un'alluvione, un incendio, o semplicemente un furto.

Io ho circa 500.000 foto digitali (dal 1998 ad oggi), per circa 5Tb.

Stanno contemporaneamente su di un NAS, su di una unità di back up, su di un disco portatile e sul cloud.

Sono 4 copie, identiche, del mio mezzo milione di foto degli ultimi 20 anni che stanno in 4 posti diversi.

Il rischio esiste, per quanto mi riguarda, solo se esplode GAIA ...

Provate a fare lo stesso con l'analogico ...

Quanto hai formati: gioco con i computer dal lontano 1972 ed i formati di un tempo si possono leggere. Sempre.

Basta al più un programma di conversione.

Il progresso non si può fermare.

Che poi l'analogico abbia cose estremamente interessanti e stimolanti, inutile ripeterlo.
Siamo su questo FORUM per questo.

Ma non ditemi che - oggi - l'analogico ha dei vantaggi concreti sul digitale perchè, francamente, non ne vedo proprio.

Ah!
Una cosa ho dimenticato (che poi è la più strabiliante) nel mio precedente excursus tra analogico e digitale.

La sensibilità della pellicola (o del sensore)!!!

Ricordo quando in gioventù si sperimentavano gli intrugli più strani per tirare le pellicole agli incredibili 3.200 ASA con qualche coraggioso che toccava i 6.400 (con pessimi risultati).

Oggi alcune fotocamere digitali sono in grado di sfiorare i 500.000 ISO (ISO=ASA).

La mia SONY A7S.2 è in grado di fotografare come se fosse alla luce del sole soggetti che io semplicemente non vedo.
Voglio dire, vedo il buio pesto, accendo la A7S.2, apro il diaframma e mi chiedo chi ha acceso la luce ...

Non so se mi spiego ...

E' il progresso.

Rifiutarlo è sbagliato. Occorre capirlo e, perchè no, continuare ad utilizzare tecnocnologie passate, ma con uno spirito di diversità.
Non certo di superiorità.


Sa chi sa che nulla sa, ne sa più di chi ne sa, perchè sa che nulla sa.
Socrate 470 b.c – 399 b.c.

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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda ammazzafotoni » 25/08/2018, 18:47

Dire "io lo so fare", appartenere a un'élite che il progresso lo sfrutta e non lo subisce, non risolve il problema a livello sociologico, così come capirne personalmente di economia non risolve il problema dei "derivati" o saper fare a botte non risolve il problema della violenza nelle strade.
Chi sappia anche solo cosa siano i termini da te elencati cade nelle frange estreme della gaussiana degli utenti del digitale; e comunque, ad esempio, riguardo al Cloud, qualche post fa elencavo un sottoinsieme di requisiti necessari per leggere i file in esso contenuti.
Nel mezzo della campana temo ci siano quelli che hanno tutte le proprie fotografie nella memoria *interna* di un cellulare, sull'hard disk consumer del proprio PC o su qualche DVD, se va bene; se va male le loro uniche copie galleggiano nel limbo della timeline di un social network.
La memoria storica collettiva è affidata a bit che, nonostante siano passati decenni dalla loro invenzione, non molti sanno gestire lungimirantemente.



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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda ammazzafotoni » 25/08/2018, 18:47

Ops... Doppio post.
Ultima modifica di ammazzafotoni il 25/08/2018, 18:47, modificato 1 volta in totale.



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Re: A piedi con la pellicola

Messaggioda NikMik » 25/08/2018, 19:45

Il problema della trasmissione a medio o lungo termine non riguarda CHi sa fare ma i figli e i nipoti di chi sa(peva) fare... e chi non sa fare. Che sono il 95 percento.
Mi chiedo: fra ottanta anni quanti files digitali rimarranno fra quelli oggi esistenti?





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