Ho letto con molto interesse quasi tutti i post. Lasciamo stare Anselmo: usava pellicole del tempo - che se anche quando con lo stesso nome commerciale oggi sono
ALTRO; alcune delle cose che rilevava non possono essere sempre riportabili alle emulsioni attuali.
Ho ricordi non recenti. Ultimi anni '80: sul
seisei avevo la 330: minima focale il 55, non sempre sufficiente per lavoretti di rilievi architettonici (documentazione anche di stati di avanzamento di costruzioni un po' importanti, firmate, tipo villone ed edifici di qualche pretesa). Spesso in piena estate, massima attività dei grandi cantieri. Servivano veri grandangoli, quindi per forza anche il 35 mm, da spremere quanto possibile = sempre cavalletto, alzo specchio, 24, e - con anello 42/K - il Rikenon 17/4. Siccome in estate se non c'è foschia da afa ed è limpido... come luce son guai, alla fine:
Kodak Panatomic X (chissà se qualcuno se la ricorda, attorno al '90 già non si trovava quasi più) da 32 ISO nominali, che esponevo in modo non avaro, 25 se non 20 ASA - anche qualche volta 16, senza esagerare; sviluppo
D23 diluito 1+1.
EDIT: ho trovato in rete una foto che mostra l'aspetto delle ultime confezioni che usavo
Impressioni:
1) la Panatomic X, era superiore alla Pan F in tutto, grana microcontrasto risolvenza, e aveva anche una scala tonale meno compressa (non estesa come l'Agfapan 25, eh?). La differenza si vedeva, non servivano foto di muri di mattoni fatte da nerd da rivista col Summicron.
2) Il D23 partendo da una
pellicola molto brillante e nitida di suo + contrasto di luce alto era VERAMENTE molto compensatore,
nel senso buono del termine, e alla fine in condizioni difficili davvero si riusciva a stampare ombre meno tappate - stando ovviamente attenti a non "bucare" le alte luci, ma solo sulle superfici che interessavano, il resto amen.
Andava ancora in voga, nelle realizzazioni di architetti di pretese, un modo di applicare l'intonaco esterno detto
"Terranova", che veniva letteralmente spruzzato con un attrezzo strano a manovella sulla superficie da finire (
@archirock lo ricorderà); la sua tessitura superficiale molto "rough" andava per forza resa, e siccome spesso altre campiture venivano rivestite a contrasto in lastre, o bollettonato molto geometrico, di travertino anche lì non potevi rendere un bianco piatto, si doveva intuire un minimo di trama della pietra. Il Terranova veniva poi spessissimo tinteggiato o tono (sul BN) grigio perla appena accennato, molto chiaro, o grigio medio un po' tipo "cartoncino test" per staccare.
In quelle condizioni - (insisto,
pellicola brillante esposta in modo non avaro + luce cruda) il D23
salvava veramente la situazione; col D76
per quell'uso se quando stampavi portavi al giusto i toni sulle alte luci (infischiandotene del cielo che al limite caricavi un po' col PL), le ombre erano troppo aggressive, la transizione tonale più brusca oltre che con meno dettagli percepibili. Forse si pagava uno scotto in termini di nitidezza; ma alla fine quello che vedevi su un 20x30 e su un 28x40 andava
bene. Non è che in stampa potevi abbassare troppo la gradazione della carta, non potevi consegnare il
festival del grigietto solo per far vedere meglio le ombre... al massimo sviluppare in Normaton invece che Bromor,
il cliente sul BN tipicamente gradiva un contrasto di primo impatto un pò più alto di quel che piaceva al fotografo. Per "pareggiare" la resa, sul 120 (il 180 per i dettagli) la Fp4 del tempo esposta a 80-100 sviluppata in Ornano Fino ST33, un dettaglio incredibile.
Non sarei tanto severo col D23 come
@chromemax, solo che insomma,
non è uno sviluppo per uso generale, non è che direi, a naso,
"devo fare dei ritratti a una ragazza con tratti molto mediterranei e scuri e una carnagione non levigatissima, provo il D23 che compensa di più e si vedranno meno i pori della pelle", perché a quel punto ti ritrovi uno sviluppo... più
moscio che compensatore.
E' un paracadute, non un parapendio. Per uso generale, direi che il D76 va più che bene; anche il Gradual ST20 usato bene è buono, ma il concentrato anche ben chiuso se non è pieno pieno si ossida
PRESTISSIMO, tocca farsi le
sotto-boccette, è adatto a un uso assai continuo.