"Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

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zone-seven
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"Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

Messaggio da zone-seven »

42
Turbato da "una" domanda fondamentale: cos'è che rende "mia" una fotografia? Ho letto, studiato, provato, fatto test, eppure ogni combinazione – anche la più consigliata/collaudata – sembra “giusta” ma non “troppo” o pessima. È come se mancasse qualcosa, forse l’anima?
Spinto da questa ricerca, accetto di sperimentare in modo visionario e (forse) "illegale": una missione "nanotecnologica" in cui la mente (e la macchina fotografica "miniaturizzata") verrà iniettata dentro una goccia di Perceptol 1+3 per lo sviluppo di un negativo.
Per cercare di capire cosa rende una fotografia viva o, al contrario, sterile.
Come in “Viaggio allucinante”, alcuni paesaggi chimici, campi di bromuro d’argento, fiumi di metolo, caverne di sodio solfito. Ogni zona ha una qualità visiva differente. Ad esempio:
Il campo di inibizione del contrasto: una nebbia densa che ovatta ogni contorno.
La valle del reticolo cristallino: dove l’immagine prende forma tra bagliori intermittenti.
Il canyon dell’alcalinità: instabile, aggressivo, imprevedibile — ci si entra ma non si torna sempre indietro.
Si incontrano le "ombre" degli autori del passato: Weston, Adams, Newton. Ma non sono fantasmi: sono tracce codificate, risonanze chimiche lasciate nel tempo, impronte digitali del loro processo che reagiscono a modo loro durante tutto ciò.

La perfezione tecnica della TMY è innegabile. Ma proprio quella perfezione diventa un'ossessione: dove c'è tutto, non c'è più nulla. La nitidezza assoluta non lascia spazio all’errore, al gesto, al caso. Eppure, è proprio l’imperfezione che rende un’immagine umana.

Tutte le strade, prima o poi, portano lì: all’identità; è una questione importante in tutte le arti.
Non quella che si scrive sui documenti o si dice ai vernissage. Parlo di quella che esce fuori quando scatti e ti chiedi:
“È mia, questa immagine?” Ma che significa "mia" ?
Fotografo da anni. Ho letto tutto. Provato tutto.
Ho usato TMY, HP5, Delta, Rollei, Foma. Ho diluito, ristretto, agitato e sempre come da manuale, ho visto le stampe prendere forma sotto la luce rossa, eppure qualcosa, ogni volta, sfuggiva, mancava oppure era troppo.

C’era un dettaglio, invisibile ma costante: una specie di voce che mi diceva: “No, non è così.”
Spinto da questa ricerca, accetto di sperimentare in modo visionario e (forse) "illegale": una missione "nanotecnologica" in cui il corpo (e la macchina fotografica "miniaturizzata") verrà iniettato dentro una goccia di Perceptol 1+3 per lo sviluppo di un negativo; un’idea folle, buttata lì apparentemente a caso da Chromemax aka un archivio "semi-clandestino" pieno di intuizioni e conoscenza al limite della scienza e della fede
Chromemax è grana grossa, contrasto basso, curve fuori standard. È uno che funziona male nei protocolli canonici, ma grida verità.
E la sua frase EPICA:
Serve il rischio. Il momento in cui guardi una stampa e dici:
Questa roba adesso so come l’ho fatta… e sono io.”



e da Silverprint aka "l’androide immortale", ti appare dentro il Perceptol, e ti parla non per darti risposte, ma per sfidarti a fare le domande giuste.

Silverprint:
- «Hai scelto il Perceptol per la sua gentilezza e definizione. Ma sai che io sono per le ombre aperte. Il mondo ha bisogno di definizione, non solo di sfumature.»
«Ma la definizione uccide l’ambiguità.»
«Eppure senza definizione, chi sei?
»

E la sua frase EPICA:
«Io sono Silverprint. Ho previsto che saresti arrivato. Tu cerchi anima, io ti ho dato struttura. Se vuoi il caos, devi prima conoscere il mio ordine.»


La stanza era piena di "fumi" e di silenzio. Il Perceptol 1+3 ribolliva nel becher: busta A e poi busta B.
La procedura era semplice nella teoria, ma assurda nella pratica: Viaggio molecolare in una soluzione di sviluppo.
Vedere il processo da dentro (al focometro, ma solo perchè non ho un microscopio) . Osservarlo con i miei occhi. Stamparlo.
Capire cosa succede quando succede ma sopratutto perché non sempre funziona.

Diluisco 1+3 per un totale di 800/900 cc di soluzione. Fiumi di metolo scorrevano tra rocce di bromuro.
Là dove l’argento iniziava a ridursi, sembrava nascere la luce.
Era come assistere al momento esatto in cui un’intenzione diventava immagine.

Camminavo – o forse galleggiavo – sopra strutture invisibili, tessute tra i grani dell’emulsione.
Ogni tanto, sentivo delle voci.
Non parole. Ma presenze.

Li ho visti. Non davvero, ma "chimicamente".
Eri lì anche tu, Ansel. Le tue curve di esposizione erano diventate colline. I tuoi grigi, foreste. Ma c’era qualcosa che non dicevi nemmeno lì (sei sempre il solito, l'arte di complicare cose semplici)
Perfezione, sì. Ma anima?

Weston invece rideva. Mi guardava e diceva:
“Tu cerchi una firma, ma non ti serve un nome. Ti serve una segno, impronta, fregio ... una rimarginatura.”

È qui che ho capito:
La TMY in Xtol in medio formato non era sbagliata. Era troppo giusta. Una lastra chirurgica di nitidezza. Nessun graffio, nessun errore, nessuna deviazione.

Ma io?
Io sono sbavature. Sono curve non previste. Sono differenze impercettibili tra una stampa e l’altra. Sono grana non richiesta.

Il viaggio è durato 12 minuti, come il mio tempo di sviluppo.
Ma ora so perché continuo a sbattere la testa contro le stesse problematiche fotografie.
Perché cerco una formula che funzioni, quando in realtà mi serve solo una formula che mi lasci spazio.

Eccola lì, la mia TMY con la sua "vera" definizione. Non mi interessa più la nitidezza assoluta.
Voglio che l'immagine abbia margini di assestamento, perché lì, in quella crepa, posso riconoscermi.

“La fotografia è esposizione, sviluppo e stampa.
Ma l’identità... quella si trova solo viaggiando.”



Scusate, ma con certi autori e libri di fantascienza (quella seria) ci sono cresciuto.


-La mia migliore fotografia ... la farò domani [16/7/2025]

-“It’s always 12 minutes." [05/5/2025]

-viviamo in un mondo dove il sapone per i piatti è fatto con vero succo di limone, la limonata con aromi artificiali.

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chromemax
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Re: "Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

Messaggio da chromemax »

La notte che bruciammo il perceptol

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Pierpaolo B
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Re: "Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

Messaggio da Pierpaolo B »

zone-seven ha scritto:
18/07/2025, 13:00
-La mia migliore fotografia ... la farò domani
%%-
Mi chiamo Pierpaolo.
Uso fotocamere a molla con sensore intercambiabile di dimensioni minime 6x6 cm.

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Re: "Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

Messaggio da Dart »

chromemax ha scritto:La notte che bruciammo il perceptol
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Re: "Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

Messaggio da Dart »

Io, Perceptol


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Re: "Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

Messaggio da Andrea67c »

Facciamone un libro! Diventiamo ricchi!

Ciao!
A.

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Re: "Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

Messaggio da zone-seven »

Andrea67c ha scritto:Facciamone un libro! Diventiamo ricchi!

Ciao!
A.
Po esse ma secondo me manco quelli di lomography se lo comprano … o forse si
Pierpaolo B ha scritto:
zone-seven ha scritto:
18/07/2025, 13:00
-La mia migliore fotografia ... la farò domani
%%-
Non è una frase mia … oggi è andata male … speriamo domani
chromemax ha scritto:La notte che bruciammo il perceptol
… ed useremo lo xtol 1+7
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Re: "Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

Messaggio da Devis91 »

Scrivi molto bene, complimenti!
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zone-seven
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Re: "Viaggio nel Perceptol – alla ricerca dell'identità fotografica"

Messaggio da zone-seven »

Devis91 ha scritto:
24/07/2025, 11:18
Scrivi molto bene, complimenti!
Grazie ...
Diciamo che alcune cose le trvo azzeccate :D
Spero di di arrivare a fotografare/stampare altrettanto bene

in ogni caso ... fantasia a parte è stato un bel viaggio nel buio rosso della camera oscura, dal negativo alla stampa.
Il perceptol 1+3 non è la soluzione a tutti i mali ... ma in alcuni casi può tornare utile, provalo.
-La mia migliore fotografia ... la farò domani [16/7/2025]

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